Cortocircuiti, tra lavoro e capitale

Pubblicato: giugno 15, 2010 in My Better City, Shanghai 上海, Zona 區
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Nel numero 413 (16 Giugno 2010) della rivista Nanfeng Chuang c’e’ un exclusive sulla questione del lavoro e degli scioperi. Di seguito e’ tradotta solo l’intro, a cui seguono nella rivista due inchieste in due fabbriche che mettono in luce le condizioni del lavoro in Cina, dalla salute al muro che i funzionari di partito fanno associandosi con i padroni,

un articolo di Yu Jianrong sulla necessità del riconoscimento del diritto di sciopero, riflessioni e interviste sul ruolo critico del sindacato cinese fino a toccare la questione del modello produttivo cinese.

Alcuni link utili per entrare nella questione si trovano in fondo. Qui basterà rimandare a questo post,  ricordare ai comunicatori che vivono e muiono di feticci e pubblicità che c’è un mondo materiale dentro la merce, e che i rivestimenti, in plastica o in qualsiasi altro materiale, sono tossici: per l’ambiente e per la conoscenza. Il cortocircuito che parte dalle richieste salariali e per condizioni lavorative umane, fa saltare i rivestimenti che vogliono la società immateriale e comunicativa, progressiva e regressiva.  Buchi, falle e blackout in questo flusso sembrano essere invece la norma. Che il rivestimento salti, non significa certo che la prateria prenda fuoco. Manca l’ossigeno, qualcuno lo sta privatizzando e la legittimazione a questa operazione viene da lontano, 30 anni fa.

L’unica cosa che merita davvero in questa grande bolla dell’expo, e’ qui.  Una archeologia delle grandi esposizioni universali, da Shanghai, sbaglierebbe il tiro andando verso la ricostruzione ufficiale tipo Palazzo di cristallo…. Londra….. Parigi etc etc. Di questo ne riparleremo.

Prospettive sull’ondata degli scioperi

Di Zhao Lingmin 赵灵敏, sulla rivista bisettimanale Nanfeng Chuang 南风窗 del 16/6/2010

Da Maggio sono scoppiati scioperi ovunque in Cina in fabbriche a capitale straniero, fabbriche di stato, fabbriche cinesi con scioperanti che vanno dalle poche centinaia alle migliaia. La cosa fa vedere come la contraddizione fra capitale e lavoro emerga velocemente e come questa condizione si faccia via via piu’ tesa.

Lo sciopero non e’ un fatto nato con la modernita’, gia’ nel XII sec. a.c. sotto Ramesse III si verifico’ il primo sciopero della storia . Il 1 Maggio del 1886, decine di migliaia di lavoratori incrociarono le braccia per ottenere le otto ore di lavoro, attraverso una lotta sanguinosa, alla fine vinsero. Per ricordare questo grande movimento dei lavoratori, nel Luglio del 1889 si stabili’ il primo Maggio come festa internazionale del lavoro.

Per i lavoratori giovani di oggi, lo sciopero sta nei ricordi dei libri di scuola, nessuno gli ha mai mostrato direttamente l’esperienza dello sciopero, l’organizzazione delle sue modalita’. Ma la spinta delle richieste legate ai propri interessi e’ talmente forte che loro oggi stanno cercando una strada che si collega con le esperienze del passato.

Nel contesto dell’economia di mercato, fra capitale e classe lavoratrice il conflitto e’ difficile da evitare, e questo conflitto, questa contraddizione quando da una fase di tensione diviene sciopero e’ un fenomeno normale. La particolarita’ della situazione cinese consiste nel fatto che, da trent’anni, proprio la grande popolazione ha sostenuto il miracolo dei risultati dell’economia cinese, ma l’ascesa della nazione e la gloria delle imprese non hanno affatto portato alla maggioranza dei lavoratori entrate e condizioni lavorative accettabili, tutti conoscono l’orribile situazione del grado di sforzo a cui sono sottoposti i lavoratori di industrie di bassa qualita’, la chiusura, il basso compenso, le poche garanzie. Non e’ dunque difficile comprendere come alla base degli scioperi di oggi vi siano il salario basso, la differenza fra diverse entrate per diverse tipologie di lavoratori troppo forte oppure le condizioni orribili di lavoro; questi scioperi sono legati a motivi economici, l’obiettivo dei lavoratori e l’aumento salariale e una condizione lavorativa piu’ umana, non richieste politiche.

Bisogna evitare che il conflitto fra capitale e lavoro si politicizzi, essere avvertiti sul fatto che alcuni membri dei governi locali pensino ai propri interessi e si alleino ai datori di lavoro, facendo cosi’ in modo che il conflitto e la contraddizione fra capitale e lavoro diventi conflitto e contraddizione fra governo e lavoratori.

Nel contesto dell’economia di mercato, lo sciopero diventera’ una cosa normale che la societa’ cinese dovra’ affrontare, il governo non potra’ avere un atteggiamento da questione “sensibile” verso lo sciopero o trattarlo con una semplice menzione.

In realta’, lo sciopero e’ un canale normale per le richieste dei cittadini in una societa’ di diritto e democratica, e il governo non puo’ solo bloccarlo questo canale, al contrario bisogna che lo ampli ancora di piu’. Da un punto di vista basilare, il governo deve riconoscere e rispettare  il diritto di sciopero dei lavoratori, tramite le istituzioni collegate e la legislazione deve fare leggi sul ritorno al lavoro, sulla disciplina attraverso cui svolgere il dialogo fra le parti, le modalita’ dello sciopero, dare cioe’ ai lavoratori un metodo legittimo per l’esercizio dei propri diritti.

Il risveglio del lavoro non e’ un fatto negativo per la Cina, la lotta di ogni strato sociale per i propri interessi e’ cio’ che va componendo la piu’ grande forza di trasformazione della Cina in un paese giusto ed eguale. In questa situazione di ondata della questione del lavoro, il sistema dei sindacati cinesi deve cambiare per adattarsi al mercato, e cosi’ il modello del made in china potra’ iniziare a trasformarsi piu’ velocemente.

 

http://chinastudygroup.net/2010/06/some-thoughts-on-foxconn-and-the-honda-strike/

http://www.clntranslations.org/article/55/foxconn

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