Cortocircuiti 2: Senza diritto di sciopero, i lavoratori non hanno dignita’/ Yu Jianrong (Nanfeng Chuang 16/6/2010)

Pubblicato: luglio 1, 2010 in Zona 區
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职工没有罢工权就没有尊严,于建嵘 (原文

Per affrontare la situazione degli incidenti di massa dei lavoratori e gli atti estremi individuali, il 29 Maggio il sindacato cinese in “a proposito di alcune proposte sui miglioramenti per la forza lavorativa e la stabilita’ sociale del lavoro” si e’ espresso sull’ulteriore allargamento della relazione fra protezione degli interessi e diritti legittimi dei lavoratori e lo sviluppo armonioso del lavoro, su una vita piu’ dignitosa dei lavoratori per implementare la stabilita’ sociale e la forza lavoro.

E’ la prima volta che il sindacato lega la protezione dei diritti e degli interessi legittimi dei lavoratori alla dignita’ del lavoratore e alla stabilita’ sociale, in piu’ dicendo chiaramente che l’obbiettivo del lavoro del sindacato ad ogni livello e’ rendere dignitosa la vita del lavoratore.

Cio’ significa che le organizzazioni sindacali e i suoi dirigenti hanno finalmente riconosciuto una cosa nota di base, cioe’ che non poter proteggere gli interessi e i diritti legittimi dei lavoratori  equivale a un lavoro senza dignita’; senza dignita’, non c’e’ stabilita’ sociale.

Queste cose vengono dette dal sindacato in un momento in cui la societa’ cinese si trova in un periodo storico particolare di transizione economica, di contraddizioni e trasformazioni sociali emergenti. Ma nel processo di riforma delle aziende di stato e dello sviluppo di quelle private, alcuni funzionari locali hanno adottato alcune modalita’ che sacrificano l’interesse e i diritti legittimi dei lavoratori scambiandoli con benefici e investimenti privati, danneggiando cosi’ i diritti e gli interessi dei lavoratori.

In nome delle riforme, alcuni amministratori di imprese private hanno usato il mezzo dell’appalto per invadere i capitali collettivi o statali, trasformando il lavoratore a tempo indeterminato in disoccupato senza nessuna garanzia. Le imprese dopo la riforma e le imprese private nuove sono diventate, sotto l’aspetto della pressione lavorativa e dell’ambiente di lavoro, delle “fabbriche di sudore e sangue” che non hanno conferito ai lavoratori la protezione basilare dei loro diritti e interessi. Qui, in queste fabbriche dove l’ambiente lavorativo e’ orribile, si fatica troppo e si ottiene un compenso molto basso, il lavoro e’ solo un mezzo per la semplice riproduzione, il lavoratore e’ diventato una macchina senza futuro, dignita’ e pensiero nella catena produttiva.

Per cambiare questa vita senza dignita’, alcuni lavoratori non hanno potuto far altro che adottare ogni tipo di modalita’, sciopero incluso, per proteggere i propri diritti e gli interessi legali. Come nella famosa “condizione della classe operaia inglese” di Engels […]

Ma dal punto di vista di alcuni amministratori locali, questi movimenti per proteggere i propri diritti sono considerati come “incidenti di massa” che rompono e influenzano la stabilita’ sociale, per cui si deve usare ogni mezzo per colpirli a favore della “stabilita’”. E’ un modo di fare e di conoscere evidentemente errato. Per correggere questo errore, il sindacato generale nel proprio comunicato si e’ chiaramente espresso: “proteggere i diritti e’ la base e il presupposto della stabilita’”.

Il diritto di sciopero e’ il mezzo principale per proteggere la dignita’ del lavoratore

Lo sciopero e’ un’azione collettiva di rifiuto degli obblighi imposti al lavoro, e’ un diritto umano riconosciuto comunemente in ogni luogo del mondo, espressione della civilta’ e della societa’ contemporanea. Cosi’ nella Convenzione internazionale dei diritti culturali, sociali ed economici dell’O.N.U. […]

All’inizio, il Partito Comunista Cinese ha usato molte volte lo sciopero per la protezione e la garanzia dei diritti e degli interessi dei lavoratori.L’esempio classico e’ lo sciopero di An Yuan (ottobre 1922, organizzato da Li Lisan, Liu Shaoqi, Mao. Sciopero vincente). Fondata la Repubblica Popolare (1949), la Costituzione del 1954 non aveva leggi sul diritto di sciopero. Ma Mao il 15 novembre del ’56 affermo’: “bisogna permettere lo sciopero dei lavoratori, permettere le dimostrazioni di massa. Le dimostrazioni hanno una base nella Costituzione. Quando sara’ rivista, la mia idea e’ di aggiungere la liberta’ di sciopero, permettere lo sciopero. Cosi’ si potranno risolvere le contraddizioni fra le masse,  i direttori di fabbrica e lo Stato”. Cosi’, nella Costituzione del 1975 l’articolo 28 recita “ i cittadini hanno la liberta’ di parola, di comunicare, pubblicare, riunirsi, associarsi, dimostrare e fare cortei, scioperare”.

Quella del 1978 all’articolo 25 recita la stessa cosa. Quella dell’82 cancella la liberta’ di sciopero, uno dei motivi fu che nel nostro Stato socialista i lavoratori sono i padroni delle imprese, quindi il diritto di sciopero non ha particolare necessita’ di essere protetto

Poi, a seguito dell’affermarsi delle “Riforme e Aperture”, la pluralizzazione degli interessi si e’ fatta sempre piu’ evidente, il conflitto fra gli interessi del lavoro e del capitale ha portato i lavoratori a usare lo sciopero per proteggere i propri interessi e diritti legittimi. In questa situazione, la questione di come affrontare e interpretare il diritto di sciopero ha sollevato un’attenzione diffusa in ogni ambito della societa’. Alcuni studiosi, dalla prospettiva dei diritti fondamentali dei lavoratori, delle necessita’ reali e altri punti di vista affermano l’importanza di dare ai lavoratori il diritto di sciopero. Rispetto a cio’, anche se la costituzione non lo riconosce espressamente, tuttavia non lo vieta esplicitamente. Nell’ottobre del ‘97 la Cina ha firmato la suddetta convenzione dell’ONU, senza che successivamente vi siano stati particolari suggerimenti per modificarla sul diritto di sciopero. Cio’ significa che gli organi costituzionali riconoscono e ammettono il diritto di sciopero della convenzione dell’ONU, cioe’ la Cina recepisce l’obbligo della legge internazionale sul diritto di sciopero.

Lo sciopero e’ un comportamento di richieste collettive che genera coscienza collettiva. Queste azioni collettive, di per se’, possiedono un senso sicuramente positivo, per esempio, nel processo di richieste collettive, i lavoratori possono avvertire la propria forza, le proprie necessita’ comuni etc etc Azioni di richiesta collettive possono liberare il lavoratore dalle macchine, rendendolo davvero una persona nella societa’. In qualita’ di espressione delle richieste di interessi, lo sciopero ha un valore positivo. C’e’ chi ritiene che lo sciopero abbia un doppia ricaduta negativa: il blocco della produzione e quindi la mancata retribuzione dei lavoratori. Questa visione e’ errata. L’esistenza del diritto di azioni di richiesta collettive  vincola il capitale, nel momento in cui fa delle scelte, a prendere in considerazione i lavoratori. […]

Rispetto a chi si preoccupa del fatto che le richieste collettive non siano ragionevoli, che i dettagli tecnici delle azioni collettive non siano migliorabili e altre questioni, noi siamo invece sicuri che le azioni di richiesta collettive di per se’ sapranno trasformarsi in comportamenti razionali. In questo senso lo sciopero, come azione di richesta collettiva, e’ un mezzo che si configura come una risorsa nel mercato del lavoro, che puo’ stimolare la comparsa di una situazione di bilanciamento dei diritti e degli interessi. In ogni campo della societa’ si assiste al gioco degli interessi, attraverso l’evoluzione autonoma di questo gioco alla fine si arriva a un bilanciamento.

Di solito, si distingue lo sciopero politico e quello economico. Quello politico indica la realizzazione di un particolare obiettivo politico, si rivolge verso le istituzioni competenti che esercitano il potere dello Stato.

Quello economico invece indica che i lavoratori bloccano il lavoro per migliorare le proprie condizioni di lavoro, per l’aumento del salario, per diritti ed interessi economici. La situazione attuale e’ di questo tipo: gli scioperi avvenuti ora in tutto il paese sono di ordine economico, cio’ che si vuole risolvere e’ la controversia dei diritti e degli interessi all’interno delle relazioni fra capitale e lavoro. Le modalita’ sono abbastanza semplici e ragionevoli, escluso lo sciopero dei lavoratori dei mezzi di trasporto e le dimostrazioni di strada quando gia’ avviene il blocco della produzione, l’influenza sull’ordine sociale e’ minima.

Dobbiamo dunque separare gli “incidenti di massa” dallo sciopero. Come attivita’ per i diritti, lo sciopero non influenza la stabilita’ sociale, anzi si pone come una garanzia efficace per il suo mantenimento.

Lo sciopero ragionevole necessita di vera organizzazione sindacale

 

Guardando alla pratica dello sciopero di ogni paese del mondo, per esercitare realmente il diritto di sciopero, serve una organizzazione sindacale in grado di rappresentare interessi e diritti dei lavoratori. L’organizzazione sindacale e’ la base per l’esercizio del diritto di sciopero. Cosi’, in Cina, il sindacato nella situazione concreta di uno sciopero, non solo non ha il ruolo di guida, ma in molte occasioni formali si pone contro i lavoratori.

Questo ha a che vedere con la mancanza del carattere di rappresentativita’ degli interessi e diritti dei lavoratori dell’organizzazione sindacale.

Anche se le organizzazioni sindacali di base raggiungono il milione e ottocentomila, i membri del sindacato generale arrivano a 230 milioni, tuttavia essendo ormai da tempo una organizzazione afferente al partito, la sua amministrativizzazione lo ha allontanato via via dalla base sindacale, in moltissime imprese e’ divenuta una istituzione per il welfare o addirittura per l’arredamento.

Mancando la base a queste organizzazioni, le azioni delle masse lavoratrici avranno una tendenza ad agire di nascosto. In una situazione normale, solo l’azione pubblica, alla luce del sole puo’ dare benefici all’armonia sociale, quelle fatte al buio portano molti elementi imprevedibili, per esempio l’entrata in scena di mafiosi. Stando cosi’ le cose, i lavoratori in queste azioni attuali hanno sentito la necessita’ di proprorre l’idea di fondare una propria organizzazione per lo sciopero.

Ma nella societa’ cinese attuale questa e’ una questione davvero sensibile. Nella realta’, la questione di come controllare e restringere le risorse delle organizzazioni  sociali e’ ritenuta una prospettiva di lavoro della massima importanza. Infatti un processo che vede la comparsa di organizzazioni per i diritti e gli interessi ha due facce, puo’ costitutire una forza che prepara una opposizione alle istituzioni, ma allo stesso tempo puo’ essere la base per la stabilita’ sociale.  Per la Cina attuale, permettere ai lavoratori di avere una propria organizzazione per la difesa dei propri dritti e interessi e’ un problema fondamentale, fatto positivo sul lungo termine per la stabilita’ sociale.

[…]

Si puo’ dire che la necessita’ dei lavoratori di fondare delle proprie organizzazioni per la difesa dei diritti e degli interessi, e’ una sfida seria alle organizzazioni sindacali presenti. Ma non dobbiamo temerla questa sfida, dobbiamo invece affrontarla attivamente insieme alle nuove situazioni. Il sindacato ha gia’ riconosciuto chiaramente questo problema, ha proposto alcune idee di cambiamento e la responsabilita’ di base per realizzare il diritto di sapere, di partecipare, di espressione e di controllo da parte dei lavoratori.

Certo, per fare cio’ c’e’ bisogno di una riforma ben piu’ profonda del sindacato stesso per realizzare questi punti, bisogna permettere gli avanzamenti di carriera per i funzionari, togliere lo stipendio e il trattamento dalle mani dei dirigenti dell’azienda, con le garanzie della legge far si’ che il sindacato davvero diventi l’organizzazione propria dei lavoratori, che gli interessi e i diritti dei lavoratori diventino interessi e diritti del sindacato.  Solo cosi’, nel momento in cui i diritti dei lavoratori vengono violati, il sindacato osera’ e avra’ le capacita’ per stare insieme ai lavoratori, per arrivare alla possibilita’ di avere una situazione del tipo “ impresa e lavoratori, doppio interesse, doppia vittoria”, e solo cosi’, dunque, il lavoratore avra’ la propria vita dignitosa.

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