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Sulla presente raccolta

Questo scritto raccoglie diversi testi relativi alla compagnia teatrale Grass Stage (Caotaiban) di Shanghai, animata da Zhao Chuan. Oltre ai rapporti di prolungata amicizia con Zhao Chuan e con i membri della compagnia (soprattutto Chris Connery), oltre ad aver avuto la possibilità di seguirli in diversi momenti del loro percorso (dalla presentazione dello spettacolo Piccola società a Canton, Chongqing e Shanghai fino a  Unsettling Stones della fine del 2013 a Shanghai passando per le diverse performance individuali) lo stimolo a comporre questa raccolta è venuto dalla traduzione in lingua italiana del testo di Unsettling Stones, che Zhao Chuan ha portato nell’Aprile del 2013 al Forte Prenestino di Roma.

unsettling stones

Parziale, la presente raccolta tenta di farsi traccia della pratica di Grass Stage. Se da una parte Zhao Chuan cerca continuamente di interpretare e definire il percorso della compagnia con una produzione teorica profonda e originale, dall’altra non si può non sottolineare quanto il parlare di come fare teatro sia limitativo, quanto insomma sia necessario che la dicotomia teoria/prassi venga immessa in una più ampia cornice, quella che il compianto Stuart Hall aveva così ri-posizionato: The gap between theory and practice is only overcome in developing a practice in its own right. It is a practice to bring together theory and practice (Stuart Hall, The emergence of Cultural Studies and the Crisis of the Humanities, October n. 53, 1990) È in questo ri-posizionamento che va considerata Grass Stage e, in piccolo, questa raccolta. L’unicità di Grass Stage, nella Cina contemporanea, sta nel porsi fuori dallo Stato e dal Mercato, porsi fuori, in altre parole, dalla cultura dominante. Posizione scomoda perchè si è esposti sempre al rischio della marginalità estrema, sottoposti sempre al rischio di non avere una voce propria. Tramite il percorso di continua ricerca che viene illustrato nei testi qui raccolti, Grass Stage è riuscita a costruire un proprio spazio sociale e culturale, e questo in una città come Shanghai, tanto ricca e globale quanto povera e avara di spazi comuni. A titolo di esempio, seguire Grass Stage attraverso gli spazi fisici urbani che pratica può dare l’idea della difficoltà in cui l’agire critico si imbatte nella Cina di oggi quando sceglie di stare fuori dalle mura dell’elite intellettuale delle accademie e lontana dalle fantasmagorie del mercato. Sia per le prove, sia per le rappresentazioni, sia per il dibattito Grass Stage non ha un luogo fisico fisso proprio (si passa da gallerie d’arte a librerie ai vicoli della città), eppure, ed è quel che conta, Grass Stage è riuscita a trasformare spazi astratti in territori vivi. (altro…)

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