“Nuovi Operai, che fare?”

Cover Story del Nafeng Chuang (South Reviews, quindicinale) N.473

 a cura di Li Beifang

原文

Introduzione

 

Sul Times di tre anni fa in copertina come personaggio dell’anno c’erano quattro operaie cinesi. In questo modo pero’, la complessita’ del fenomeno operaio non viene compresa.

Il passaggio dai nongmingong ai “nuovi operai” e’ gia’ avvenuto, l’uso di tale categoria serve a comprendere in modo piu’ approfondito le trasformazioni avvenute nel mondo del lavoro. Anche se “nuovi operai” non e’ termine standard, e’ ormai entrato nell’ uso.

I nati dopo l ‘80 e il ‘90 non sono affatto nongmingong ma operai, l’industrializzazione e l’urbanizzazione non hanno ancora risposte per tale cambiamento, vale a dire risposte sul salario e sul trattamento.

Perche’ dunque « nuovi operai » ? Perche’ restano in citta’, perche’ hanno una propria dignita’ di lavoratori e non di impiegati temporanei, perche’ la societa’ non puo’ piu’ far finta di ignorare questo enorme gruppo di lavoratori. Diversi dai loro padri, con un grado di istruzione piu’ elevato, con proprie idee su cio’ che li circonda ; se iniziano a parlare, bisogna starli ad ascoltare.

I nuovi operai sono uno dei temi che le nuove politiche dovranno affrontare.

Una parte delle seguenti traduzioni sono uscite su iMec , giornale metalmeccanico (FIOM), anno II N.2 con l’articolo introduttivo La Classe Operaia Globale di A. Pascucci

Le immagini presenti sono di Disorientamenti

Chi sono i nuovi operai

di Li Beifang

原文

La Costituzione da’ alla classe operaia un ruolo di preminenza. Eppure sono proprio gli operai ad aver pagato il prezzo piu’ alto delle Riforme e Aperture, ad aver subito le maggiori perdite (economiche), vuoi come migranti contadini, vuoi come vecchi lavoratori delle fabbriche di Stato.

La Rivoluzione si baso’ sull’accerchiamento della citta’ da parte delle campagne, ma, sebbene i contadini ne fossero la forza principale, tuttavia la modernizzazione creo’ la classe operaia. Huang Jisu dice che « anche se la vittoria della rivoluzione non si appoggio’ sugli operai, il risultato della vittoria della rivoluzione cinese poggia in realta’ sulla classe operaia ». Il dizionario Xinhua spiega « operaio » in termini marxisti, la classe operaia e’ all’opposto del capitalista e della mercificazione. I vecchi operai dell’economia pianificata non si addicono a questa definizione, non sono merce perche’ e’ la politica che li ha creati. Anche se non avevano in mano i mezzi di produzione, con la costituzione di An’Gang erano sullo stesso piano della direzione di fabbrica. Ma poi, con la riforma delle imprese di stato, la direzione diventa la corruzione

Il modo di vita dei vecchi operai era opposto alla mercificazione. Lo studioso Wang Shaoguang , dice che dal ’49 all’84 e’ stato un periodo di economia etica, l’unita’ di lavoro era il posto di lavoro ma anche il luogo delle relazioni sociali.

La politica ha costruito il vecchio operaio, ma ha oscurato il suo vero potenziale di influenza politica, la sua coscienza collettiva. A seguito della trasformazione ideologica, l’apparente uguaglianza dei manager-quadri e degli operai d’un tratto e’ venuta meno. E’ ai quadri-manager che e’ rivolto il « che prima si arricchisca solo una parte ». Cosi’ gli operai si sono opposti con scioperi non dichiarati, con l’abbassamento della produttivita’, e cio’ ha dato man forte alla scusa per le privatizzazioni. Licenziamenti di massa o l’esser costretti a trovare un nuovo modo di vita, sono stati la conseguenza di tale processo per i vecchi operai. La pagina in cui operai e manager-quadri partecipavano insieme alla produzione, e’ stata definitivamente voltata.

Se l’economia pianificata e’ caratterizzata dall’uguaglianza, la sua modernizzazione crea nuove disuguaglianze. Oltre allo stipendio, i vecchi operai avevano casa, sanita’, istruzione e altri benefici del welfare……la posizione degli operai era di gran lunga migliore di quella dei contadini. Certo, anche fra i vecchi operai c’erano forme di disuguaglianza di trattamento, per esempio la differenza tra imprese di proprieta’ del popolo e invece quelle collettive, queste ultime inferiori nel trattamento. Arrivati alla riforma delle imprese, tale differenza ebbe delle conseguenze, la si utilizzo’ infatti per dividere gli operai.

Nell’economia pianificata la dicotomia citta’/campagna non era assoluta, a seguito dell’industrializzazione una parte di contadini divennero operai tramite assunzione. Con i futuri nongmingong non c’e’ somiglianza, infatti i primi diventavano operai con piena identita’. C’era poi un altro modo per i contadini per entrare nel processo di industrializzazione, lavorare nelle imprese collettive locali, mantenendo pero’ la propria identita’ di contadino. Nel periodo finale dell’economia pianificata, meta’ dei fertilizzanti erano dati dalle imprese collettive di villaggio, a meta’ anni ’70 quasi ogni contea aveva centinaia di piccole fabbriche che facevano centinaia di prodotti. Da tutto cio’ risulta evidente come un gran numero di contadini partecipassero alla produzione industriale.

Negli anni ’80 l’avvento delle imprese di villaggio aprirono al modello lavorativo del « lasciare la terra restando nel proprio luogo », il surplus della forza lavoro agricola si trasforma in forza lavoro operaia delle imprese di villaggio. C’e’ chi ritiene che questo sia stato il modello speciale della Cina, purtroppo pero’ dagli anni ’90 in poi le imprese di villaggio sono state progressivamente abbandonate dalle politiche per fare posto alle imprese private e alle joint ventures con gli stranieri.

La dicotomia citta’/campagna dell’economia pianificata insieme alle riforme di villaggio degli anni ’80, hanno messo le basi per il successivo modello di sviluppo fatto dalla grande massa dei nongmingong. Le campagne arretrano rispetto alla citta’ e cosi’ dalla campagna si scappa verso la citta’. La rifoma dei villaggi degli anni ’80 ha certamente aumentato la produttivita’, ma ha distrutto il modello del collettivismo cambiando cosi’ i modelli di comportamento dei contadini. Se fra i primi nongmingong molti andavano via insieme, poi invece saranno da soli a competere sul mercato in base alle richieste di accumulazione capitalista del mercato.

I nongmingong sono una creazione del mercato, anche se non si adattano alla definizione di « operaio » del dizionario di cui sopra. I nongmingong possiedono delle risorse di produzione, hanno infatti la terra. Hanno la famiglia che la coltiva mentre loro sono fuori a lavorare per un periodo di tempo comunque determinato; infatti tornano in campagna, creando quel vasto fenomeno migratorio che dalla fine del secolo scorso e’ stato sulla bocca di tutti. Nel periodo dell’economia di mercato, l’obbiettivo della produzione e’ l’accumulazione, rispetto all’obbiettivo della produzione del periodo dell’economia etica volto alla soddisfazione dei bisogni dell’uomo siamo all’opposto. Cio’ ha stabilito la differenza di posizione fra nongmingong e operai, la forza lavoro come uno degli elementi chiave diventa merce sul mercato. Come forza lavoro a basso costo, i nongmingong sono visti dagli economisti come la posizione di vantaggio della Cina. Nell’epoca diretta dalla priorita’ data all’efficienza, la protezione sociale diventa il difetto del paese, l’uomo e l’ambiente diventano strumento di accumulazione del capitale. Sul piano micro-economico, le imprese hanno l’obbiettivo di aumentare il profitto ed un modo sta nel controllo dei costi, la cui componente fondamentale e’ il costo del lavoro. Cosi’ e’ sullo stipendio dei nongmingong che cade tutto, comprimendolo; addirittura si arriva al Primo Ministro che chiede lo stipendio a nome dei nongmingong, oppure a casi di vera e propria schiavitu’. La mancanza di protezione sociale ha fatto sputare lacrime e sangue a un’intera generazione di nongmingong, dal 1993 al 2002 si calcola che tra il 5% e il 7% dei nongmingong siano stati vittime di incidenti sul lavoro tali da privarli dell’abilita’ fisica, senza peraltro essere stati ricompensati.

 Impossibile mantenere la produzione

 Il criterio del mantenimento di un certo livello di salario nell’economia di mercato e’ un limite forte, poiche’ se il salario non si adatta alla produzione, allora l’economia intera si restringe. Per salario qui si intende non solo cibo e vestiario ma crescita dei figli, cura degli anziani e della famiglia.

I nongmingong avevano la loro terra, erano solo « semi-proletari » nel mercato, una parte del costo della produzione della forza lavoro veniva presa dalla terra stessa, in teoria dunque indirettamente anche la famiglia dei nongmingong e’ stata sfruttata dal capitale. Ecco che la Cina e’ divenuta il paradiso del capitale, con quel nome artificioso di « fabbrica del mondo ».

Modernizzazione significa diminuzione dei contadini, ma negli anni scorsi sono stati loro a far aumentare la crescita.

Dentro la categoria dei nongmingong sono gia’ avvenute delle trasformazioni, la piu’ evidente e’ che una generazione ha rimpiazzato l’altra. A confronto con la prima, queste sono le caratteristiche della nuova generazione: sopportazione di un duro lavoro ; quando sposati, marito e moglie lasciano l’attivita’ agricola ; non comprendono la coltivazione, non potrebbero tornare in campagna; quando si trovano difronte a un’ingiustizia, hanno una forte tendenza ad opporvisi etc etc

Stretti nel mezzo fra citta’ e campagna questa nuova generazione di nongmingong in tale modello economico non puo’ affrontare con il proprio stipendio il diventare cittadino, in base ai dati il 40% di loro non puo’ che vivere (marito e moglie) nei dormitori o nelle baracche da lavoro, perche’ lo stipendio non consente un affitto; tornare in campagna non sarebbe possibile, considerando poi che alcune terre sono date in affitto o che non ci sono piu’. Comunque sia, il modello della riproduzione della forza lavoro basato sulla campagna e’ finito.

Che fare ?

Questa grande categoria di persone e’ ancora sola, non ha ancora formato una propria coscienza collettiva. Non ha canali di rappresentanza politica. Il metodo di opposizione che solitamente usa e’ « votare coi piedi », cambiare lavoro, cosa che alla fine pero’ beneficia il capitale.

     Chi sono i nuovi lavoratori

 Il termine Nuovi Operai e’ sempre piu’ utilizzato ma ancora non e’ un termine standard, va spesso a indicare diversi gruppi.

Pun Ngai ha gia’ specificato come i nuovi operai comprendano i nongmingong, gli operai licenziati delle aziende di Stato, operai delle aziende di Stato che stanno trasformandosi. Dal 1995 dove gli operai delle aziende di Stato erano oltre 75 milioni, ora sono scesi a quasi 24 milioni, la differenza sta nei licenziamenti e nella trasformazione delle fabbriche di Stato (in private o semiprivate…).

Nell’economia di mercato, i nuovi operai sono simili ai nongmingong che entrano in citta’ ma allo stesso tempo si trovano in competizione con questi ultimi; inferiori nella sopportazione del duro lavoro, « rubano il posto ai nongmingong », si lamentano per l’abbassamento del salario, ma per motivi storici hanno una casa dove vivere in citta’, hanno le condizioni per vivere stabilmente in citta’, cosa che non vale per i nongmingong.

Pero’, se dovessimo basarci sui vecchi operai dell’epoca dell’economia pianificata, allora anche gli operai dell’era delle Riforme e Aperture sarebbero « nuovi operai », perche’ il posto occupato nella societa’ dai vecchi operai non sarebbe paragonabile a quello occupato dagli operai delle imprese di Stato. Il salario alto nelle imprese di Stato non c’e’ affatto per gli operai ma per impiegati con posti specifici. In base a una ricerca del sindacato del 2010, il 20% di operai negli ultimi 5 anni non ha visto aumentare il proprio salario, i manager di 208 imprese di stato prendono uno stipendio 18 volte maggiore degli operai, laddove nel 1979 tale disparita’ non arrivava al doppio (dello stipendio di un operaio).

Vi sono alcuni che ritengono che Nuovi Operai indichi solo i nongmingong. Il motivo per cui utilizzano l’espressione Nuovi Operai sta nel fatto che i nongmingong devono diventare operai a tutti gli effetti, bisogna smetterla con la fantasia che i nongmingong poi tornino in campagna. Pun Ngai e’ chiara su questo, studiare i nongmingong e’ disintegrarli, farli davvero diventare operai.

Forse definire i “nuovi operai” non e’ cosi’ urgente, urgente e’ invece conoscere le divisioni e le debolezze nella categoria degli operai, migliorarne la condizione sul piano del riordino delle istituzioni preposte all’economia. Certo, ancora piu’ urgente e’ il probelma dei nongmingong.

 Vita costretta nella semi-urbanizzazione

di Xing Shaowen

原文

In questo articolo si fanno parlare diversi operai, vecchi e nuovi ; si descrive la loro situazione lavorativa, aspirazioni e condizioni, contesto ambientale della loro vita, nell’estrema periferia di Canton, in un « villaggio » che vive di fabbriche.

In questo villaggio ora zona industriale, prima c’erano circa 80.000 persone (abitanti e operai), ora che le imprese sono andate fuori si arriva a 30.000 persone.

Chen Qing e’ nata negli anni ’70; Li Ruoyun nei ’90. Chen e’ arrivata oltre dieci anni fa, ha cambiato varie fabbriche, si e’ sposata, ha figli, come punto fisso ha il paese di provenienza, come luogo lavorativo questo. Li si e’ diplomata lo scorso anno e subito e’ venuta in fabbrica, pensa che cio’ che dice Chen sui giovani operai e’ giusto ( « non hanno voglia di fare, ridono, usano il cellulare a lavoro, sono poco responsabili, ben diversi dai vecchi ! ») ma che si tratta di generazioni diverse, che i giovani ora hanno piu’ scelte e che la vita non e’ legata al voler restare alla catena di montaggio.

 Spazio professionale

 Chen quando venne nel 2002 guadagnava 300 Rmb al mese, con al massimo 60 ore di straordinario mensile arrivava a 500 Rmb, nel 2004 a seguito delle richieste degli amministratori intermedi e con la pressione del ministero del lavoro, la fabbrica le alzo’ lo stipendio a 600, negli ultimi 3 anni a seguito dell’aumento del minimo salariale nel Guangdong, lo stipendio base e’ arrivato a 1300 Rmb, che con gli straordinari le arriva a 2000 Rmb.

L’ambito di vita si limita alla zona industriale, le spese principali sono per l’affitto e il cibo, dieci anni fa spendeva 200 yuan in tutto, ora 600. Se dunque le spese sono rimaste proporzionali all’aumento di stipendio, la differenza sta che ora ha due bambini, la grande ha gia’ 13 anni.

Rispetto a 10 anni fa ci sono molte differenze, ora le occasioni sono molte di piu’, prima facevi la fila per essere assunta in fabbrica, oggi la mancanza di operai per le fabbriche e’ generalizzata. Per questi operai alla catena (di montaggio) anche se l’opportunita’ di cambiare lavoro e’ a portata di mano, bisogna che considerino oltre allo stipendio anche le garanzie sociali, la cosa fondamentale e’ la promozione (nell’ambito della qualifica lavorativa).

Yang che viene dallo Shanxi e lavora in una fabbrica per le componenti delle automobili ha uno stipendio base di 2000 Rmb, con gli straordinari arriva a 3000, dal suo punto di vista la fabbrica e’ normale, chi controlla e’ abbastanza aperto, non vuole lasciare questo lavoro. Il prossimo passo sara’ tornarsene al paese, altri tre colleghi la pensano come lei.

In base alle regole attuali, lo straordinario non puo’ superare le 30 ore, ogni ora di straordinario deve essere pagata in base alle regole. Siccome quest’anno la domanda dall’esterno e’ poca, fare o no gli straordinari e’ questione personale. « E’ rilevante questo punto, se dovessi cambiare lavoro guarderei soprattutto agli straordinari, se non sono obbligatori posso andare alla scuola serale », dice Li Ruoyun, che per avere il diploma di laurea deve impiegare 5 anni di scuola serale.

( A differenza di docenti assunti nelle universita’ che hanno titoli e competenze scarse, e che sono uno scandalo a fronte del trattamento iniquo verso la classe operaia. Conosciamo altre Yang e altre Chen che dovrebbero tornare nei campi e lasciare cio’ che usurpano N.d.T.)

Per questi giovani operai il curriculm degli studi e’ importante, senza diplomi non si puo’ salire di grado. « Se non hai un diploma, dopo 20 anni di lavoro di fabbrica, prendi uno stipendio uguale a uno studente appena laureato ». Le statistiche del 2010 per questo distretto industriale davano il 79% della popolazione fluttuante di seconda generazione come diplomata.

Il fatto e’ che gli operai alla catena non sono spinti dalla fabbrica a istruirsi, alla fabbrica interessa solo massimizzare il profitto, se il salario non va, o cambi fabbrica o te ne torni al paese.Chi infatti sarebbe disposto a lavorare per lungo tempo in un posto in cui non si vede futuro ? Chi ci vivrebbe in un posto simile ?

 Spazi Urbani

Qui siamo in uno spazio semi-urbanizzato dove tre categorie (colletti bianchi, nuovi operai non locali, abitanti locali) il fine settimana si mescolano in centro fra folla e moto.

Ma questi tre gruppi sono separati. Il tempo libero per i nuovi operai si passa nel dormitorio, giochi in rete, cellulare e chiacchiere.

Per gli affitti, c’e’ un palazzo che mette stanze di 10 metri quadri in affitto, con una cinquantina di queste camere vengono fuori 10000 Rmb al mese, con una camera a 300 Rmb. 10 metri quadri significa un letto e farsi qualcosa da mangiare, e lo spazio e’ finito.

Questo villaggio nel 1984 costitui’ una impresa collettiva per le nuove costruzioni e il passaggio a zona industriale, a inizio anni ’90 divise gli utili con gli abitanti, dall’89 al 2006 ha condiviso 300 milioni di yuan. Se gli abitanti locali ne hanno beneficiato, non e’ cosi’ per chi viene da fuori e che una casa se la sogna. « Un mese per l’asilo qui mi costa come un semestre di scuola al mio paese! D’altra parte, anche se non puoi comprarti casa, che fai ? Torni al paese ? a fare cosa ? Futuro incerto, disorientamento ».

Segue una descrizione (con alcuni dati) delle distanze spaziali in questa zona fra le tre categorie, zona industriale per i nuovi operai, periferia bene per i colletti bianchi, luogo di gentrificazione per i locali.

Materialmente, qui l’urbanizzazione segue l’industrializzazione. Ma l’industrializzazione resta indietro, la citta’ sfrutta questi nuovi e vecchi operai, e’ su di loro che si costruisce, su questa forma di accumulazione originaria.

 Riformulare i legami fra politica ed economia

L’aumento dei salari e dei servizi pubblici non sono paragonabili con i risultati ottenuti dallo sviluppo economico, da cio’ deriva la necessita’ di regolare nel nuovo periodo le perdite che gli operai hanno avuto in termini di diritti e interessi.

Se prendiamo la fase 2001-2004 per le imprese del Guangdong, i profitti sono aumentati di 4,6 volte, tasse e interessi sono aumentati di 3,3 volte. Ma lo stipendio di Chen nello stesso periodo, se non ci fosse stata la richiesta del ministero, non sarebbe aumentato nemmeno di una volta.

Dal ’94 le esportazioni sono aumentate esplosivamente, ma nei dieci anni a seguire la crescita dei salari e’ stata molto tiepida, nella zona del Delta delle Perle lo stipendio non arrivava a 1000 Rmb.

A fronte di un aumento enorme di profitti per governi e imprese (rispettivamente dal ’90 con 11% e 34% al 2007 con 14,2% e 46%) per i lavoratori siamo al 39.7%.

A Panyu (dove si trova il distretto in questione) nel 2007 si e’ fatta una previsione per il governo che vede un aumento delle entrate vicino al 30%, per i lavoratori e’ del 14%. […]

Trasformazioni alla catena di montaggio

di Shi Po

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Entrano ogni giorno nel reparto, fra i rimproveri, ormai indifferenti e serafici, fanno un lavoro ripetitivo. Del futuro della fabbrica non hanno interesse, non sanno nemmeno quanti sono in tutto i compagni di lavoro nel reparto.

 Alla periferia di Zhengzhou c’e’ Li Shibo, operaio in pensione. La fabbrica dove lavorava era di livello ministeriale, negli ultimi dieci anni e’ declinata, la maggior parte dei luoghi dove c’era la fabbrica sono stati destinati alla costruzione di palazzi, gli operai sono diminuiti del 90%.

Nel ’58 Li, nell’anno della Grande Costruzione Nazionale, a 18 anni si sposta a Zhengzhou. Appena arrivato guadagna 16 Rmb, visto che lavora molto bene, dopo tre anni viene promosso al terzo livello con uno stipendio di 47 Rmb. Nonostante il salario basso, anche i prezzi in quel periodo lo erano, per un operaio del suo livello mezzo chilo di carne di maiale costava poco piu’ di mezzo Yuan. Impiegati e lavoratori non pagavano acqua, al mese l’elettricita’ costava pochi Yuan. Tre le mense nella fabbrica, impiegati, operai e familiari li’ andavano a mangiare, per i bagni c’erano i biglietti per ogni famiglia, cosi’ per il barbiere. L’estate la fabbrica provvedeva a dare dei soldi a operai e impiegati per affrontare l’alta temperatura per l’acqua ghiacciata e cose simili.

Nel 1968, quando Li si sposa, lascia il dormitorio, ottiene dai capi un appartamento riscaldato di 14 metri quadri, e 3 giorni di ferie. La festa di nozze si fa in casa, prendendo in prestito 200 Yuan, imbandiscono due tavoli di cibo. « a quel tempo mica si andava al ristorante, 200 Yuan di cibo mica era male, sai ?! ». Gli amici operai che partecipano alla festa portano soldi in regalo, i meno costosi da mezzo yuan, i piu’ da due o tre yuan, al tempo le nozze erano semplici ma calorose.

Spesso Li faceva gli straordinari, era addetto alle tubature, dove si rompeva un tubo chiamavano lui per ripararlo immediatamente in modo che la produzione non si bloccasse. Il muro di casa e’ pieno di encomi e premi. Non importa chi era stato premiato, ogni volta i capi dovevano darne notizia e conferire i premi di fronte a tutti gli altri operai. Tutti gli operai volevano diventare « modello ». Ogni mattina alle 7.00 gli altoparlanti iniziavano le trasmissioni in fabbrica e nelle zone abitative, informavano sui fatti nazionali, sulle premiazioni in fabbrica…iniziava un giorno nuovo pieno di vigore.

La sera spesso si tenevano riunioni di fabbrica a cielo aperto per la propaganda, per lo studio delle opere di Mao. Il cinema all’aperto si faceva il mercoledi’ sera e il sabato sera, adulti e piccini tutti insieme. A quel tempo Li che stava al terzo piano, apriva la tenda e vedeva il film da casa. Nell’83 si compro’ una t.v. in bianco e nero, poi la fabbrica appronto’ il cavo e cosi’ non si dovette nemmeno pagare per vedere i programmi. Due le cose che oggi Li rimpiange. La prima e’ che al tempo non si pagava per il medico, in fabbrica c’era l’ospedale, libero e gratuito. Se nell’ospedale della fabbrica non si riusciva a curare allora venivi portato nell’ospedale provinciale, un modulo, la cura e poi senza costi tornavi in fabbrica. La seconda era che non c’erano pensieri per i figli, la fabbrica provvedeva all’asilo, le scuole elementari, le medie e poi c’era il « professionale », la fabbrica portava e prendeva gli studenti con l’autobus, diplomati al professionale si entrava direttamente a lavoro in fabbrica. In pensione i genitori, a lavoro i figli, nessuna preoccupazione per la disoccupazione. E quando il pensionato moriva, il funerale era fatto dalla fabbrica, mandava il carro funebre, c’erano persone specializzate per questo. […]

Oggi Li va a prendere la pensione una volta al mese, non ha piu’ contatti con la fabbrica, non sa nulla degli operai che ci lavorano oggi, chi e come sono.

 Tian Yu, sopravvissuta al tentato suicidio saltando dal tetto

 Il 17 Marzo del 2010, non riuscendo ad ottenere lo stipendio, Tian Yu di 17 anni salta giu ‘ dal dormitorio della Foxconn di Longhua, rimanendo paralizzata. Con l’aiuto di persone sensibili e’ riuscita a tornare al paese, e lei ha potuto sentire la bellezza del proprio villaggio natale. Nella primavera del 2011, su Weibo, Tian Yu scrive: «adesso il villaggio e’ diverso da prima, e’ cambiato completamente, al mattino appena ti alzi ne senti l’aria, escono le foglie dai rami degli alberi, come se tutto il villaggio avesse un vestito nuovo, bellissimo a vedersi ». E stupita si chiede « perche’ le galline d’allevamento quando fanno l’uovo non chiocciano e invece quelle di campagna quando lo fanno chiocciano ? »

Una persona le ha risposto cosi : « le galline d’allevamento sono alla catena di montaggio, l’uovo non e’ loro, perche’ dovrebbero chiocciare ? Invece per quelle di campagna e’ diverso, da sole si cercano il cibo e crescono, fare l’uovo e’ un proprio risultato naturale ».

Abbiamo fatto alcune domande a Tian Yu in privato: « da quello che hai scritto pensi che gli operai alla catena di montaggio non abbiano un proprio orgoglio ? Anche se producono cose di qualita’, non possono sentire di essere riusciti ? ». Risponde « ah ah, a loro non interessa dove lavorano, spero per loro che siano felici, se hanno problemi spero siano comunque sereni, che non si agitino, che non facciano come me, perche’ altrimenti la paghi ». Ci dice che prima di entrare in fabbrica, non aveva idea di cosa fosse la vita in fabbrica, pensava solo di andarci per esercitarsi. Aperta, spensierata, sorridente prima di entrare, dopo un mese alla Foxconn di Shenzhen salta giu’. Non aveva saputo nulla degli altri operai che prima di lei si erano buttati giu’. Ma come e’ potuto accadere che una ragazza cosi’ vivace facesse un tale gesto ? Non vuole rispondere su questo punto, non conosceva nessuno li’ e non vuole sapere la situazione di ora della Foxconn, di quel posto non vuole parlare, nonostante su Weibo abbia scritto « dovessi costruire una fabbrica, la farei diversa dalle altre dove non e’ consentito parlare, dove il controllo e’ severo. Gestirei con umanita’, che fai le cose felice, se vuoi farle non c’e’ pressione, vieni a lavoro contento e contento te ne torni a casa ».

Dopo essere tornata al villaggio col padre si e’ messa a fare ciabatte infradito, ha aperto un « negozio » in rete ma gli affari non vanno bene, non sa cosa succedera’ in futuro. Ha una sorella e un fratello, tutti e due piu’ piccoli, il fratello di 14 anni e’ sordomuto e frequenta la scuola apposita, la sorella di 18 anni in primavera e’ andata ad Hangzhou in una fabbrica elettronica per lavorare. Prima di partire, Tian Yu non ha fatto cio’ che immagineremmo, le ha infatti solo detto « se hai problemi, telefona… ».

Ottobre 2010, alle assunzioni di operai della Foxconn di Zhengzhou, un ragazzo di 20 anni arriva per il colloquio. Viene rifiutato, perche’ gli vedono ai polsi delle cicatrici e quindi pensano a tendenze autolesioniste. In quel periodo c’erano gia’ stati dieci suicidi consecutivi di operai saltati dal tetto. Un mese dopo riprova il colloquio e passa, forse questa volta non gli hanno visto i polsi o forse li hanno visti ma non ci hanno voluto far caso. I requisiti per l’assunzione in realta’ sono molto semplici, nessuna richiesta sul livello culturale, si esamina solo sul far da conto e se si conosce l’alfabeto inglese, nient’altro. Col vestito nuovo da lavoro, con altri 60 compagni va alla Foxconn di Shenzhen per il corso di formazione, che in realta’ e’ gia’ lavoro, forse perche ‘ la Foxconn ha semplificato ulteriormente il lavoro e dunque nonc’e’ bisogno di alcuna conoscenza e corso, solo bisogna ripetere pochi e semplici gesti. E’ rimasto 6 mesi a Shenzhen, dopo che la Foxconn di Zhengzhou ha aperto e’ tornato li’ a lavorare. Era capo di una catena di montaggio. Anche se ha lasciato il lavoro, non vuole si faccia il suo nome.

« Dopo che sono andato a Shenzhen, ho sentito una forte e indescrivibile pressione. Ogni giorno 8 ore di lavoro, ma poi devi fare lo straordinario, spesso arrivi a 12 ore giornaliere. Per arrivare alla produzione richiesta, la catena e’ veloce. Non puoi sederti per 12 ore, i piedi si gonfiano ».

Due palazzi per i dormitori, tre o quattromila operai. Ogni camera ha 8 operai, con letti a castello. I compagni di camera non sono gli stessi del reparto, a volte non fanno nemmeno lo stesso tipo di lavoro, alcuni fanno il turno di notte, altri il giorno, rari i contatti, con alcuni arrivi a non parlare mai per 4 o 5 mesi, le porte delle camere sono una dopo l’altra, finito il lavoro nessuno entra nelle camere altrui per paura che vengano sospetti sulle cose perse e rubate. Giochi e chiacchiere in rete sembrano essere le uniche attivita’ del tempo libero, « in rete puoi fare amicizia, sfogarti, ma con le persone che hai accanto c’e’ poco scambio ».

Le finestre hanno tutte una rete metallica e sotto c’e’ una rete anti-suicidi. Questi operai dello Henan hanno sentito dei suicidi della Foxconn, ma non ci fanno troppo caso, dopotutto ci sono decine di migliaia di operai, se accade qualcosa in mezzo a tutta quanta questa massa di gente, e’ difficile che possa toccarli da vicino.

Alla catena gli operai si alternano per mangiare, ma le macchine non mangiano, quanto deve produrre tanto produce. Finito di mangiare gli operai, nemmeno il tempo di respirare e sono di nuovo alla catena, per recuperare il tempo perso. Oltre al tempo per mangiare, se un operaio si allontana dalla catena deve segnarlo, non puo’ superare i 5 minuti. Alcuni maschi si nascondono nei bagni a fumare, se ti beccano sei espulso.

Le punizioni si dividono in tre tipi, monito, infrazione grave, espulsione.  Due moniti sono un’infrazione grave, due infrazioni gravi sono l’espulsione. Prima di dare le dimissioni a Luglio, lui subi’ una punizione, doveva tornare a casa e quindi chiese a un compagno di sostituirlo, il capo reparto si oppose, stavano per essere espulsi ma loro andarono dal superiore, la punizione si abbasso’ ad un monito. Il capo pero’ non prese bene la faccenda e retrocesse il nostro operaio da capo della catena alla mansione di pulire i prodotti, cioe’ alla fine della catena. Lascio’ dopo un mese « ero troppo depresso », trovo’ lavoro in un’altra piccola fabbica di Zhengzhou ma come commesso, tutto il giorno su e giu’ a contatto con le persone, abbastanza soddisfatto.

 La piccola cittadina della Foxconn

Vicino l’aeroporto di Zhengzhou c’e’ il quartier generale della Foxconn locale, un luogo che fino a due anni fa era di campi coltivati e alberi e che oggi e’ forse il piu’ grande reparto al mondo di componenti e prodotti in appalto per i grandi marchi. Come un enorme mostro se ne sta li’. In base ai dati forniti dall’ufficio risorse della Foxconn di Zhengzhou, alla meta’ di Gennaio del 2012, il totale degli operai e impiegati e’ di 130.000 persone, di cui 122.000 provenienti dalla provincia dello Henan (dove si trova Zhengzhou).

Se non fosse la Foxconn, sarebbe impensabile trovare una cosi’ alta concentrazione di giovani nati dopo l ’80 e il ’90. I loro studi sono stati brevi, vivono in un mondo fatto di richiami alla vita materiale ma non hanno basi economiche per soddisfarli. Venire alla Foxconn forse non e’ una scelta sbagliata, 6 mesi di prova, tre mesi di test e poi possono arrivare a un mensile di 3000 Rmb. Facile essere assunti, non serve nessuna istruzione tecnica, se ce l’hai poi non la utilizzerai.

Gli operai non hanno affatto l’idea di andare a lavorare in una impresa Hi-Tech, ogni giorno entrano in reparto, alla catena sotto disciplina, tranquilli e anestetizzati ripetono gli stessi movimenti. Non hanno nessun interesse verso il futuro della fabbrica, non sanno nemmeno in quanti stanno a lavorare nel loro stesso reparto, ogni giorno ci sono operai che si licenziano, che lasciano, operai che vengono espulsi, quelli che non ci sono piu’ vengono rimpiazzati. Catena di montaggio di produzione, catena di montaggio di operai.

A est della zona produttiva, c’e’ un quartiere abitativo enorme, dove vivono 100.000 persone, la differenza rispetto alle zone abitative della citta’e’ che qui non c’e’ famiglia, solo dormitori con posti letto singoli. Gli operai della Foxconn devono spendere 150 Rmb al mese per l’alloggio, c’e’ il lavaggio dei vestiti gratuito, ad ogni piano c’e’ la televisione. Se un operaio si ammala, c’e’ l’ospedale della Foxconn, si presenta il certificato medico e non si lavora, le medicine sono rimborsate al 70-80%.

Fuori dalle zone abitative, strade impolverate, ovunque bancarelle che vendono merci e cibo al dettaglio, come se tutti i sapori dei cibi dello Henan si concentrassero qui, come una piccola citta’. Le strade sono affollate di persone che vanno a lavoro, che prendono i bus della fabbrica, per mangiare alla mensa bisogna sempre fare la fila o prendersi il posto. Ragazzi e ragazze che staccano dal lavoro gironzolano per le strade. Motorini elettrici, tre-ruote, furgoncini e taxi illegali prendono clienti, rumore di claxon. Dentro la zona abitativa tutta questa atmosfera di mercato e’ proibita. Gli internet point fanno affari, qui i ragazzi chiacchierano in rete e giocano, vedono le telenovela, alcuni invece se ne stanno nel dormitorio a dormire.

« Lavorare e’ meno noioso del tempo libero, ogni volta che c’e’ tempo libero ti senti in ansia…. », dice un operaio nato dopo gli ’80. Qui non e’ citta’ e non e’ campagna, passano una vita separata dal mondo, stretta, senza interessi, senza privacy e senza spazi dove esprimere la propria liberta’. Lontani dalla famiglia, dalla societa’ dei loro piccoli paesi natale, arrivano in questo luogo che raccoglie decine di migliaia di sconosciuti, sono atterriti e indifferenti. Qualcuno si affitta una camera da solo o con compagni, e subito salgono i prezzi degli affitti e si creano locali per l’affitto.

Anche se al mese entrano due o tremila Rmb, molti operai e impiegati li spendono tutti, ogni giorno fanno straordinari da distruggere le gambe, alcuni spendono velocemente il salario tanto che « le tasche sono piu’ pulite della faccia », e cosi’ continui a fare straordinari. In questa enorme fabbrica spendono la loro giovinezza, e non trovano un’uscita, il loro modo di vita e’ modellato dalle regole della Foxconn, influenzato da una bassa cultura consumistica, ogni costume e abitudine si ritrova qui fra sconosciuti, e non si sa che fare.

La Foxconn e’ come una enorme idrovora, dall’interno delle campagne tira fuori decine di migliaia di ragazzi e ragazze che rappresentano la vita, la forza e la speranza, li riunisce qui, la campagna invecchia ancora di piu’, chi resta e’ ancora piu’ solo e senza aiuto. Ma certo, senza la Foxconn, ce ne sono altre di idrovore a prendersi questi nongmin e portarli ovunque. Anche se la strada per il loro paese natale non e’ lontana, difficile e’ tornarci.[…]

  Trasformazioni e delusioni della nuova generazione

di Zhang Moning

L’istruzione non gli ha dato significative conoscenze culturali, l’esperienza di vita e i valori li hanno formati pero’ nel contesto urbano. Quando cio’ che imparano nel proprio intimo ha una risonanza di gruppo e si verificano fenomeni di auto-organizzazione per la difesa dei propri diritti, allora c’e’ un avanzamento nella percezione della propria personale efficacia e capacita’.

Cresciuti in campagna, abbandonata la terra, passati direttamente dalla scuola alla fabbrica, con la speranza di potere cambiare completamente identita’ nella citta’ (cioe’ avere uno hukou da cittadino) : questa e’ l’esperienza fra i nuovi operai che hanno un’ istruzione relativamente completa. Il loro capitale culturale (educativo) viene dai loro padri che sono andati a lavorare fuori per crescerli e avere poi il loro sostegno una volta vecchi, su di loro la speranza di poter cambiare le sorti di tutto il gruppo familiare, ed alla fine non c’e’ pero’ modo di liberarsi dall’appartenenza allo strato sociale piu’ basso.

La differenza con la generazione precedente e’ che non hanno esperienza di vita di sopportazione del lavoro, l’istruzione gli ha dato aspettative personali alte. Ma l’istruzione ricevuta non gli permette di cambiare completamente il proprio destino e cosi’ partecipare al privilegio della condivisione della ricchezza dello sviluppo economico. Questi nuovi operai nati negli ’80 e nei ’90 sentono con maggiore chiarezza rispetto alla generazione precedente di essere lasciati in basso.

Ye Fudao e i suoi duecentomila

Ye Fudao (nome preso da una poesia di epoca Tang) operaio della Foxconn di Zhengzhou, viene da una scuola secondaria professionale senza fama, ha studiato metalmeccanica. Gli anni di studio sono stati quelli piu’ pieni di speranza, i professori dicevano spesso che « questa vostra specializzazione e’ quella piu’ remunerativa e con maggiori possibilita’ per il futuro », « a quel tempo amavo i libri, i classici, cose che inebriano il proprio se’ ». Dice che solo uscito dalla scuola capi’ che i professori si erano dati arie, che le cose studiate non avevano valore per il lavoro da fare. Uscito dalla scuola, le illusioni sono state distrutte. A 17 anni pieno di fiducia e’ andato a Shanghai in una fabbrica aeronautica, ambiente per lui ideale, grande compagnia e alto salario.

« Hai mai visto un tornio grande come una camera ? » Ye Fudao ha poco da fare, non lo assumono e allora abbassa le proprie aspettative e va a Shenzhen come operaio semplice, all’inizio il salario non era che di qualche centinaio di Rmb, cambio’ diverse fabbriche, nel frattempo il suo professore di scuola lo chiamo’ per essere aiutato a cercare studenti (per la scuola), ma lui rifiuto’ « non illudere piu’ ».

«  Prima il salario era basso, ma c’era ancora un certo rispetto, adesso non c’e’ nemmeno quello ». Nel 2010 passa alla Foxconn di Yantai. Dopo questi anni, scopre di non appartenere piu’ alla citta’, aveva deciso in passato che non sarebbe tornato in campagna, l’unica cosa da fare e’ guadagnare. « Solo coi soldi posso avere la faccia di tornare al paese, e seguire il piccolo sogno di fare una scuoletta di campagna » ed e’ questo progetto che l’ha fermato tante volte dal dare le dimissioni e insistere. L’obbiettivo e’ arrivare a 200000 Rmb, ne ha gia’ 90000. Cio’ lo deprime, « i terreni per costruire costano sempre di piu’ », non sa se i soldi saranno sufficienti, se potra’ farsi casa, sposarsi.

L’esperienza di Ye Fudao non e’ differente da tanti nuovi operai sparsi nelle fabbriche di tutto il paese, anche se hanno avuto un’ istruzione o hanno un curriculum elevato, alla catena di montaggio ripetono la stessa vita della generazione precedente, dove l’unica alternativa e’ « votare coi piedi ». Hanno assaggiato l’illusione metropolitana per un breve periodo, alla fine scoprono che il villaggio e’ il posto dove stare felici.

L’istruzione non gli ha dato vantaggi curriculari sufficienti, nel sistema produttivo senza sbocco delle catene industriali globali, il curriculum degli studi raramente si associa a dei bonus, proprio come alcuni report hanno detto della Foxconn che ha assunto studenti universitari, utilizzati per fare il lavoro comune, gli studenti universitari entrano col nome di « posto riservato per dirigenti », iniziano con un lavoro comune e quando i posti riservati finiscono mancano regole chiare, in pratica gli studenti universitari vengono usati come nongmingong. Questi studenti « riservato ai dirigenti » dal 2001 al 2008 hanno raggiunto la cifra di 6000.

L’istruzione non gli ha dato significative conoscenze culturali, l’esperienza di vita e i valori li hanno formati pero’ nel contesto urbano. Quando cio’ che imparano nel proprio intimo ha una risonanza di gruppo e si verificano fenomeni di auto-organizzazione per la difesa dei propri diritti, allora c’e’ un avanzamento nella percezione della propria personale efficacia e capacita’.

 Il protagonismo dell’azione collettiva

 « Le conoscenze e le abilita’ tecniche dei nuovi nongmingong apprese a scuola sono molto limitate nel lavoro e nella vita, cio’ che veramente svolge un ruolo e’ stabilire il riconoscimento del modo di vita metropolitano e dei rapporti sociali. E’ questo che latentemente innalza la forza dei nongmingong ad agire per i propri diritti », dice il professore Guo Yuhua dell’Universita’ Qinghua.

Yefudao ha gia’ partecipato alle contese per i propri diritti con la Foxconn di Yantai. Lo scorso anno la Foxconn di Yantai alzo’ gli stipendi, ma chi entrava a febbraio e marzo in fabbrica aveva uno stipendio inferiore di 150 Rmb, e non c’era piu’ il bonus di fine anno. In una grande assemblea, Yuefudao e i suoi compagni espressero la propria insoddisfazione « all’inizio non c’era grande concitazione, poi una guardia in borghese mi insulto’ intimandomi di non dire altro altrimenti mi ammazzava , visto che voleva alzare le mani, gli altri presenti lo sbatterono a terra e lo pestarono ». Da qui Yuefudao disse a tutti di uscire dal reparto. Calmate le acque, i salari di tutti si alzarono, salvo quello di Yuefudao. A ricordare questa esperienza, ha ancora un po’ di paura, perche’ il capo del sindacato quella volta doveva acchiappare qualcuno. « Avevo paura che le cose diventassero piu’ grandi, che non fossimo capaci di gestirle, ma penso che comunque abbiano avuto un significato, quando leggevo la storia sui libri e leggevo degli scioperi, si trattava sempre di cose giuste ». Lui dice.

Negli ultimi anni azioni simili di protesta guidate dai nongmingong si sono manifestate nelle citta’, dal 2010 c’e’ stata un’ondata di proteste guidate dalla nuova generazione di nongmingong dei nati dopo l’80 e il ’90 ; anche se la base della protesta e’ l’insoddisfazione per le condizioni di vita attuali ed e’ difficile dire se siano stati influenzati dall’istruzione ricevuta, tuttavia rispetto alla prima generazione di nongmingong venuti direttamente dal fango della terra, il loro contesto educativo ha chiaramente cambiato il punto chiave della propria identita’, passata da contadini a operai.

 Processi di conoscenza e cambiamento

In base a statistiche autorevoli rilasciate per il 2011, i nongmingong della nuova generazione hanno un livello di istruzione piu’ alto, i laureati sono sopra il 5%. L’ondata di industrializzazione dell’istruzione ha aumentato le possibilita’ di diffusione della conoscenza per i nuovi nongmingong.

Guo Yuhua ha fatto indagini approfondite e di lungo periodo su questo gruppo. I dati ci dicono : la media degli anni di istruzione e’ di 10.7, ben supeiore agli 8.6 della generazione precedente. Fra loro le scuole sono il « liceo », il « professionale », il « tecnico », la « laurea breve », gli esami fatti da privatisti sono molto piu’ presenti rispetto alla prima generazione dei nongmingong. Il 40.2% dei nuovi operai e’ entrato in fabbrica l’anno in cui si e’ diplomato, nella vecchia generazione era solo il 6.6%. Fra i nuovi operai, chi e’ entrato in fabbrica l’anno seguente il diploma e’ il 15%. Questi nuovi operai nongmingong con difficolta’ prima del diploma hanno potuto partecipare per un periodo completo alla produzione agricola.

« Le richieste degli operai sono di aumento salariale, non piu’ di restituzione del salario completo come avveniva prima . Cio’ dimostra che le richieste dei nuovi operai nongmingong sono iniziate a cambiare » dice Guo Yuhua.

In base allo studio di 11 casi di contese degli ultimi due anni con nongmingong differenti per eta’ e per grado di istruzione, si vede come sia presente un forte cambiamento nella natura delle richieste. Nelle fabbriche dove sono presenti nuovi operai con un grado di istruzione media-superiore e’ evidente come le richieste siano di fondare un sistema ordinato per i salari e per il miglioramento dell’istituzione sindacale. Nelle fabbriche dove sono presenti operai con istruzione elementare o dove sono presenti operai della prima generazione, spesso le richieste sono solo per il salario che e’ stato sottratto (o diminuito) o per il rispetto dei criteri governativi che regolano gli stipendi da parte della compagnia.

« I nuovi operai hanno un legame debole con il sistema tradizionale a differenza della vecchia generazione, hanno maggiore fiducia per il miglioramento della propria posizione nel contesto delle nuove istituzioni. Per questo forse sono in conflitto con il sistema tradizionale di gestione. Sanno perfettamente che le riforme li beneficiano », dice il Prof Feng Tongqing del China Institute of Industrial Relations  (il sito di questo istituto parla da solo).

Nelle contese fra lavoro e capitale, i nuovi operai hanno la consapevolezza dell’importanza del ruolo del sindacato, o di fondarne uno o di modificare quello esistente. Dal 2007 ci sono stati dei cambiamenti nel sindacato (Shenzhen, Hangzhou etc etc) che vanno nel senso di una sperimentazione, ma siamo ancora ben lontani dall’avere una organizzazione sindacale che rappresenti gli interessi degli operai.

Oltre ai limiti dello spazio politico, i nuovi operai devono affrontare l’atomizzazione sociale che li mette in una condizione esistenziale di maggiore pressione e aumenta il senso di smarrimento per il futuro. Una volta diventati operai, e’ difficile avere occasioni di istruzione. Una ONG di Pechino fa dei corsi appositi, informatica, diritto e metodologia di inchiesta di comunita’. Ma al momento ha solo 20 iscritti. Difficile per un operaio stare per un lungo tempo senza lavoro, quindi lasciano i corsi prima che finiscano.

In questa situazione di atomizzazione, la diffusione della conoscenza per i nuovi operai si riferisce soprattutto alla propria vita e alle lotte nell’ambiente lavorativo, anche se a volte compaiono azioni collettive, le loro richieste si limitano alla difesa dei propri interessi e al piano dell’amministrazione, non si lotta in relazione al sistema generale di distribuzione capitale-lavoro, si e’ solo operai e non parte di un gruppo. Poi, a seguito della maggiore diffusione dell’istruzione superiore e di quella professionale, sempre piu’ nuovi operai completeranno la propria formazione superiore, sul sistema di distribuzione produttivo contemporaneo forse avranno un impatto maggiore.

Cosi’, far tornare i sindacati al proprio compito di rappresentare gli interessi e i diritti dei lavoratori avvantaggera’ uno sviluppo ordinato fra il capitale e il lavoro nel contesto generale del diritto, bilanciandone i rispettivi interessi, ed e’ questione urgente sia come garanzia dei diritti legali degli operai sia per il rispetto della giustizia sociale.

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