Cortocircuiti 3: l’ondata degli scioperi spinge a una trasformazione delle politiche sul lavoro,Tian Lei, Nanfeng Chuang 16/6/2010

Pubblicato: luglio 1, 2010 in Zona 區
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工潮推动劳工政策转型, 田 磊 (原文

Da Foshan, Shenzhen, Huizhou nel Guangdong a Nanchino, Wuxi, Kunshan nel Jiangsu fino a Pechino, allo Shanxi, Henan, Hubei e altre province, nell’ultimo mese lo sciopero si e’ diffuso come una epidemia in tutte le grandi zone economiche cinesi. Nella fabbrica del mondo degli ultimi trent’anni, gli operai che hanno tranquillamente forgiato il miracolo delll’industria produttiva cinese, stanno risvegliando la memoria dello sciopero a lungo dimenticata con modalita’ estreme.

“L’ondata degli scioperi indica che le politiche del lavoro correnti sono arrivate a un punto in cui non e’ possibile non cambiare”, dice il Direttore del centro di studi sulle relazioni del lavoro dell’Universita’ del Popolo Chang Kai, se il Governo non cambia il modello di crescita economica scambiato col sacrificio dei lavoratori, se non norma le relazioni fra capitale e lavoro, allora la societa’ cinese conoscera’ problemi ancora piu’ esplosivi.Ma le politiche del lavoro che hanno mantenuto il volo dell’economia degli ultimi 30 anni, si potranno cambiare cosi’ facilmente?

Il risveglio degli operai

Rispetto agli scioperi degli anni ’90 generati per i licenziamenti  delle imprese di stato, in questa tornata di scioperi attuale, gli operai industriali delle imprese sono diventati la forza principale. Le loro richieste non si concentrano sulla corruzione, sulla protesta verso la proprieta’ dell’impresa etc etc, le richieste sono l’aumento salariale e la diminuzione degli straordinari.

Molti sono incuriositi da queste richieste economiche cosi’ semplici, fino a che punto e’ basso il loro salario tanto da non essere piu’ disposti a sopportare queste condizioni.

Durante gli scioperi, governi locali e media hanno fatto molte inchieste sui salari degli operai, i risultati complessivi sono che nelle imprese di produzione del Delta del Fiume Azzuro e del Fiume delle Perle, lo stipendio di un comune operario sta tra i 1000 e i 1500 Rmb. Oggi che i costi di base della vita in tutto il paese per l’educazione, la sanita’, l’ abitazione  sono aumentati, queste entrate cosi’ scarse minano la dignita’ della vita, rompono le speranze di questi lavoratori di poter migliorare la propria vita.

Infatti,  se facciamo un paragone con il lavoro globale, 6 giorni a settimana con una media che supera le 10 ore giornaliere, in un mese nemmeno  200 dollari americani, significa un valore del lavoro da paese povero, addirittura inferiore a molti paesi del terzo mondo.

A differenza di chi si e’ stupito per l’ondata degli scioperi degli operai, molti studiosi del settore si sono invece stupiti per come il lavoro cinese possa sopportare un salario cosi’ basso, e come negli ultimi decenni non ci siano stati miglioramenti ne’ forti proteste.

Pun Ngai, professoressa del dipartimento di scienze sociali applicate del Politecnico di Hong Kong ha lavorato e fatto ricerca in e su una fabbrica elettronica di Shenzhen. Secondo lei, negli ultimi 30 anni e’ mancata la conoscenza sulle masse lavoratrici cinesi da parte del governo, degli studiosi, dei media e della stragrande maggioranza della popolazione, sulle masse dei contadini lavoratori migranti (nongmingong) l’attenzione si concentra solo sulla fase dello spostamento, ma dopo che entrano in fabbrica delle loro condizioni di vita non importa a nessuno.

Secondo Pun Ngai, i motivi per cui i lavoratori sopportano e non protestano sono semplici “il segreto dietro alla stabilita’ della fabbrica del mondo sta nell’organizzazione del sistema dei contadini migranti e del sistema dei dormitori della forza lavoro”. Pun Ngai dice che il sistema dello hukou  ha assicurato che i contadini lavoratori migranti della prima generazione abbiano mantenuto l’identita’ di contadini, (cosi’) il processo di riproduzione della forza lavoro per lo piu’ si completa nella campagna, lo Stato non e’ affatto diposto a fornirgli l’identita’ di classe operaia e il capitale non deve accollarsi tutto il valore della forza lavoro. E il sistema dei dormitori di ogni grande fabbrica fa si’che la classe dei contadini lavoratori migranti restino all’interno della fabbrica, condividendo il costo dei servizi pubblici per il governo.

L’efficienza di questi due sistemi ha mantenuto la stabilita’ (sociale), i contadini che sono andati a lavorare (fuori dalla campagna), nonostante la paga scarsa, hanno fatto continui straordinari per guadagnare un po’, il loro obiettivo piu’ grande era di poter tornare in campagna, costruire una casa, allevare i figli, sperare che la generazione successiva a loro uscisse dalla campagna, ma quando, con l’arrivo del nuovo secolo, i nati dopo l’80 e il ’90 sono diventati il corpo dei lavoratori industriali, sono stati posti di fronte alle carenze della campagna, alle speranze dei padri che erano andati via dalla campagna, ovunque si sono trovati immersi nei fenomeni della civilta’ urbana portati dai grandi eventi tipo le Olimpiadi e l’Expo.

Per le persone di questa generazione, lasciare la campagna significa andare su una strada che non torna fatta di lavoro, non poter tornare in campagna e non poter restare in citta’. La prima generazione di contadini lavoratori sta in perenne movimento fra campagna e citta’, mantiene la propria identita’ di contadino, la seconda generazione invece e’ cresciuta interamente nei rapporti di produzione capitalistici, non gli importa se lo Stato vuole o no conferirgli l’identita’ di lavoratori e una collocazione politica (nella societa’), questa generazione si e’ gia’ trasformata in pura (classe) operaia industriale.

Infatti, nell’ondata degli scioperi, i giovani operai industriali rispetto ai loro padri sono molti di piu’, sono capaci di formulare richieste ai sindacati e prendere degli specialisti di diritto del lavoro per affrontare i negoziati. Nello sciopero della Honda a Nanhai, il direttore del centro di studi delle relazioni sul lavoro dell’Universita’ del Popolo Chang Kai e’ stato chiamato dai rappresentanti dei lavoratori come consigliere di diritto del lavoro, partecipando a tutto il negoziato fra le due parti.

Dal suo punto di vista, lo sciopero della Honda di Nanhai e’ esemplare di una nuova epoca, “ gli operai sono stati ragionevoli,  il governo in un primo momento ha definito la cosa come una controversia fra le parti e non come un fatto politico, ha adottato un atteggiamento di mediazione al centro, alla fine le due parti hanno raggiunto un accordo”.

I danni delle politiche sul lavoro

Chang Kai e’ ritenuto da molti come un rappresentante intellettuale che parla per i lavoratori, secondo lui l’ondata di scioperi emersa nel 2010 non e’ un fatto casuale, il motivo essenziale sta nel fatto che le politihe cinesi sul lavoro hanno dei problemi.

“La contraddizione fra capitale e lavoro e’ gia’ diventata la contraddizione principale nella pratica dell’economia di mercato cinese. Se il governo non interviene, se non fonda una normativa di base sui rapporti fra capitale e lavoro e continua a seguire tali poltiche, la societa’ cinese conoscera’ problemi molto grandi”. Dice Chang Kai che negli ultimi dieci anni e piu’, le controversie sul lavoro sono cresciute di circa il 30%, ben oltre la crescita del GDP,  e questi sono dati raccolti dal ministero del lavoro, in realta’ le controversie che non sono rientrate nelle statistiche farebbero arrivare a una percentuale impressionante.

Ma secondo molti economisti, dal 1978, il capitale maggiore della Cina e’ stata ed e’ la vasta forza lavoro, quindi sacrificare diritti e interessi dei lavoratori per lo sviluppo economico e’ una strada obbligata per un paese come la Cina che  nel percorso della modernizzazione si sta sviluppando.  Le politiche del lavoro degli ultimi 30 anni hanno seguito questa linea di pensiero. La revisione della costituzione del 1982 ha eliminato il diritto di sciopero, rivedendo i materiali di quel tempo il motivo addotto fu che, essendo il  sistema socialista, non potevano darsi fenomeni di sciopero.

E’ seguita la trasformazione del sindacato, anche se oggi il sistema del sindacato occupa ancora un posto politico alto, il presidente dell’Unione e’ un membro del comitato politico centrale, tuttavia nella base la maggior parte del sindacato e’ diventata “sindacato giallo”. Durante lo sciopero alla Honda a Nanhai all’inizio di Giugno, il sindacato locale ha fatto violenza contro gli operai, diviso lo sciopero, cosa che spiega bene il senso di “sindacato giallo”.

“la valutazione comune, popolare dei sindacati e’ molto bassa, la capacita’ di difesa dei diritti debole, cio’ e’ il risultato necessario della configurazione istituzionale” […]

La forza degli operai

Ancora per un lungo periodo in futuro, l’ondata degli scioperi sara’ il problema maggiore per l’economia cinese.

Secondo Pun Ngai, di fronte a questa situazione problematica, la mediazione del diritto e il miglioramento della qualita’ della produzione, non sono il percorso risolutivo. “Bisogna tornare a riflettere sul modello di produzione capitalistico, cercare modelli ed esperienze nella pratica del socialismo del passato”. Pun Ngai  dice che i paesi capitalisti occidentali hanno attraversato la fase della contraddizione fra capitale e lavoro senza una rivoluzione sociale, basilarmente perche’ le multinazionali hanno trasferito le imprese produttive di bassa qualita’ nei paesi del terzo mondo, la posizione della distribuzione del lavoro internazionale della Cina fino a oggi e’ quasi come se fosse stata bloccata, non c’e’ spazio per ulteriori trasferimenti. Si puo’ dire, dal punto di vista cinese, che per un lungo tempo ancora, non ci sara’ modo per dare l’addio alla grande maggioranza degli operai della produzione dei settori di bassa qualita’, e non si potra’ sorvolare sopra al diritto di vivere di questa grande massa. Nello sciopero della Honda di Nanhai, i lavoratori hanno reso pubblica una lettera sottoscritta da tutti, in cui si legge: la lotta per i nostri diritti non e’ solo per i diritti e gli interessi dei 1800 operai di questa fabbrica, a noi stanno a cuore i diritti e gli interessi di tutti gli operai cinesi, speriamo di aver dato un esempio positivo per per i diritti degli operai.

Il risveglio dei lavoratori, per questo paese, non e’ un fatto negativo, ogni strato sociale lotta per i propri interessi e diritti favorendo e formando una grande forza che va nella direzione di un paese giusto ed equo.

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commenti
  1. […] precisi: la proletarizzazione incompiuta di cui abbiamo dato notizia qui e in generale nei nostri cortocircuiti, ha la questione di genere e lo sfruttamento femminile come nodo da sciogliere (o da […]