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Pubblicato in forma ridotta su Alias 21/1/2012

Avviato nel 2007, il Chongqing Independent Film&Festival (CIFVF) ha chiuso, dal 20 al 26 Novembre, i due mesi che in Cina vedono susseguirsi il Beijing Independent Film Festival (BIFF arrivato alla sesta edizione) e il China Independent Film Festival di Nanchino (CIFF all’ottava). Il cinema indipendente in Cina e’ una realta’ sempre piu’ viva, le tematiche che ne emergono sono tanto piu’ centrali e vitali quanto piu’ marginali e marginalizzati i registi e i luoghi di proiezione e dibattito. Marginalizzazione data dalle politiche dello Stato e dalle regole del Mercato, due attori percepiti come sempre piu’ falsi in uno scenario che diviene sempre piu’ complesso da interpretare e, orribile dictu, da trasformare. Il cinema indipendente costruisce i linguaggi migliori per addentrarsi in questa complessita’. Il dibattito critico sul cinema indipendente si e’ concentrato sulla questione dello sguardo e la posizione dell’autore, sulla subalternita’ di chi e’ guardato e sulla cultura urbana da cui provengono i registi, mettendo in questione la presunta oggettivita’ della maggior parte dei documentari; recentemente il taglio soggettivo e’ emerso piu’ marcatamente, in particolare tramite la memoria.

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Apre oggi il Festival di cinema indipendente a Chongqing, quinta edizione.

Qui sotto un articolo relativo alla quarta edizione, pubblicato in forma ridotta su Lo Straniero n. 133, Luglio 2011.

Dal 2007 l’inaugurazione del Chongqing Independent Film&Video Festival e’ presso un cinema che solitamente proietta pellicole commerciali, pellicole cioe’ che hanno passato la trafila della censura. Come ci spiega Chris Berry “ I film indipendenti sono quelli che non seguono la procedura dell’ufficio della censura. Non sono dunque approvati per uso commerciale, per essere proiettati nelle sale. Il loro status legale e’ poco chiaro, una zona grigia dove alcuni possono dire che si tratta di film illegali, altri invece (gli indipendenti stessi) che, non essendo pensati per essere distribuiti nelle sale, sono legali.” E’ un gioco strano, quasi un cortocircuito quello che si inscena nella piu’ vasta area metropolitana dell’Asia, andiamo ad infilarci in uno dei margini della societa’ proprio dentro una delle scene piu’ sovraesposte in Cina. Corriamo lungo il filo del legale/illegale, continuum che definisce le pratiche dello StatoMercato, e che a Chongqing si dispiega con enorme potenza mediatica. E’ qui infatti che il piu’ grande colossal della lotta al crimine della Repubblica Pop ha girato il primo ciak nel 2009, quando l’eroe Bo Xilai, il buono, ha dichiarato guerra alla ramificata organizzazione criminale che governava l’area metropolitana, i cattivi.
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