Vedere l’urbanizzazione cinese dalla riforma del sistema della residenza di Chongqing 从重庆户改看中国的城市化

Pubblicato: novembre 28, 2010 in My Better City, Zona 區
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di Bo Weigang 原文

13/8/2010

Dal 1 Agosto 2010, Chongqing ha avviato il piu’ grande progetto di urbanizzazione attuale. In base alla “Proposta del Governo del Popolo della Municipalita’ di Chongqing in merito alla riorganizzazione della riforma del sistema di residenza citta’/campagna”, in due anni quasi quattro milioni di contadini diventeranno cittadini con la residenza nella municipalita’ di Chongqing; dal 2012 al 2020 la citta’ si sforzera’ ogni anno di trasferire tra gli ottocentomila e i novecentomila contadini, nel 2020 saranno dieci milioni le persone concentrate nelle maggiori aree urbane di Chongqing con una proporzione, nel sistema della residenza citta’/campagna, del 60% di non contadini.

I molteplici benefici dell’urbanizzazione sono ormai pienamente riconosciuti da ogni strato sociale. Ma come arrivarci, all’urbanizzazione, cio’ e’ questione assai dibattuta nell’ambito degli studi; e poi, lungo il percorso concreto di tale sviluppo, ogni nazione ha intrapreso strade differenti. Bene, l’urbanizzazione cinese come viene realizzandosi?

 

Ogni forma di urbanizzazione deve risolvere due questioni: forza lavoro e terra. La Cina non fa eccezione.

 

Dal punto di vista del flusso della forza lavoro, l’urbanizzazione cinese si realizza tramite lo spostamento della forza lavoro dalla campagna alla citta’, caratteristica questa che la Cina condivide col resto del mondo. Ma la particolarita’ cinese, nonostante questo spostamento sia avvenuto, sta nei “contadini migranti lavoratori”, nome molto chiaro: anche se trovano impiego nella metropoli, tuttavia restano con l’identita’ dei contadini.

 

Dal punto di vista dell’espansione territoriale della metropoli, l’urbanizzazione cinese si realizza tramite la requisizione della terra. In base alla Costituzione e alle norme del diritto, la terra delle campagne e’ di proprieta’ collettiva, ma questa terra collettiva e’ limitata all’uso agricolo, se si vuole trasformare questa terra per le costruzioni urbane, bisogna farlo tramite l’acquisizione della stessa. Per questo motivo, l’espansione territoriale delle metropoli e’ guidata attivamente dal governo, mentre invece lo sforzo dei “contadini migranti lavoratori” per l’urbanizzazione non puo’ essere attivo. Qundo la terra ad uso agricolo collettiva viene trasformata in terra dello Stato per le costruzioni, il Governo, tramite i soldi ricavati dal trasferimento (ai palazzinari), ottiene un enorme beneficio, i contadini invece ottengono un risarcimento bassissimo.

 

A seguito dell’espansione territoriale della metropoli, le citta’ cinesi dovrebbero assorbire una sempre maggiore popolazione urbana. Ma a causa della difficolta’ data dal sistema della residenza, la metropoli assorbe sempre maggiore forza lavoro ma non popolazione urbana residente. In questo modo, l’urbanizzazione cinese si trova completamente dentro una situazione problematica che oscilla tra “attivo e passivo”: la forza lavoro va attivamente verso la citta’ ma trova la contraddizione di politiche sulla residenza che subisce passivamente; una attiva espansione territoriale si scontra con un sistema di requisizione delle terre caratterizzato da passivita’. Questo doppio “attivo e passivo” costituisce in pieno la malattia cronica del percorso dell’urbanizzazione cinese. Questa volta, la riforma della residenza intrapresa da Chongqing riuscira’ ad avere effetto su questi due versanti?

 

Apparentemente, la riforma della residenza di Chonqing non sembra portare con se’ nessuna condizione. In base alla propaganda ufficiale, tutti i possessori dello hukou di contadino di Chongqing, possono volontariamente acquisire lo hukou di cittadino, avere dunque la possibilita’ di usufruire dei benefici dei cittadini quali la sanita’, l’istruzione, l’abitazione, la sicurezza sociale, l’impiego. In realta’ la condizione c’e’, in base alla “ Proposta del Governo del Popolo della Municipalita’ di Chongqing in merito alla riorganizzazione della riforma del sistema di residenza citta’/campagna”, vi sono diverse condizioni per l’acquisizione della residenza nella citta’ e in periferia, ma non solo, anche in un altro documento sull’uso e la vendita della terra, viene fortemente regolato che quando un contadino cambia residenza e diviene cittadino, la terra che prima aveva deve essere data via. Per questo motivo, la riforma del sistema della residenza di Chongqing e’ stata salutata dai media come “terra in cambio di residenza”.

 

In “terra in cambio delle sicurezze sociali”, la precondizione per l’ottenimento della residenza e’ appunto quella di abbandonare la terra. Infatti, l’urbanizzazione che prima si avviava tramite l’acquisizione delle terre, ora avviene attraverso lo scambio della terra con l’identita’, da cio’ e’ evidente che questa riforma di Chongqing non presenta nessuna differenza sostanziale, soltanto possiamo rilevare che questa riforma e’ “attiva”, mentre l’acquisizione delle terre era di tipo “passivo”. Resta il fatto che le due modalita’ hanno lo stesso obiettivo: attraverso la residenza, la terra della campagna viene presa dallo Stato e cio’ vale come condizione necessaria per l’allargamento territoriale urbano. Quindi e’ chiaro che riforma attiva oppure requisizione passiva hanno comunque lo stesso fine: ottenere la terra collegata con l’identita’ della residenza dei contadini.

 

I contadini che entrano in citta’ devono dunque abbandonare la terra che possiedono? Secondo me, e’ da discutere. Oppure, possiamo abbandonare la strada passata del “ terra in cambio di welfare”; ma non importa se con la terra si prendono in cambio le sicurezze sociali o la residenza, “sicurezza” o “residenza” sono una forma di welfare, non ricchezza. Quando il Governo ottiene la terra dei contadini, deve dare una adeguata compensazione, non sbrigarsela con dei cambiamenti futuri del welfare in cambio. Allo stesso tempo, il welfare deve essere dato equamente a tutti , non in base alle distinzioni di residenza.

 

Quasi trent’anni di economia pianificata hanno fatto si’ che i cittadini, grazie alla “crisi delle forbici”  , potessero avere prezzi di prodotti agricoli bassi; trent’anni di “riforme e aperture”, i prodotti agricoli sono ancora bassi, in piu’ moltissimi “contadini migranti lavoratori” offrono forza lavoro a basso costo per i cittadini, i quali si godono tutti i benefici portati dall’urbanizzazione. Di tutte le riforme avvenute, cio’ che ne hanno ottenuto i contadini e’ stato infinitamente inferiore a cio’ che invece e’ stato dato ai cittadini: l’enorme differenza di entrate fra citta’ e campagna in continua e violenta crescita, e’ una prova lampante.

Speriamo che la riforma del sistema citta’/campagna possa partire dalla prospettiva della persona, che contadini e cittadini possano avere lo stesso punto di partenza dignitoso e lo stesso welfare, perche’ solo cosi’ il sistema campagna/citta’ diventera’ una cosa sola.

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