La speranza delle contraddizioni

Pubblicato: settembre 3, 2011 in Zona 區
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“Avevano iniziato la pubblicazione di Gioventu’ Nuova, e a quanto pare non vi era stata nessuna reazione, ne’ a favore ne’ contro. Intuii che si sentivano soli, eppure risposi:

—— Immagina una casa di ferro senza finestre, praticamente indistruttibile, con tanta gente addormentata sul punto di morire asfissiata. Tu sai che la morte li cogliera’ nel sonno e che quindi non conosceranno le pene dell’agonia. Ora, se tu, con le tue grida, svegli quelli dal sonno piu’ leggero e se costringi questi sfortunati a sofffrire il tormento di una morte inevitabile, credi di rendere loro un servigio?

—— Se alcuni si svegliano, non puoi piu’ dire che non ci sia alcuna speranza di distruggere la casa di ferro.

Lu Xun (Fuga sulla Luna, Alle armi, Prefazione)

 

La speranza delle contraddizioni Da IlManifesto, 2/9/2011

di Angela Pascucci

«Saluta i compagni», così Edoarda Masi concludeva ogni voltale nostre conversazioni telefoniche, negli ultimi tempi purtroppo sempre più rare. E io ogni volta, commossa, mi chiedevo se fossi all’altezza della profondità e della coerenza che Edoarda poneva in quel termine caduto in disuso, oberato di sconfitte, ma al quale lei riusciva a infondere un senso vivo e presente, mai intaccato dai tempi gretti e carichi di solitudini in cui viviamo. 

Non c’era soluzione di continuità tra la fiducia convinta con cui Edoarda pensava ai «compagni» e il rigore intellettuale con cui continuava a leggere le vicende tumultuose della Cina e con esse il mondo. Attirandosi talvolta le critiche di chi lo considerava un atteggiamento «ideologico», una nostalgia senza fondamento per un passato idealizzato e mai davvero esistito. Gli sterilizzatori della storia, i «normalizzatori» che a legioni si affannano a giustificare il presente che vince, non accettano che si possa coniugare passione politica e rigore intellettuale, come faceva Edoarda Masi, continuando a tenere ben saldo in pugno il filo rosso della coerenza. Coerenza che non significa acritica adesione a idee astratte, ma fedeltà a una visione del mondo e del suo futuro che renda, nella libertà e nei diritti, uguali le persone.
Edoarda non celava il proprio pessimismo sul presente. Su questo giornale, nel febbraio del 2008, aveva scritto. «Dovunque il medesimo processo di distruzione è in corso – delle nazioni, delle persone, delle cose e dell’intelligenza delle cose – senza che ancora appaia l’inizio di una nuova strada per liberarsi del mostro, che si presenta inafferrabile» e si chiedeva: «Allora in Cina ha avuto la meglio la colonizzazione – da cui era stata colpita ma a cui pure aveva resistito per secoli, fino alla liberazione nel 1949 – e non saprà dirci più niente di diverso da quanto già sappiamo?».
Sulla Cina di oggi, il suo sguardo era molto critico, ma non privo di speranza. Un paese talmente in trasformazione e diversificato, pieno di centomila contraddizioni, che sembra impossibile afferrarlo, mi diceva. Ma considerava questo anche il segno di una estrema vitalità.
Ogni volta che, viaggiando in Cina per il manifesto, ero colta dallo smarrimento per la miriade di situazioni contraddittorie che mi venivano incontro e che non riuscivo a combinare in una visione coerente, le scrivevo una mail, facendomi forte della sua fiducia e stima nel mio lavoro. La sua risposta, sempre affettuosa e incoraggiante, riusciva ognivolta a far ripartire la testa e rompere la solitudine, ridando senso al mio lavoro. Nel 2006, nel mezzo di un viaggio carico di suggestioni poco domabili dalla scrittura, mi ricordò che lei stessa, nel 1957, quando si era recata in Cina per la prima volta, si era impegnata a mandare qualche corrispondenza a Raniero Panzieri per Mondo operaio «non riuscii a farlo, era tutto troppo complicato e ricco». Mi consigliò di prendere appunti su tutto, «scrupolosamente e minuziosamente» e mi raccomandò «non sprecare nulla, non preoccuparti di arrivare subito a delle conclusioni (credo che nessun cinese, del resto, sia oggi in grado di farlo)». La sua lunga mail si concludeva con alcune considerazioni che ancora oggi ho ben presenti quando svolgo il mio lavoro. «Forse, nonostante tutto, “per questo paese c’è speranza” – come diceva Mao. Ma chissà per quali vie. Quello che io temo di più è la formidabile capacità di penetrazione distruttiva del capitalismo. E non so se la fiducia in una resistenza della propria civiltà, alla quale alcuni intellettuali cinesi credono, non sia illusoria. Ma la Cina non è l’Europa, e neppure quello che della Cina gli europei riescono a vedere. Non scoraggiarti, il tuo stesso apparente smarrimento è un punto di partenza utile per conoscere. Con “l’anima fanciulla”, come scrisse un tempo Li Zhi». Grazie, Edoarda.

 

“Come in ogni letterato cinese di ogni tempo, sono presenti in Lu Xun le due componenti, urbana e rurale, della civilta’ cinese. La civilta’ urbana ha schiacciato e strumentalizzato quella rurale, e su di essa ha vissuto da parassita. I letterati detentori del potere erano nutriti dai contadini, non solo, ma nel produrre una cultura urbana hanno sempre attinto dal tesoro inesauribile della civilta’ rurale, che era anche parte –subalterna e disconosciuta- di ciascuno di loro. I subalterni, i contadini, restavano come tali oggetto di quella cultura, mai protagonisti ne’ partecipi.

Solo la rivolta e l’irruzione nella storia puo’ rendere i subalterni padroni di cio’ che essi producono e liberare la verita’ della loro vita quotidiana e del loro passato, trasformare in cultura quello di cui gli oppressori hanno fatto immobilita’, arretratezza, superstizione, poverta’. Sara’ anche, per ciscun uomo, il riconoscimento di quella parte di se’ gia’ subalterna e disconosciuta.”

Edoarda Masi da La Falsa Liberta’, Introduzione XXXVI

 LINK

QUI Da Gli Speciali di RadioPopolare in tre puntate: Autoritratto di Edoarda Masi che assieme alla vita quotidiana sua, dei familiari, degli amici, ricostruisce il dibattito politico culturaledel secondo Novecento.

Sinologa, è autrice di alcuni libri sui suoi soggiorni in Cina a partire dalla  permanenza a Pechino negli annideldopo liberazione. Altri suoi lavori indagano la letteratura cinese.

Senza mai abbandonare un’adesione critica alla sinistra, da ragazza milita nelle file del PCI e della Federazione Giovanile Comunista, partecipa poi alla redazione dei Quaderni Rossi, rivista fondata da Raniero Panzieri, attiva tra  1961 e il 1965, e dei Quaderni Piacentini, diretta da Piergiorgio Bellocchio tra il 1962 e il 1981.

Contribuisce alle analisi che hanno preparato prima, e accompagnato poi, il Sessantotto.

Prima puntata: Il soggiorno cinese, i primi tre italiani nella Cina maoista.

Seconda puntata: LaParmaantifascista. Abitare nella Biblioteca Palatina, i bombardamenti.

Terza puntata: La militanza nel PCI, i giovani all’appuntamento di  Praga e di Livorno.

QUI trasmissione Sabatolibri di Radiopopolare del 3/9/2011, con interviste ad Angela Pascucci e Silvia Pozzi

QUI Intervista a Edoarda Masi da Kamen’ Rivista di poesia e filosofia,  anno XIII – n° 23 – gennaio 2004

L’ospite GRATA Da IlManifesto, 2/9/2011

di Claudia Pozzana, Alessandro Russo

Ha insegnato a molte generazioni la realtà della Cina ma non voleva essere chiamata «sinologa». È stata un modello di intellettualità politica e letteraria, di rigore e modestia. È una grave perdita per chi non si rassegna allo status quo. E per il manifesto.

L’ultima volta che siamo andati a trovare Edoarda, a giugno, con Angela Pascucci, lei era provata dalla malattia, ma lucidissima sulle questioni più spinose del presente e perfino capace di fare dell’ironia sulla sua malattia, dicendoci che quella stessa aveva colpito il vecchio Mao. Anche se questo non era di grande consolazione.

Ma quando abbiamo incontrato per la prima volta Edoarda? Studiavamo cinese, nella primavera del 68, leggemmo un saggio di Edoarda sui Quaderni Rossi e poco dopo La contestazione cinese e la raccolta di saggi di Lu Xun da lei tradotti, La falsa libertà. Fu proprio dalla lettura di questi saggi e dell’introduzione di Edoarda che cominciammo ad appassionarci allo studio del movimento del 4 maggio 1919. Fu subito un modello ineguagliabile di stile intellettuale, oltre che un ponte fondamentale per accedere alla Cina del Novecento. Nell’incontro personale con Edoarda a Pechino, nella primavera del 1976, (all’Università Beida) emerse anche la sua emozione nel rimettere piede, 19 anni dopo, nella stessa università nella quale era stata tra i primissimi studenti italiani in Cina negli anni Cinquanta. In effetti ci mettemmo subito a discutere di politica cinese contemporanea, la situazione era estremamente interessante e difficile e lei coglieva con grande sottigliezza che la posta in gioco era di natura epocale. Nel libro che scrisse un paio d’anni dopo, Per la Cina, basato sulla sua esperienza a Pechino e a Shanghai tra il ’76 e il ’77 questo era il tema chiave.
La contestazione cinese fu un’autentica rivelazione, per la profondità e la tenacia delle sue analisi sulla politica cinese di quegli anni, che invece nell’immaginario giornalistico corrente era immerso nella più fitta superstizione. Questi due libri esprimevano perfettamente i due livelli del suo impegno intellettuale nei confronti della Cina, quello politico e quello letterario, sempre intrecciati ma mai fusi insieme. La figura dello scrittore Lu Xun era stata per lei quella che incarnava la relazione, al tempo stesso strettissima e a distanza, tra questi due piani. Citava volentieri la frase di Lu Xun «La letteratura è scritta con l’inchiostro e col sangue sono scritte solo le macchie di sangue». Lu Xun è stato anche per Edoarda la fonte di ispirazione di una intellettualità politica radicale a distanza dai partiti. Tutto il suo percorso politico, fin dalla seconda metà degli anni ’50, è quello di una intellettualità radicale post-partitica. La Cina è sempre stata per lei il luogo in cui era emersa la crisi irreversibile degli stati socialisti e dei partiti comunisti. Ed era anche il luogo a cui lei guardava criticamente per capire se potevano esserci delle strade nuove di una politica di liberazione e di uguaglianza.
Sono ancora estremamente interessanti le sue analisi della metà degli anni ’60, circostanziate e documentatissime, sulla polemica cino-sovietica, in un momento in cui sulla stampa dell’allora Pci le posizioni cinesi erano presentate come pura follia. Per lei invece quella polemica era sintomatica della profonda crisi dell’intera tradizione politica rivoluzionaria, così com’era concepita negli stati socialisti e nei partiti comunisti.
La singolarità della sua posizione politica era che al tempo stesso coltivava una vasta ricerca sulla letteratura cinese classica e contemporanea, sulla quale ha lasciato opere straordinarie sia di traduzione che di interpretazione. Basti ricordare la splendida traduzione del Sogno della camera rossa, realizzata proprio negli anni 60, o le Cento trame di capolavori della letteratura cinese, certamente la più originale storia intellettuale cinese scritta in italiano, o la preziosa raccolta di saggi Storie del bosco letterario. La vastità della sua scholarship era inversamente proporzionale alla sua autentica modestia. Una modestia che era reale, non solo perché disdegnava ogni accademismo, ma ancor più perché per lei la ricerca di un’ intellettualità politica dopo i partiti comportava una costante riflessione autocritica, come ne Il libro da nascondere, che prendeva il titolo dal pensatore cinese «maledetto» Li Zhi. Era drasticamente critica nei confronti delle «anime belle», ma nei confronti di se stessa era preoccupata di non cadere nella «cattiva infinità».
Praticamente ogni nostro testo è passato al vaglio della sua lettura critica, che non lesinava incoraggiamenti, ma non risparmiava neppure le critiche più pungenti. Portiamo nel cuore la sua amicizia e lo spirito della sua vigilanza intellettuale.
* Claudia Pozzana insegna Lingua e Letteratura cinese all’università di Bologna
* Alessandro Russo insegna Sociologia all’università di Bologna

“E’ difficile capire quanto la Cina fosse allora un paese distante eppure, ad un tempo, si offrisse all’avventura della conoscenza assai piu’ di oggi (non parlo ovviamente degli specialisti). I contatti facili e la superficialita’ distratta e presuntuosa (il mondo tutto vicino) – coltivata anche dalle interpretazioni mediatiche per lo piu’ prefabricate, omologanti e strumentali- ostacolano il travaglio del conoscere, mirano a celare le difficolta’ e conducono alle conclusioni illusorie di ovvieta’ falsa.”

Edoarda Masi, Postfazione ad Asia Maggiore, viaggio nella Cina e altri scritti di Franco Fortini , Manifestolibri 2007

“Quanti oggi, con le migliori intenzioni, vanno cercando il “rapporto col diverso”, l’ “interculturalita’ “, e cosi’ via, non immaginano come nella universale koiné del socialismo l’uguaglianza fosse non un fine da raggiungere ne’ un’opzione morale, ma un presupposto cosi’ intimamente vissuto da risultare scontato, in nessun modo incrinato dalla specificita’ delle vicende e delle culture dei diversi popoli.” Ibid.

BREVE NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA ( da QUI )
Edoarda Masi è nata a Roma nel 1927. Si è laureata in giurisprudenza aParma nel luglio1948. Dal 1950 aI 1973 è stata bibliotecaria (ruolo direttivo, ruolo dirigente) nelle biblioteche statali (Biblioteca Nazionale di Firenze, Biblioteca Nazionale dì Roma, Biblioteca Nazionale di Milano). Nel 1956 si è diplomata presso l’ISMEO di Roma in lingua e istituzioni cinesi e in lingua russa. Dopo un corso di perfezionamento in lingua cinese presso lo stesso ISMEO, ha frequentato un corso speciale di lingua cinese presso l’Università di Pechino, nel cui campus ha vissuto nel 1957 e 1958. Dal l968 al 1971 ha tenuto seminari sulla cultura e la storia della Cina moderna presso le università di Torino, Venezia, Roma, l’Istituto superiore di sociologia di Milano, l’Istituto universitario orientale di Napoli, l’istituto di studi storici e sociologici dell’Università di Urbino, l’istituto superiore di scienze sociali diTrento. Nel 1970-71 ha insegnato lingua cinese presso l’ISMEO di Milano. Nel l971 ha conseguito la libera docenza in lingua e letteratura cinese. Negli anni accademici 1971-72, 1972-73,1973-74 è stata incaricata dell’insegnamento di letteratura cinese moderna e contemporanea presso l’istituto universitario orientale diNapoli.. Nel 1976 ha lavorato informalmente presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino. Nell’anno accademico 1976-77 ha insegnato lingua italiana presso l’Istituto universitario di lingue straniere diShanghai. Oltre che in Cina, ha viaggiato (in Asia) in Giappone e inVietnam. Ha collaborato a diversi periodici, fra i quali: «Alfabeta», «Annali Feltrinelli», «Antigone», «Asahi», «Aut aut», «Azimuth», «Cina»,  «Critica, revista de la Maestria en ciencias sociales de la Universidad Autonoma de Guerrero», «Guerre & Pace», «Ideologies», «Kursbuch», «L’Indice», «Linea d’ombra», «Nuova rivista storica», «L’ospite ingrato: Annuario del Centro studi Franco Fortini», «Quaderni dell’amicizia (Associazione Italia-Cina», «Quaderni piacentini», «Quaderni rossi», «Rivista di storia contemporanea», «Rivista storica del socialismo», («Socialist revolution», «Tempi moderni», «Les temps modernes», «Ulisse». Ha pubblicato i seguenti volumi: La contestazione cinese.Torino, Einaudi, 1968;1969;1971 (trad. tedesca: Die chinesische Herausforderung.Berlin, Wagenbach, 1970); Lo stato di tutto il popolo e la democrazia repressiva. Milano, Feltrinelli, 1976; Per la Cina. Milano, Mondadori, 1978 (trad.americana, con variazioni e aggiunte: China Winter.New York, Dutton, 1982); Breve storia della Cina contemporanea. Bari-Roma, Laterza, 1979; Il libro da nascondere. Casale Monferrato, Marietti, 1985;Cento trame di capolavori della letteratura cinese. Milano, Rizzoli, 1991 ;Ritorno a Pechino. Milano, Feltrinelli, 1993; Storie del bosco letterario. Milano, Scheiwiller, 2002.

Ha curato le seguenti traduzioni dal cinese: Cao Xueqin,Ilsogno della camera rossa.Torino, UTET, 1964; 1981; Lu Xün, La falsa libertà.Torino, Einaudi, 1968; Feng Youlan, Sommario di storia della filosofia cinese, in: “i problemi della pedagogia”, 1971-72; Lao She, Città di gatti. Milano, Garzanti, 1986; Confucio,I dialoghi. Milano, Rizzoli, 1989; Chuanqi: storie fantastiche Tang.Parma, Pratiche, 1994; Lu Xün, Erbe selvatiche. Macerata, Quodlibet, 2003.


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