Dall’architettura alle pubblicita’. Trasformazioni spaziali nella Shanghai degli ultimi quindici anni.

Pubblicato: maggio 6, 2010 in My Better City, Shanghai 上海
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Trasformazioni spaziali nella Shanghai degli ultimi quindici anni[1].

Cong Jianzhu Dao Guanggao. Zuijin Shiwu Nian Shanghai Chengshi Kongjian de Bianhua, Refeng Xueshu, 2008.

Wang Xiaoming

Sono shanghaiese, da quando sono nato, eccetto un anno nella giovinezza in cui andavo saltuariamente in periferia per lavorare ed eccetto tre anni complessivi passati all’estero da adulto, non ho mai lasciato la zona urbana per lungo tempo. Sono nato  nell’ospedale vicino alla strada commerciale piu’ elegante, via Huaihai, e sono cresciuto nella zona abitativa adiacente, che era la piu’ tranquilla di Shanghai visto che si formo’ ai tempi della concessione francese. Presa la licenza media sono entrato in una fabbrica in via Pechino, per cinque anni quasi ogni mese andavo mezza giornata a lavorare in una fabbrica consociata alla mia scuola nella zona di Yangshupu, li’ dove c’era un carcere dalla lunga storia e fabbriche di ogni genere e dimensione; poi sono entrato all’universita’, in seguito ho iniziato a insegnare e mi sono trasferito su un lato del fiume Suzhou, dove ancora abito e che era un altro luogo denso di fabbriche della vecchia Shanghai; per accompagnare mia figlia al liceo a Pudong, nell’arco di tre anni ho attraversato quasi ogni settimana via Longyang, una via che passa attraverso gruppi di nuovi palazzi di appartamenti tutti in fila; dopo che e’ entrata in una universita’ che si trova nel distretto di Minhang, dove negli anni ’50 venne costruita la zona industriale della periferia sud,  questa zona mi e’ diventata abbastanza familiare con le sue strade piene di polvere e circondate da costruzioni irregolari. Cinque anni fa, ho ottenuto un altro insegnamento fuori dalla mia universita’ d’origine, cosi’ in breve tempo ho preso familiarita’ con una zona del centro-nord di Shanghai, dove una dopo l’altra stanno le entrate di magazzini della logistica e il rumore di grandi camion in entrata e uscita. Tre anni fa ho preso un piccolo e vecchio appartamento nell’isola di Chongming, dove vado a studiare appena ho tempo, e inaspettatamente anche in questo ultimo distretto agricolo di Shanghai rimasto, si fa una nuovissima e ampia strada, le vecchie case agricole vengono abbandonate in mezzo a distese di risaie, tutto come da copione…

Se mi sono dilungato sin qui e’ solo per dire che dei vicoli, delle strade, del centro e della periferia di Shanghai ho da parte una grande esperienza e memoria personale. Cosi’, sono diverso rispetto a chi viene da fuori esclamando “oh, ma quanti grattacieli!”, da una parte ho una forte impressione rispetto ai nuovi panorami metropolitani e dall’altra pero’, spesso vado a pensare al loro aspetto originario. Proprio questa memoria ostinata, mi porta continuamente questo genere di domande: negli ultimi quindici anni, quali spazi di Shanghai sono stati ridimensionati, trasformati fino addirittura a sparire? E a rimpiazzarli, quali sono i suoi nuovi spazi?

 

Il primo grande spazio che si e’ ridimensionato e’ quello industriale. Tornando indietro a venti anni fa, ogni treno che entrava a Shanghai dall’altoparlante di ogni vagone la presentava cosi’: “ La citta’ industriale piu’ grande della Cina…”. Nel 1959 lo scrittore afroamericano W.E.B. Du Bois in visita a Shanghai, fu portato appositamente sul terrazzo piu’ alto del grattacielo di Shanghai situato sulla foce del fiume Suzhou– quello che al tempo era la costruzione piu’ alta della citta’, lo Shanghai Mansion- da li’ il paesaggio della nuova citta’ socialista appariva come un foresta di ciminiere a vista d’uccello[2]. In effetti, dal 1950 per trenta anni, una delle maggiori espressioni spaziali di questa “nuova citta’”, oltre alle costruzioni gia’ esistenti, e’ stata la costruzione di un gran numero di fabbriche, magazzini, moli. Queste non si concentravano solo in periferie come Minhang, molte di piu’erano distribuite direttamente in centro, persino infilate dentro i vicoli. Quando lavoravo in quella fabbrica che si trovava proprio all’estremita’ di un lunghissimo vicolo, nel suo circondario (oggi l’imbocco di via Beijing e via Jiangning) ad ogni passo c’era un magazzino, un molo, oppure negozi di vendita di utensili meccanici, con un odore diffuso di limatura di ferro e olio di macchinari. A meta’ degli anni ’80 mi sono trasferito vicino al fiume Suzhou nel quartiere di Putuo, cosa che rimpiansi perche’, stando ai vicini, quella era una zona di grandi fabbriche, in particolare ve ne erano due chimiche tali da rendere il tasso di cancro ai polmoni molto alto. Ovviamente, parlare qui delle costruzioni industriali non significa soltanto prendere in considerazione i capannoni industriali ma bisogna considerare anche i villaggi dei lavoratori costruiti in questi luoghi densi di fabbriche[3]. Si tratta di abitazioni appositamente costruite per la popolazione operaia (almeno all’inizio erano solo per i migliori), dove la vita spesso appariva come un prolungamento di quella della fabbrica[4], dove il vicino di casa probabilmente antrava e usciva dalla stessa tua fabbrica. Proprio queste grandi, numerose, nuove e vecchie costruzioni industriali, insieme ad una vita regolata dalla mattina alla sera formavano lo spazio industriale del socialismo a Shanghai. Inutile dire che dal ’49 per quaranta anni, questo e’ stato lo spazio che si e’ espanso piu’ velocemente.

Ma nei quindici anni della “ricostruzione della citta’”, di questo spazio non e’ rimasto nulla[5]. Entro l’anello delle sopraelevate interne, le fabbriche (non parliamo dei magazzini) sono state quasi tutte chiuse oppure hanno cambiato luogo. La fabbrica dove lavoravo, alla fine del 1997 ha staccato l’insegna e gli operai sono andati a spasso. Gli abitanti del Nuovo Villaggio di Caoyang, gia’ prima avevano levato le loro piccole insegne di legno tanto da non ricordare che quel villaggio si chiamava “operaio” molto tempo prima. Le grandi fabbriche costruite fuori dal centro per lo piu’ hanno chiuso le loro entrate, oggi sono serene come tombe. Le grosse ciminiere vicino a dove abito, oggi hanno smesso di fumare e il cielo e’ tornato limpido. L’autobus che prima passava appositamente per i lavoratori della fabbrica vicina e che cambiava la corsa proprio dietro a dove abito, naturalmente oggi ha smesso di passare. In una strada vuota, ho scoperto che la vecchia sede di una fabbrica di rotaie e’ stata eliminata, sostituita improvvisamente da una distesa di cemento per un parcheggio di macchine.Una persona informata sui fatti ha rivelato che questo posto e’ stato acchiappato da Zhou Zhengyi, il “piu’ ricco di Shanghai”, dopo che la sua situazione e’ venuta a galla, il posto e’ diventato cosi’[6]. A Chongming, a cinque minuti di cammino da dove ho il mio piccolo appartamento, ci sono tre fabbriche non piccole che oggi sono vuote, sui muri sale piena l’edera seccata, il vetro delle finestre e’ rotto, pendono le ragnatele.Mentre Pudong e al nord Kunshan, Suzhou e altri luoghi vedono diffondersi rapidamente parchi industriali sul modello americano, con la stessa rapidita’ si restringono gli spazi industriali del socialismo nella citta’ e nella periferia di Shanghai.

Un altro spazio che si e’ ridimensionato chiaramente e’lo spazio politico pubblico. Il requisito piu’ importante degli spazi urbani all’inizio della modernita’ e’ stato proprio la possibilita’ di organizzare raduni e manifestazioni su larga scala di natura politica[7]. Cosi’, oltre alle fabbriche, delle nuove costruzioni degli anni ‘50-‘60 di Shanghai che piu’ catturano l’attenzione vi sono le piazze e una serie di luoghi di riunione di grande dimensione: Piazza del Popolo, il Palazzo dell’amicizia sino-sovietico, Piazza della Cultura[8]; ma non solo qui, infatti nelle fabbriche e nei diversi organismi governativi, vennero costruiti innumerevoli luoghi di riunione politica trasformando teatri ed edificando auditori. Spesso, masse di centinaia di migliaia di persone in fila passavano in Piazza del Popolo per rivolgere il saluto verso il palco del sindaco. Ancora piu’ frequentemente era negli auditori e nei luoghi di riunione che le folle raccolte seguivano le diverse indicazioni e direttive che venivano dal capo su un palco, gridavano rabbiosamente gli slogan, esprimevano la propria gioia. Ma a volte, in momenti di confusione, anche in netto contrasto con la volonta’ dei governanti, ci si riuniva in questo tipo di spazi. All’inizio della Rivoluzione Culturale, in Piazza della Cultura  i ribelli “criticarono” il sindaco e il segretario di partito; alla fine della Rivoluzione Culturale invece il “comitato rivoluzionario” di Shanghai (questo il nome del governo cittadino nel periodo della Rivoluzione Culturale) dirigeva le fila delle milizie armate passando per Piazza del Popolo manifestando contro il nuovo governo centrale.

Oggi, tutto cio’ e’ come evaporato, non solo scolorito nella memoria popolare, ma soprattutto negli spazi architettonici urbani non e’ rimasto nulla. Il Palazzo dell’amicizia sino-sovietico presto cambio’ nome in “Palazzo delle esposizioni di Shanghai” dove oggi, uno dopo l’altro, stand espositivi di vendita di immobili fanno a gara per un buco. Piazza del Popolo ha subito diversi sezionamenti, la maggior parte dell’area e’ accerchiata da costruzioni nuove (dal Gran Teatro al Museo fino alle strade commerciali e ai parcheggi), non resta che un lungo e stretto passaggio di macchine e bici: rimane il nome senza piu’ nessuna consistenza. Piazza della Cultura, prima fu modificata in un grande mercato di fiori[9], poi se ne lascio’ solo un angolo per far sorgere un luogo chiamato “Piazza della musica”.  Seguendo il ridimensionamento delle occasioni di ritrovo di massa nella vita della popolazione di Shanghai, anche tutti gli altri luoghi di ritrovo e gli auditori si sono adeguati a questo mutamento. Certamente ci sono ancora luoghi di ritrovo su larga scala dove le persone vengono invitate a partecipare festosamente per assistere a performance e competizioni varie, ma con la dimensione politica pubblica non hanno piu’ nulla a che vedere, tanto da poter dire che l’acuto di un fan in uno stadio davvero si presenta come uno dei segni del ridimensionamento di questo spazio appena trattato, dall’architettura all’anima.

Un altro luogo che si e’ chiaramente ridimensionato e’ costitutito da quelle zone dove si chiacchiera e si passa il tempo libero: l’entrata dei vicoli, le piccole strade, i luoghi dove si vendono tabacchi e, un tempo, acqua calda. Agli shanghaiesi piace attaccare bottone, ascoltare e chiacchierare, e’ una delle caratteristiche di questa citta’. Se c’e’ tempo agli shanghaiesi piace scambiare due parole, non importa quanto si sia indaffarati e oberati di lavoro, c’e’ sempre qualcuno che risce a trovare del tempo,a mettersi con le braccia conserte e a guardarsi intorno; cosi’ era anche per la classe lavoratrice impegnata dalla mattina alla sera che, al ritorno a casa, scambiava qualche chiacchiera col vicino di casa. Piano pianoo dagli anni ’50 in poi, le condizioni abiative degli shanghaiesi si sono fatte abbastanza disagevoli[10], chi era abbastanza ricco poteva andare a svagarsi al cinema o in altri luoghi simili, chi aveva invece un reddito basso poteva solo restare nelle vicinanze a passare gratuitamente il proprio tempo libero. Si andava all’ingresso del vicolo, luogo di passaggio fra dentro e fuori dove poter incrociare i residenti che entrano ed escono, si stava cosi’vicino ai passanti e si potevano vedere persone e mezzi per la strada. Se l’imbocco del vicolo era abbastanza grande, ai lati magari ci trovavi il venditore di acqua calda dove potevi metterti a sedere, farti il te’ e scambiare tranquillamente informazioni con i vicini; oppure un piccolo tabaccaio, i cui padroni molto volentieri avrebbero scambiato con te qualche chiacchiera. Per quanto riguarda poi quegli abitanti che si sono fatti una piccola tettoia sulla strada, basta che non piova ed e’ sicuro che ci portano un tavolino, una sdraio di bambu’ e chiacchierano, mangiano, leggono il giornale, giocano a carte, si sventolano contro le zanzare e schiacciano un pisolino (d’altra parte,in estate solo il venticello caldo dei vicoli gli permetteva di dormire qualche ora all’aperto). Se radio e giornali sono sempre piu’ uniformi, i discorsi fatti all’ingresso dei vicoli e ai lati delle strade diventano invece piu’ interessanti, cittadini che non hanno potere e posizione infatti e’ solo in questi posti che possono avere notizie e informazioni affidabili. In questo senso posso dire che nelle zone, nei vicoli e nelle strade, mentre si facevano ogni sorta di attivita’ e pianificazioni governative che lentamente andavano a coprire in modo pervasivo il tempo libero degli shanghaiesi[11], proprio qui, nelle piccole tabaccherie,nei posti di vendita d’acqua e negli imbocchi dei vicoli, qui nei luoghi che attirano chi ha tempo libero, spontaneamente si vennero a formare spazi comunitari non governativi.

Oggi e’ ben diverso. Posti che vendono l’acqua non ce ne sono piu’. I piccoli tabaccai sono stati sostituiti da catene di negozi di vendita al dettaglio. Sebbene in alcune zone di intersezione fra citta’ e campagna siano aperti molti nuovi piccoli e piccolissimi negozi di oggetti quotidiani a gestione familiare, con padroni simili ai loro clienti, cioe’ persone che vengono da fuori citta’[12], tuttavia non sono in contatto con la vita dei residenti, hanno una durata temporanea, vale a dire che non riescono a formare uno spazio di scambio stabile[13]. I vicoli, nonostante siano una delle caratteristiche di Shanghai, vengono abbattuti giorno dopo giorno e diventano sempre piu’ rari. Quelle stradine contorte e strette sono state trasformate, sono state allungate e allargate, chi viveva ai suoi lati e’ scomparso, ogni sorta di veicolo che vi passava, i suoni e i rumori, le chiacchiere come la confusione fra pubblico e privato, tranquillita’ e disordine sono sparite. Mentre lo spazio architettonico metropolitano viene sempre piu’ ordinato, mentre la popolazione fluttuante e’ sempre piu’ numerosa e gli abitanti si abituano a serrare le porte di casa tanto da non sapere chi e’ che gli abita vicino, mentre il flusso dei media copre tutto e i giovani sono sempre piu’ dentro il mondo della rete e dei giochi elettronici, lo spazio del dibattito e delle chiacchiere faccia a faccia naturalmente va restringendosi[14].

In questi ultimi quindici anni, quali nuovi spazi sono nati e quali si sono velocemente espansi?

Intanto penso alle strade a scorrimento veloce, di superficie, sotterranee, sopraelevate… sotto e sopra si intersecano, si intrecciano che ti fanno pensare che la citta’ sia infilata dentro un grande serprente attorcigliato. Fra questi spazi ci sono quelli commerciali[15]. In molti luoghi dove prima mancavano, ora ci sono negozi: li trovi dentro e fuori le mura universitarie, in attesa del treno, dell’aereo, della nave, fino ad arrivare dentro i palazzi dove si abita, per non parlare delle stazioni della metropolitana che ora sono piene di ogni tipo di banconi per le merci. Nel centro della metropoli, i centri commerciali si sovrappongono[16] e un po’ piu’ ai margini invece gli ipermercati occupano e affollano lo spazio[17]. Si costruiscono serie di palazzi ad uso ufficio a prezzi diversi. Lussuosi alberghi a cinque stelle o “cinque stelle platinate”, motel e hostel economici per le compagnie turistiche, ogni tipo di alloggio a diverse stelle viene aperto tanto da far diventare la “percentuale abitata” (di camere d’albergo e strutture simili) uno indice normale dell’economia della metropoli nel dibattito mediatico. Da una parte l’espansione nella superficie[18], dall’altra una sempre maggiore uniformita’ di modelli: i centri commerciali spesso si presentano sotto il nome di “piazza”, ogni piano offre diverse catene di negozi specializzati; catene di supermercati con scaffali affollati che costruiscono irregolari labirinti di acquisti; nei palazzi degli uffici, porte di vetro e  separe’ che si formano come strette celle di un alveare, che fanno sentire a chi le abita di essere come api operaie; alberghi che appartengono alle stesse catene con stili architettonici simili, tanto che un cliente puo’ confondersi a ricordare dov’e’ che aveva alloggiato la volta passata. La brusca espansione sempre piu’ standardizzata degli spazi commerciali fa emergere una grande tendenza nei cambiamenti degli spazi della Shanghai di oggi, che imbianca velocemente ogni tipo di caratteristica rimasta del passato, e in cambio conferisce al proprio immaginario l’aspetto standardizzato di una metropoli internazionale.

Dopo le strade e gli spazi commerciali, il terzo spazio e’ quello degli uffici degli organismi statali, la sua espansione e’ davvero particolare, non tanto per l’estensione in superficie (per quanto anche questo aspetto meriti attenzione[19]) ma per un avanzamento nel lusso dei suoi modelli architettonici. Dai primi anni ’90, prima le banche, poi gli uffici di riscossione delle imposte, delle poste, delle agenzie di stampa, delle televisioni, dei tribunali e della polizia a seguire, infine tutti gli apparati governativi della citta’, dal livello piu’ alto fino a quello piu’ basso, tutti hanno edificato dei magnifici palazzi ad uso ufficio: grandi saloni rivestiti in marmo, sistemi di aria condizionata centralizzati, pavimenti in vero legno lucido, l’ufficio del capo arredato con un bagno personale[20]. “Lavorare in ufficio”, il suo significato muta continuamente, e fuori dagli uffici anche gli altri spazi di servizi si espandono: ristoranti, caffe’, sale d’attesa degli alberghi, centri di formazione e di vacanza… alcuni sono proprio progettati per stare nei palazzi ad uso ufficio, ma di piu’ne troviamo fuori citta’ e in periferia.Anche nell’appartata Chongming c’e’ questo fenomeno, un albergo-ristorante dove le tracce di persone sono scarse, molto curato, dove solitamente si accolgono i turisti,ma pochi, ecco che subito chiude le porte quando arrivano i “compagni dirigenti” e la linea di demarcazione fra spazio commerciale di lusso e lo spazio dell’ufficio si fa sempre piu’ indistinta.

Tuttavia, sono gli spazi residenziali che si sono sviluppati con maggiore velocita’ e grandezza.Venendo in aereo si puo’ vedere la citta’ dall’alto come fosse un campo infinito di mattoni al sole, fitte fila di palazzi residenziali[21]. Negli ultimi quindici anni, l’area di questi mattoni al sole si e’ piu’ che raddoppiata. Quando frequentavo l’universita’ a fine anni ’70, via Fiume Jinsha era un esempio di piccola e stretta strada di periferia, ai margini dei due lati della strada c’erano alberi con le strisce in calce, oltre gli alberi i campi coltivati. Oggi invece la strada e’ stata piu’ volte allargata, allungata, c’e’ rumore e smog, ai lati alti palazzi, se la si percorre in macchina per un’ora, non riesci a uscire fuori dall’accerchiamento delle abitazioni residenziali[22]. Strade simili a questa con uno “sviluppo” esplosivo di abitazioni residenziali sono migliaia[23]. Eppure, l’espansione degli spazi residenziali di questa citta’ non consiste soltanto in  cio’ che puoi vedere dall’alto di un aereo, solo la quantita’ enorme di appartamenti residenziali e l’allargamento della superficie urbana. Questa espansione ha infatti anche creato una nuova forma di spazio integrato che ha come centro l’abitazione residenziale. Negli ultimi quindici anni questa nuova forma di spazio ha inghiottito e modificato senza sosta gli altri spazi per arrivare a corprirne  l’intera citta’o almeno per dirigere la tendenza delle rimanenti parti della citta’.

Ma che significa spazi integrati che hanno come centro l’abitazione residenziale?  Se dal centro te ne vai verso sud-ovest, verso nord e verso Pudong (est), arrivi in quei nuovi complessi residenziali e capisci: l’intera pianificazione della zona ha le abitazioni residenziali come centro, le altre cose come le fermate della metropolitana, gli autobus, i supermercati, le scuole, i ristoranti, il pronto soccorso… tutte dipendono dalle abitazioni residenziali: non solo non hai piu’altre scelte, se la zona residenziale ti da’ un angolo vuoto e’ li’che te ne stai accucciato[24]; ma non c’e’nemmeno relazione i servizi delle altre zone simili,bisogna costruire una fermata d’autobus? Inutile osservare il piano regolatore generale, basta guardare il diagramma della pianificazione della zona, se e’ prevista allora la costruisci, se non e’ prevista non te ne curi[25]!

Ovvio che questo tipo di nuovi spazi integrati non si estendono solo ai margini della metropoli ma continuano ad allargarsi anche in centro. O si abbattono le vecchie case, come nella nuova zona di Pudong dove si e’ costruito su un’area che ha tagliato intere sue parti come con un coltello[26]; o, come un ago in una fessura, prima si edificano due palazzi costosi, poi pezzo per pezzo se ne modifica il circondario: trasferire le fabbriche e chiudere i magazzini, costringere le librerie ad andar via e riformulare l’estensione dei negozi… ristoranti e bar seguono la logica del “piu’ sono, meglio e’”, proibito stare dove non ci sono luoghi per il tempo libero; il rumore del traffico e’ troppo forte? Basta semplicemente spostare un po’ la fermata dell’autobus[27]

In questi ultimi quindici anni molte strade e zone del centro sono diventate pulite[28], sempre piu’ destinate al tempo libero, riempite di caffe’, piccoli negozi specializzati, fiorai con fiori e piante fresche e multicolore. In questi spazi c’e’ un via vai di persone diverse, sempre di meno i poveri, sempre di piu’ i ricchi, sempre meno i cinesi e sempre piu’ gli stranieri. In centro gli appartamenti sono uno piu’ bello dell’altro, cosi’ come il loro prezzo strabiliante, con le zone vicine che anche loro hanno cambiato aspetto; non sono piu’ quei luoghi di incrocio pieni di luci e riflessi elettrici, ma sempre piu’ vanno ad assomigliare ad angoli dediti al tempo libero dove trovi tutto cio’ che serve[29], modellandosi come le tranquille zone residenziali di lusso. Come girini che diventano rospi, lo spazio residenziale  si e’ sviluppato sino allo stadio in cui viene chiaramente modificata l’idea stessa di residenza: non si tratta piu’ solo di spazi dove si abita, allo stesso tempo vanno a raccogliere altri spazi; la residenza non riguarda piu’ solo l’abitare dei cittadini di Shanghai ma coinvolge i nostri ristoranti, gli ospedali, la viabilita’, le scuole… comprende quasi tutta la nostra vita metropolitana. Non influenza dunque solo la situazione abitativa degli shanghaiesi ma tutti gli spazi di vita di Shanghai. L’influenza e’ spesso talmente diretta che da motivare la scelta della fermat di una metro, la posizione di un ipermercato , l’altezza di un palazzo ad uso ufficio, lo spostamento delle universita’ in periferia; tutto cio’ che sta dietro alla costruzione degli spazi urbani ha una relazione di dipendenza dalle nuove forme di spazi integrati che hanno l’abitazione residenziale come proprio centro[30].Certamente questi nuovi spazi integrati sono ancora lontani dal coprire interamente Shanghai, hanno solo dieci anni di storia, le enormi capacita’ che hanno non sono ancora emerse a pieno. Ma quel che voglio dire e’ che il quadro del processo di residenzializzazione in questa citta’ e’ gia’ abbastanza evidente, gli spazi integrati con la residenza come centro diventano giorno dopo giorno la nuova forma principale dello spazio di Shanghai. Inutile dire che i diretti creatori di questo spazio, gli imprenditori immobiliari, logicamente hanno sempre piu’ la brama di fare da primo progettista dei nuovi spazi dell’intera citta’.

Fin qui ho parlato solo delle trasformazioni dello spazio architettonico, ma lo“spazio” non e’ solo quello materiale, attiene anche all’immaginario e alla psiche, queste dimensioni si implicano a vicenda, sono osmotiche, tale e’ la costruzione del significato di base della parola “spazio”. In effetti, quasi contemporaneamente allo sviluppo su larga scala degli spazi residenziali a Shanghai, una serie di parole e immagini che descrivono, spiegano e conducono questo sviluppo si sono diffuse ovunque. Esse si appellano direttamente alle molteplici sensazioni che gli shanghaiesi hanno rispetto al mutamento materiale degli spazi,  con un forte e chiaro intento di costruirne uno nuovo.

In questo spazio di parole e immagini, naturalmente il ruolo piu’ attivo lo svolgono le pubblicita’ delle proprieta’ immobiliari residenziali[31]. Sono il tipo di pubblicita’ che piu’ attirano l’occhio in questa citta’[32]: per strada, ai lati delle sopraelevate, sui giornali, sulle riviste e sugli schermi all’aperto, dentro i poggiatesta dei taxi, nelle cartine turistiche, persino sulle carte d’imbarco emesse dalle compagnie aeree, appaiono ovunque.Dal punto di vista della composizione, queste pubblicita’ prestano moltissima attenzione alla chiarezza, all’equilibrio. al colore ed alla forma dell’immagine, ogni parte del quadro e’ interrelata, immagini e scritte si legano a vicenda in modo sicuro, raramente sporgenti o con elementi figurativi chiaramente storti.  Entro questi presupposti di equilibrio visivo, la prospettiva spesso usata esalta chiaramente la posizione alta che occupa il residente che sta nello spazio materiale della sua abitazione (rivelando cosi’ lo spazio della classe sociale di appartenenza). Meno utilizzate le pubblicita’ con elementi visivi troppo forti e vividi: superficie chiara d’acqua che non si increspa nella zona residenziale, rami degli alberi che se ne stanno tranquilli fuori dall’abitazione, raggi del sole che entrano dalla finestra nel pomeriggio, tende e tovaglie lisce color crema: il motivo e’ pero’ sempre il medesimo, associare alla residenza la caratteristica di “proprieta’ immobile”, costruire un’ atmosfera visuale che possieda una chiara prospettiva, guidare chi guarda a una sorta di inconscio ottico: tutto cio’ che vedo, cioe’ la residenza e quello che rappresenta, e’ stabile e tranquillo, affidabile, incrollabile, da comprare a occhi chiusi, durevole.

Ancora piu’ significativo e’ che una parte di queste pubblicita’, a differenza dei volantini di vendita delle societa’ di intermediazione immobiliare, non fanno vedere la grandezza, la superficie e la forma dell’abitazione, essa infatti occupa solo un angolo della pubblicita’ o al limite ne e’ del tutto assente. Cosa vogliono far emergere allora? Prima di tutto, il sapore esotico: “gusto statunitense”, “ vera spiaggia australiana, koala ed eucalipti”, eleganza in stile vittoriano della “contea londinese”, “Spagna riportata all’originale”, “residence stile francese postmoderno”, “ alla ricerca dell’ eta’ migliore dell’Europa classica”; ce ne sono anche alcune che si riferiscono alla vita dei ricchi della Shanghai degli anni ’30: “all’ombra dei platani”, “eleganza e romanticismo aristocratico”; poi il riferimento alla felice vita familiare: spesso si tratta di tre persone che compongono il nucleo familiare[33] che se ne stanno a divertirsi al bordo della piscina della zona residenziale, oppure che passeggiano all’ombra delle strade alberate della zona. Tali immagini di felicita’ familiare spesso sono ambientate in una zona di alta classe, vero obiettivo di queste pubblicita’: fare l’arrosto dietro la porta, gustare il te’ sulle sdraio del giardino… godere completamente della metropoli moderna: salire su su in alto ad ammirare il rigoglioso luccicare dei neon della metropoli, oppure attraversare le strade commerciali che affollano la zona residenziale, o addirittura avere la possibilita’ di un treno ad alta velocita’ che qui si ferma a simboleggiare la velocita’ dei trasporti, del “chi prima arriva, meglio alloggia”;  proseguendo poi ci imbattiamo in ogni sorta di valore aggiunto, dalla metafisica “epoca dell’indipendenza”, “liberi e moderni”, “vita post-shanghai-ista” , allo stile heideggeriano “l’uomo, abitare poeticamente”; ma dopo la metafisica ce ne sono altre fisiche: dal circondario del vasto spazio della residenza fino all’ammirazione profonda che i ceti sociali con redditi bassi concedono a queste residenze[34]

Bisogna proprio ammirarli questi pubblicitari che non vanno a incensare le funzioni materiali del cemento armato delle nuove zone residenziali e invece si spendono per creare ogni tipo di valore astratto e forgiano nuove residenze, formando cosi’ un tipo di collegamento sacro fra questi due ambiti, materiale e immateriale, un collegamento che colloca i due ambiti sullo stesso piano e tutto cio’ che preparano sul piano visuale serve a suscitare questo stretto legame: basta che compri la casa e hai tutto[35].

Queste pubblicita’ hanno anche un’altra caratteristica che forse appartiene a tutte le pubblicita’ cinesi: le scritte occupano una posizione che salta all’occhio. Non intendo quei caratteri di piccolo formato che presentano i dati relativi all’appartamento, ma quei grandi caratteri in neretto che compongono lo slogan. Per esempio nel 2005, all’incrocio fra via Wuning e via Changshou per almeno un anno c’e’ stato un cartellone pubblicitario (10×5) raffigurante un corso d’acqua con i suoi palazzi ai lati e gli alberi, ma cio’ che colpiva di piu’ l’occhio erano i grandi caratteri orizzontali: “liberta’e modernita’”, parole che chiaramente fanno riferimento a due valori che dagli anni ’80 in poi hanno avuto la capacita’ di muovere i cinesi, poi accompagnati dal segno di equivalenza e la restante parte: “abita qui”. Si puo’ dire che quasi tutti i caratteri in neretto segnino questa equivalenza, per esempio in “ Il giardino della citta’ del sole, realizzare la nobilta’ della prima generazione”, si fa l’equivalenza fra acquistare una casa e l’essere ricchi; “natura, uomo e architettura in una chiara relazione benefica”, qui l’equivalenza sta nell’acquisto della casa, della salute e della natura; “villa di Jiande: promessa di una vita internazionale” vale a dire che comprare la villetta equivale alla vita di chi ha avuto successo all’estero; riguardo a “leggere il diario intimo di una donna fine” e’ ancora piu’ interessante, comprare la casa vale ad essere una donna fine.

Da un certo punto di vista, queste colorite equivalenze possono essere considerate come la variazione di una sola: basta comprare una casa e, nel cambiamento che investe la societa’, si ha la possibilita’ di essere i primi. Ricchezza, posizione, fama, moglie dal bell’aspetto occidentale, una vita rilassata, uno stile sostenuto… tutte quelle cose che nella realta’ si avvicinano al sogno, nella pubblicita’ diventano a portata di mano. Dal 2004 “sedere/possedere” e’ divenuta una espressione comune nelle pubblicita’ immobiliari. Chi “siede/possiede” ha la possibilita’ di poter beatamente vedere e abbracciare tutto.

Quelle formule di due anni fa che apparivano troppo dirette e facili da mettere in dubbio, del tipo “basta che…e puoi…”, oggi sono diventate abbastanza figurate, con una maggiore rete di significati sottintesi. Proprio per questo, il legame fra immagini e scritte diventa ancora piu’ tacito e stretto, anche se chi guarda prova solo a livello dell’immaginazione la sensazione di “sedere/possedere”, inizia comunque ad entrare in quello stato d’animo ottimistico che la pubblicita’ diffonde: “si, e’ tutto molto facile…”

Scritte di questo tipo non appartengono solo alla pubblicita’, alcune di esse diventano anche il nome stesso delle residenze. Interessante notare che all’inizio degli anni ’90 si usavano nomi come “ricco giardino”, “appartamenti presidenziali” e “piazza imperiale”, a meta’ degli anni ’90 “giardino romano” “parco Vienna” e “parco della bellezza”, poi verso il 2000 “Cambridge”, “ villaggio londinese”, “giardino della fortuna”, infine dal 2005 “giardino della felicita’”, “fra nuvole e acqua[36]”, “residenze dei grandi Tang”. Solo dai cambiamenti dei nomi degli edifici residenziali gia’ si possono vedere i punti di forza su cui le immagini della pubblicita’ lavorano e come, seguendo i cambiamenti della moda della societa’, siano venuti a modificare il proprio orientamento[37]. Se diciamo che quelle belle immagini pubblicitarie e la grezza rappresentazione dell’originale non riescono a rendere completamente il quadro della ricchezza e dell’apparenza esterna delle nuove residenze e che si puo’ solo creare un effetto immagine indistinto con la necessita’ che sia il consumatore stesso che deve andare ad afferrarne il senso, allora le scritte dentro le immagini e sulle entrate delle nuove residenze servono piu’ o meno a prendere per l’orecchio chi guarda e a mettergli nel cervello la conclusione del quadro.

Le nuove residenze sono stabili e di valore. Non sono soltanto un appartamento o una villetta, ma rappresentano identita’, ricchezza, eleganza, un tipo di vita che suscita l’ ammirazione degli altri[38]; il successo non e’ irrangiungibile, comprare la casa e’ facile come fosse una scorciatoia gia’ confezionata: cosi’ ci accorgiamo di come le pubblicita’ interpretino i cambiamenti dello spazio urbano e architettonico degli ultimi quindici anni. E’ una comprensione basata sull’immagine, con le scritte che hanno anche una funzione visuale di esortazione volta a rafforzarne l’effetto complessivo.Cosi’, l’immagine della pubblicita’ rappresenta un nuovo modo di formazione dell’immagine stessa: con l’abitazione come centro si viene a costruire una figura completa del mondo che va ben oltre l’ambito delle case, cio’ che esprime non e’ solo l’immagine delle nuove residenze o l’immagine di una parte di una nuova forma di vita, ma e’, o almeno vorrebbe essere, un’ immagine completa ed effettiva di una nuova forma di vita. Seguendo il continuo espandersi e ripetersi di questo tipo di immagini, a ingrandirsi progressivamente e’ una disciplina dello sguardo e di consapevolezza che ha nell’abitazione residenziale l’angolazione visuale di base: la prospettiva della residenza ti porta a guardare il mondo della vita, ti incita a vedere progressivamente la residenza come il centro di questo mondo. L’interpretazione delle pubblicita’ degli spazi architettonici residenziali entra davvero profondamente nella mente delle persone poiche’ gradualmente la sua composizione delle immagini diviene familiare ai cittadini, che la interiorizzano come una abitudine visuale che afferra i nuovi spazi metropolitani; una disciplina dello sguardo e della consapevolezza che viene progressivamente accettata dai cittadini e interiorizzata come una abitudine di base per la comprensione del nuovo mondo della vita[39].

La cultura e gli spazi architettonici delle residenze abitative shanghaiesi degli ultimi quindici anni, mostrano uno sviluppo comune e un processo di crescita simbiotica, dove le pubblicita’ immobiliari non hanno affatto avuto una parte isolata. La loro comprensione visuale dei cambiamenti materiali dello spazio, cosi’ come nelle altre immagini commerciali (automobili, arredamento, mobili, elettrodomestici, cosmetici etc) ha ottentuto una risonanza e una capacita’ sempre maggiore di coordinarsi con tutti gli altri elementi della societa’.

Questa e’ una pubblicita’ di un mobile dell’IKEA (che a Shanghai ha avuto molto successo, tradotto abilmente con Yi Jia“ casa confortevole ”) : un bicchiere di vino pieno a meta’, un libro aperto, una scarpa col tacco alto lasciata per terra, tutto questo intorno a un divano rosso; questa la pubblicita’ dell’orologio da polso svizzero Titoni: un uomo e una donna bianchi, alti e brillanti, vestiti in abito da sera, mano nella mano scendono le scale verso il soggiorno; questa la pubblicita’ del televisore a cristalli liquidi LG nel canale Orient di Shanghai: le immagini sono cosi’ chiare e distinte che la giovane famiglia di tre persone che allegramente lo guarda, si ribalta dal divano; questa la pubblicita’ sui monitor dei vagoni della metropolitana: alla luce blanda di una lampada di comodino, una moglie chiede amabilmente al marito “tosse?” e l’immagine cambia in una chiara mattina che si affaccia al letto dei coniugi ed una voce che pubblicizza delle pillole; questa la pubblicita’ dell’azienda tessile Mercury su MTV, lenzuola e copricoperte bianche con una stella del cinema di Hong Kong sopra e la scritta: “amore di letto, amore di casa”… Sebbene diverse per la trama e per gli oggetti, queste pubblicita’ ripetono la stessa cosa: organizzare ed espandere la visuale della vita degli spazi interni attorno alla residenza abitativa o agli oggetti che la caratterizzano .

Allo stesso modo, quando pubblicita’ di automobili di ogni tipo[40], utilizzando tecniche di sintesi computerizzate, fanno di una montagna innnevata, di un ponte di ferro, di una piazza brulicante, il panorama interno o riflesso del veicolo, in modo ancora piu’ estremo (rispetto alla pubblicita’ delle case) sottolineano la posizione preferenziale degli “interni” rispetto agli “esterni”.Strade, fabbriche, villaggi, campi, questi ampi spazi che i giornali, i film, i romanzi, le fiabe una volta rendevano come infinatamente belli e addirittura sacri, oggi quasi sono ridotti a cittadini di seconda classe, il loro ordine viene riportato dentro gli spazi interni, di cui quelli delle automobili ne rappresentano i piu’ piccoli, cosicche’ se occupi questi spazi interni allora possiedi quelli esterni. E’ un nuovo ordine gerarchico che viene, di nascosto, a formarsi.

Piu’ si entra in una fase di “agiatezza” della produzione delle merci[41], piu’ si ha la necessita’ di produrre e diffondere i valori semiotici associati alle merci, tutte le pubblicita’ commerciali fanno il coro a quelle delle residenze, su piu’ grande scala disegnano un effetto immagine della vita che porta all’equivalenza tra una “vita migliore” e la vendita materiale di cose, spacciandosi quasi come necessarie.

Nella Shanghai di oggi, SUV piu’ o meno da fuoristrada, rossetti grandi come mezzo dito, basta che siano oggetti vendibili e la pubblicita’ li usa come oggetti di scena per le sue immagini ad effetto[42]. Prima le pubblicita’ immobiliari associavano semplicemente l’abitazione alla scorciatoia per il successo personale nella vita, le abitazioni che presentavano erano abbastanza spoglie; ma ora, con il riflesso e il riempitivo di questi oggetti degli interni e degli esterni, la scorciatoia e’ molto piu’ chiara, piu’ completa. Non importa se siano equivalenze o scorciatoie, una volta che se ne ha una sensazione chiara e distinta, non ci si puo’ piu’ attardare sulle immagini pubblicitarie virtuali, ma bisogna fare un passo avanti, realizzare delle rappresentazioni piu’ materiali. Arrivata a una sua certa stabilita’, l’interpretazione, la lettura degli spazi urbani si trasforma in identita’ e viene da quegli spazi presa come versione originaria da imitare.

Vedi nella Shanghai di oggi gli interni e le vetrine degli esercizi commerciali,  caffetterie che danno importanza allo stile, ristoranti, sale d’albergo e finanche le grandi sale d’entrata di alcune istituzioni ufficiali deputate all’istruzione, le loro decorazioni interne e l’architettura esterna, tutto viene chiaramente costruito sul modello dell’equivalenza.

Che si riferiscano all’ “eleganza”, alla “nobilta’”, al “gusto della classe agiata” e al “contesto unico” oppure alla “stabilita’”, alla “comodita’” e all’ “individualita’”, oppure semplicemente allo “stile del mobilio”, tutto viene inscritto nello spazio della residenza, ne diventa un suo attributo organico. Con questa materializzazione, la percezione degli spazi e delle immagini costruite congiuntamente dalle pubblicita’ delle macchine e delle case, la disciplina dello sguardo e della consapevolezza che risiede in queste percezioni, adesso ha maggiori possibilita’ di diffondersi su una scala ancora piu’ ampia.

In questa citta’, le pubblicita’ commerciali hanno un’influenza sempre maggiore sull’intero mondo delle immagini virtuali[43]. Cosi’, solo da cio’ che mostrano le immagini delle pubblicita’ delle macchine e delle residenze, possiamo vedere come un tipo di modello di rappresentazione visuale (representation) che “mette a fuoco” (e che quindi restringe e riduce) degli spazi residenziali e addirittura degli spazi materiali tout court, stia prendendo forma e si stia diffondendo su larga scala.  Essa sorvola sui cambiamenti degli altri spazi, fa fuoco solo sugli spazi residenziali, non li indica nella loro realta’, ma come rappresentanti a pieno titolo di ogni sorta di valore astratto. Questa rappresentazione visuale (representation), oggi, insieme a fattori culturali, economici e politici[44], ricostruisce l’ambiente visuale che tutti i giorni gli shanghaiesi hanno di fronte. Quando gli spazi integrati che hanno la abitazione residenziale come proprio centro vanno a costruire e coprire su larga scala la nuova Shanghai, attraverso una semiotica visuale estesa, non solo tale rappresentazione visuale (representation) interpreta e spiega questi cambiamenti spaziali, ma in misura piu’ profonda partecipa alla realizzazione delle forme dei nuovi spazi, divenendo uno degli elementi centrali di questa costruzione. Con l’aiuto di un clima culturale da fast-food, l’ambiente di queste nuove immagini e spazi, spinge pervicacemente i cittadini di Shanghai, in particolare i giovani, ad avvicinarsi e dipendere da un ambiente visuale caratterizzato dagli interni, li educa alla venerazione e all’amore verso la l’abitazione e la famiglia[45]. Proprio su queste basi fatte da vicinanza, dipendenza, amore e venerazione, inizia a nascere e si diffonde nella testa di tantissimi giovani il desiderio di sposare lo spazio psicologico e immaginario con il nuovo spazio materiale. Se ti sei tranquillamente sistemato in un ambiente visuale caratterizzato dagli interni, se sei ormai abituato ad affacciarti verso il mondo dalla tua finestra di casa, non penserai forse che “naturalmente” avere una casa finemente ristrutturata sia la cosa piu’ importante nella vita?

Spontanee o no, le necessita’ della vita degli abitanti di Shanghai sono oggi realmente sempre piu’ complesse. Oltre ai bisogni primari del cibo e del vestiario, della famiglia e dell’occupazione, e’ una vita che necessita il piu’ possibile di vasti scambi sociali, che vuole ottenere quante maggiori notizie e informazioni, condividere e consumare cultura, vuole partecipazione nella sfera pubblica e politica, o almeno non vuole rimanerne al buio, vuole continuare a imparare nonostante abbia gia’ un diploma di laurea… quindi non chiede alla citta’ solo negozi, supermercati, appartamenti e metropolitane, vuole anche ogni sorta di relazioni pubbliche, vuole partecipazione nei luoghi della politica, non solo uffici, ristoranti e asili nido ma anche spazi d’ogni tipo per la cultura, l’intrattenimento e l’educazione, realta’ della vita queste, che avanzano una chiara richiesta agli spazi urbani: per soddisfare tutte le diverse necessita’ della vita, non si puo’ seguire una sola direzione, la tua struttura deve contenere elementi differenti, e farli combaciare in modo equilibrato ed eguale.

Eppure, gli spazi reali della citta’ non prendono in considerazione queste richieste reali. Per esempio Shanghai, piu’ di cento anni fa mercanti e militari europei istituirono le concessioni vicino al fiume Huangpu, quando la aprirono come citta’ della modernita’, gli spazi di questa citta’ erano chiaramente irregolari, obbediva quasi completamente alla logica dell’espansione imperialista e capitalista europea, tutto il resto veniva dopo[46]. Nella prima meta’ del ‘900 era presente ogni tipo di forza: veterani dell’imperialismo e del capitalismo occidentale, il nascente militarismo giapponese, il governo nazionalista, una nuova classe borghese nazionale con base nei capitali del Jiansu e Zhejiang; ognuna di queste forze entro’ con la sua logica negli spazi metropolitani di Shanghai, da diverse direzioni (e a volte, temporaneamente, in collaborazione) vennero a coinvolgere e modificare questi spazi. Nella primavera del ’49 ci fu la liberazione di Shanghai e con essa l’inizio di un nuovo cambiamento degli spazi. Se e’ vero che la forma spaziale dei luoghi della vita esprime una definizione della vita stessa, allora, in base a quanto detto grossolanamente sopra, ci si puo’ accorgere che i cambiamenti avvenuti negli spazi architettonici fra gli anni ’50 e ’70, hanno definito la vita in base alla categoria del lavoro. Quelle grandi zone operaie inclusive, quelle sale riunioni dove si innalzavano bandiere e leader, ti dicevano sempre: il senso dell’uomo non e’ se non nel lavoro, nelle forze produttive, nella rivoluzione del pensiero e della politica[47].

Oggi, vediamo nuovamente cambiare gli spazi della citta’ e dunque la definizione stessa della vita[48]. Se prima delle Riforme e Aperture c’era uno spazio pubblico uniforme che si espandeva velocemente ad occupare ogni spazio privato, dal 1990 e’ quasi il contrario, il senso e’ diverso ma e’ comunque una uniformizzazione dello spazio, questa volta e’ il privato che va ad espandersi e va ad occupare tutti gli altri spazi di questa citta’. Seguendo la veloce espansione degli spazi integrati che hanno la residenza abitativa come centro e con essa la diffusione continua dell’immaginario dello spazio e la rappresentazione visuale (representation) delle immagini che ci va a braccetto, Shanghai fa emergere un volto nuovo come mai l’aveva avuto. A dispetto del fatto che la maggior parte delle attivita’ dei cittadini di Shanghai non siano affatto confinate in casa, la configurazione spaziale della citta’ segue sempre piu’ un processo di residenzializzazione, le residenze e la logica complessiva della pianificazione edilizia influenzano progressivamente e profondamente tutta la composizione degli spazi metropolitani. La categoria del lavoro del passato e’ stata progressivamente sostituita da quella dell’abitare, che e’la nuova ideologia corrente che con tutte le forze sta promuovendo ogni forma di produzione culturale: pubblicita’ commerciali, programmi di intrattenimento dei media, libri e musica in voga fino ad arrivare anche ad attivita’ accademiche e teoriche; tutto cio’sta creando una nuova tendenza sociale, ridefinendo l’uomo e la sua vita: una vita agiata e’ il piu’ grande obbiettivo a cui aspirare, il suo punto centrale e’ la casa, la cui forma principale e’ la nuova residenza abitativa meritevole di ammirazione[49].

Chi, nella Shanghai odierna, riesce a stare lontano da questo addestramento pervasivo, materiale e immateriale?

Questo addestramento e’ proprio congeniale a come le persone interpretano la realta’: ecco un lavoratore che da solo deve affrontare il capo in un’epoca in cui si vive la preoccupazione della sostituibilita’, la sera deve fare straordinari senza posa e vorrebbe avere delle spiegazioni dal capo; ma come si fa a non vedere che sulla sua scrivania c’e’ una pila di domande di lavoro?  Ecco uno che continuamente fa pensare che la realta’ sia piu’ forte e piu’ importante rispetto alla piccolezza del se’, fin dalle scuole elementari ci siamo abituati a lasciare da parte i nostri piaceri, ci siamo adattati alle richieste dei genitori e dei professori, da adulti meno che mai ci si puo’ mettere a diffondere la malattia infantile di voler cambiare la societa’ e di volere una affermazione indipendente di se’. Ecco uno che, in un’epoca di svalutazione dei valori astratti, spinge le persone a godersi le cose materiali, ma quale uguaglianza! Ma quale poesia! Paroloni altisonanti. Guarda questa pagina patinata di rivista, che bella collana! Ti stimola a fissarti sugli interessi personali in un’epoca in cui tutto il resto ha perso di interesse; le catastrofi nelle miniere dello Shanxi? Ma cose cosi’ ce ne sono ogni giorno, che crudelta’! Quindi non andarci a pensare! Il conflitto palestinese? Con me che c’entra? Cio’ ti porta ancora di piu’ a diffidare degli sconosciuti, in un’epoca in cui solo standosene chiusi in casa si puo’ essere tranquilli, tolte le scarpe e stando in camera da letto, davvero solo li’ te ne puoi stare rilassato. Dunque, questa e’ un’epoca in cui si e’ spinti ad arrivare individualmente, da soli dentro la vita materiale, un’epoca in cui tempo libero e passione per la vita sono spese nel consumo, nel bere caffe’ e viaggiare, basta poter usare la carta di credito nel negozio, basta tenere alle quotazioni delle azioni come tesori di famiglia, in viaggio in una bella localita’ basta poter partire dalla meta’ del prezzo e trattare… ecco: sei proprio uno shanghaiese libero e felice!

Se diciamo che delle forze miopi o estremamente furbe hanno spinto la citta’ verso quel cambiamento di direzione che ora vediamo, allora anche questo tipo comune e realistico di sentire visto sopra, guida le persone ad accettare profondamente (finanche a partecipare attivamente e goderne una parte relativa) questi cambiamenti spaziali. Ad oggi, l’espansione dei nuovi spazi in questa citta’ non ha quasi incontrato nessuna opposizione di rilievo[50]. Ci siamo abituati velocemente a concentrare la nostra attenzione e le nostre entrate sulle nuove residenze abitative, l’animo sereno nell’amministrare il nostro nido di felicita’, gli sforzi per ottenere quell’allegria del fare soldi con i soldi. Ogni nuova casa, particolarmente quella dei giovani, e’ sistemata e pulita cosi’ bene, lussuosa, senza un grammo di polvere, anche se poi, quando si esce a un passo da casa c’e’ immondizia e acqua stagnante. Questa “casa” ci fa entrare nella vita moderna: entri, ti levi le scarpe, accendi lo scaldabagno per la doccia, ti siedi ad un tavolo rettangolare per mangiare, affondi nel tuo divano a forma di zoccolo per guardare un dvd, metti il pigiama e vai nella camera da letto, stai in un balcone delimitato da finestre bianche di plastica, a venti trenta metri di fronte da un altro palazzo di appartamenti, e cosi’, libero ti lasci andare a un lungo sbadiglio… questa “casa” ci fa possedere nuovamente la “societa’”: i vicini sono simili a noi, anche loro possono mettere su una somma per comprare una casa, e possono scegliersi come noi uno stesso stile architettonico; i certificati immobiliari anche sono simili, sugli interessi c’e’ un naturale senso di comunanza, e quando siamo di fronte al cattivo servizio delle compagnie immobiliari, si lotta insieme contro il comune nemico, cio’ che davvero ti fa provare la forza della “massa” e della “collettivita’”[51]!

Visto che la “casa” e’cosi’, noi siamo disposti ad accettare le ingratitudini e gli oneri della vita, siamo ancora piu’ attenti all’espressione del viso del direttore o del capo, ci mettiamo in dura competizione sul mercato del lavoro… l’ambiente circostante giorno dopo giorno e’ sempre piu’ residenzializzato, le relazioni umane sono sempre piu’ come quando si stacca dal lavoro, vale a dire che non solo nel tragitto di ritorno a casa si va veloci e non si ha voglia di guardarsi attorno per strada, ma che addirittura nemmeno si chiede con chiarezza qual e’ il nome del proprio vicino di casa; certo, se invece si tratta di superiori e di persone che fanno il nostro interesse, ci rivolgiamo a loro con false adulazioni. L’atteggiamento stesso diventa sempre piu’ legato a un processo di sedentarizzazione, soltanto a casa puoi sentire te stesso e solo in luoghi simili a una casa possiamo sentirci a nostro agio e avere la sensazione di familiarita’. Siamo sempre piu’ abituati a fissare gli ideali dell’esistenza in base a standard legati all’abitare: non solo moglie e figli, elettrodomestici vari ma una dipendenza da comfort, intrattenimento e relax; fuori impazza la pioggia, ogni cosa ti sembra un pericolo, ti copri la testa e dormi profumatamente… e’ sempre piu’ comune uno stile di vita quotidiana che ha la residenza e l’abitare come suo fulcro.

Gli spazi architettonici integrati che hanno la residenza abitativa come proprio centro, mettono la “casa” nel cuore degli schemi psicologici dell’uomo, un modo di vita quotidiana che ha la residenza e l’abitare come fulcro: poter creare questa trinita’, cioe’ riorganizzare lo spazio metropolitano di Shanghai o, detto in un altro modo, la produzione della spazialita’ dell’ideologia dominante, e’ davvero un risultato importante.

Ma questo risultato, questo successo, puo’ continuare? Stando solo all’oggi,  i nuovi spazi di questa trinita’ o l’infiltrazione dell’ideologia dominante in essi, davvero possono efficacemente riflettere, spiegare e assimilare una buona parte dell’esperienza dei cittadini shanghaiesi, ma rispetto all’esperienza della vita quotidiana degli altri shanghaiesi (e il numero di questo “altri” si ingrandisce sempre piu’), ruolo ed efficacia di quanto detto sopra sono chiaramente deboli.

La nuova composizione degli spazi di Shanghai fa emergere una chiara e progressiva distanza fra ceti sociali, con la tendenza ad un’ ampia riduzione della complessita’ e ibridita’ di ogni loro parte interna. Come detto sopra, ho passato infanzia e prima giovinezza nella tranquilla zona di Xujiahui, quella zona era coperta da ogni sorta di comprensori occidentali in stile inglese, tedesco, spagnolo e chissa’ che altro stile storpiato nel nome, i cui abitanti per lo piu’ appartenevano al ceto sociale “vecchio” e “nuovo” medio-alto[52], che a voler usare un linguaggio in voga delle pubblicita’ odierne si direbbe una zona “elevata”, “di punta”.

Ma intorno a questa zona in stile “occidentale” c’era tutta una distesa di case ad un piano, una attaccata all’altra, che formavano dei luoghi di residenza di molti del ceto basso. Il padre di un mio compagno di studi, elettricista in proprio che stava all’entrata del vicolo a fianco del mio, addossata al muro costrui’ una stanza in legno che ci sarebbero potute stare solo due persone di traverso, divisa in due piani,invece in tutto ospitava cinque persone. Proprio quelle case in stile occidentale furono assegnate dal governo a non poche famiglie con reditto basso, causando spesso delle controversie fra famiglie ma che diede l’opportunita’ ai figli di queste famiglie di avere un gruppo di coetanei con un retroterra differente. Della classe di quando ero piccolo, oltre quaranta bambini, piu’ o meno la meta’ aveva una provenienza operaia o di lavoratori ortofrutticoli o di riparatori di biciclette, avevano un bell’attegiamento coraggioso, dinamico, litigioso, in classe erano molto vivaci da creare non poche noie ai maestri e agli altri compagni piu’ sereni e bambocci figli di famiglie agiate. Ma, a partire dalla meta’ degli anni ’90, questi luoghi di residenza dei ceti bassi vennero abbattuti, quelle stanze in legno a due piani scomparirono in un batter d’occhi, soprattutto se accerchiate da una folla di nerboruti demolitori con elmetti d’ogni tipo.

Gli abitanti con reddito basso che prima vivevano mischiati  in quelle case in stile occidentale, hanno dovuto quasi tutti trasferirsi, le facciate di molte case hanno avuto un restyling e hanno affisso sulla porta la targa di qualche azienda. Dove in passato c’erano quelle case a un piano che davano sulla strada, adesso si ergono palazzi di appartamenti di lusso, con prezzi basati sul dollaro e con mamme bionde dagli occhi chiari che spingendo il passeggino escono serafiche dal portone[53].

In moltissime zone di questa citta’ si sono verificati o si stanno verificando cambiamenti simili a quelli avvenuti vicino a casa mia. Non soltanto una progressiva distanza fisica fra ceti sociali differenti, ma le strade che stanno in mezzo a questi spazi abitativi sono sempre piu’ marcatamente divisorie. Ogni zona residenziale costruita di recente, ha alzato un proprio muro di cinta, in alcune trovi scavato attorno un canale, certo che cosi’ dara’ alla zona un bel nome di ruscello. Piu’ si tratta di zone costose e piu’ sono apertamente separate dall’ambiente circostante, con le videocamere istallate sui muri e soprattutto con giovani vigilanti che controllano all’entrata qualunque persona non gli sia familiare. Escluse alcune vecchie zone, i ragazzini non possono piu’ godere la gioia di attraversare e infilarsi in vicoli e zone abitative senza incontrare limiti e divisioni.

Uno dei luoghi della metropoli consiste nel poter offrire alternative varie e di qualita’ a gran parte della vita degli abitanti. Da questo punto di vista, la riorganizzazione degli spazi della citta’ negli ultimi quindici anni per un verso ha reso possibile ad una parte degli shanghaiesi (ed ai “nuovi shanghaiesi”[54]) di godersi felicemente la vita metropolitana, per un altro verso ha mandato fuori dalla citta’ un’altra parte. In centro citta’ compri o affitti un appartamento oppure, piu’ caro, una vecchia casetta occidentale nelle ex concessioni, effettivamente li’ c’e’ proprio tutto, soltanto per un dolcetto al sesamo trovi la scelta di diverse caffetterie o panetterie. Cinema, teatri, librerie, sale da concerto, negozi di dvd veri o falsi… tutto cio’ che vuoi e’ a portata di mano. Esagerando un po’, tutta la citta’ e’ divenuta una parte della nuova casa, oppure della zona residenziale dove si trova la nuova casa. Ma se te ne vai nella parte dei due lati dell’anello centrale che circonda il centro, la situazione e’ ben diversa. La superficie della casa e’ piu’ grande, la casa e’ nuova, devi spendere non poco per rifinirla, rispetto a prima e’ certo piu’ pulito e luminoso, ma fuori casa che cosa trovi? Inutile dire che sei lontano dal lavoro, fare la spesa, andare dal medico, portare il figlio a scuola e’ tutto molto piu’ pesante. Prima andavi a cena e ti trovavi subito in via Nanjing, ora dove te ne vai? Prima, a un paio di vicoli trovavi un rinomato venditore di baozi, ci andavi con calma, tornavi a casa e i baozi ancora erano ben caldi, ma ora al supermercato ci compri quelli surgelati, gia’ confezionati, non buoni da mangiare e poco economici. Prima, a due passi da casa, vedevi i vicini che conoscevi, inservienti e impiegati dei negozi che conoscevi, salutavi le persone in strada, scambiavi tranquillamente due chiacchiere, in confidenza, ora nel nuovo posto mura circondano le strade con molti palazzi, di cui alcuni vuoti, la sera luci di case accese, ognuno chiuso dentro che anche dopo averci vissuto per qualche anno ti ci senti estraneo. Il consumo culturale? Ancora peggio, vai a vedere un film al cinema in centro e il tempo per andare e tornare e’ gia’ di due ore! Il parcheggio e’ cosi’ caro che a questo punto e’ meglio starsene a casa a vedere un dvd. Ma i dvd di qui hanno pochi generi e una scarsa qualita’. Le merci degli ipermercati sono uniformi, attorno alle strade c’e’ polvere da tutte le parti.

Rispetto alla vita di un borgo urbano, che differenza c’e’? Negli ultimi quindici anni, circa due milioni di persone si sono trasferite dal centro alle zone periferiche[55]. La collocazione della “periferia” cambia continuamente senso: dieci anni fa, stare a cinque chilometri dall’anello interno, era gia’ considerato “periferia”, adesso la distanza e’ raddoppiata[56]. Se le condizioni di vita di queste nuove zone periferiche non potranno essere migliorate[57] nel breve tempo, allora molti shanghaiesi scopriranno presto che fra loro e la citta’ non c’e’ piu’ nessun tipo di relazione.

Ovvio che dal punto di vista di molti cittadini di Shanghai, poter godere pienamente delle facilitazioni della vita di una grande citta’, e’ una questione che va oltre il proprio orizzonte. Cio’ che sono costretti a risolvere infatti, e’ il seguente problema: comprare un appartamento che si addica alle proprie risorse, nonostante il buio e la mancanza di un buon venditore di baozi. Negli ultimi quindici anni il prezzo delle case e’ aumentato continuamente, il ceto sociale con un reddito basso anche stringendo ancora di piu’ la cinghia non riesce a stare dietro a questa crescita. Nel 2002, ricordo che il giorno dopo che a Shanghai fu assegnata l’esposizione universale del 2010, ho chiesto ad un tassista davanti all’entrata dell’universita’: “ hai sentito la notizia di ieri sera?” e lui : “ il prezzo delle case aumenta ancora, e ancora di piu’ e’ impossibile comprarsela una casa…”. Non importa se il calcolo viene fatto in base alla proporzione fra il prezzo medio delle case e le entrate medie di una famiglia oppure fra il prezzo delle case e i beni di prima necessita’, in ogni caso ora il costo delle case di Shanghai supera di gran lunga la capacita’ media dei cittadini di sostenerlo. Ma, viste le concezioni, le istituzioni e gli interessi[58], se si volesse controllare il prezzo delle case stabilizzandolo ad un livello adatto, sarebbe molto difficile. Le misure governative per la costruzione di case “economicamente abbordabili” e quelle per l’ “affitto basso”[59]sono gia’ state adottate dalla pianificazione nazionale e dal governo municipale di Shanghai, cifre e dati sono stati gia’ diffusi pubblicamente. Ma tale pianificazione e’ stata fatta troppo tardi, una goccia nel mare, nel breve tempo senza risultati, gli elementi positivi che si aggiungeranno non saranno rilevanti[60] ; se si volessero risolvere le problematiche dei ceti sociali con un basso reddito attraverso questa pianificazione, almeno per l’immediato futuro, cio’ non sarebbe possibile. Questo significa che, nel futuro che possiamo prevedere, ci sara’ comunque una parte di cittadini con difficolta’ abitative, che riterranno i prezzi delle case troppo alti, completamente fuori dalla loro portata. In base alle condizioni odierne, questa parte di cittadini tendera’ a crescere progressivamente[61]. In questa citta’, quasi tutti sono insoddisfatti dei prezzi delle case[62], ma l’insoddisfazione di una parte di essi e’ particolarmente forte.

Uno degli oppositori piu’ forti dell’ideologia dominante, e’ la realta’ della vita,  l’esperienza della vita della realta’ dell’uomo. I cambiamenti spaziali degli ultimi quindici anni di Shanghai, hanno fatto emergere sempre piu’ chiaramente le caratteristiche dell’ideologia cosi’da incontrare senza dubbio una forte resistenza nella vita quotidiana dei cittadini. Resistenza che oggi ha solo espressioni umorali confuse, alcune sono rimostranze basate su fatti concreti, alcune sono critiche in rete che possono essere considerate come molto intense, oppure riferimenti indiretti in televisione, abbastanza vaghi. Ma questa resistenza ha tutta la possibilita’ di trasformarsi completamente, dai pochi che si costruiscono collettivamente la casa[63] e da quelli che rifiutano di comprarla fino a chi fugge dalla citta’.  Cosi’, questa resistenza non verra’ solo da gruppi disagiati di arrabbiati o esclusi dal mercato delle residenze abitative, ma potra’ anche venire da gruppi che, adesso in segreto, ritengono di aver avuto poco. Proprio come un cavallo a briglia sciolta, la ricomposizione degli spazi di Shanghai ha invaso ogni strada ed e’ gia’ quasi arrivata ad uno stadio abbastanza critico. Tutte le forze che da cio’ ne hanno tratto beneficio proveranno senza freni a incitare questo cavallo a proseguire, ma a galoppare ancora cosi’, sara’ facile che tutto cio’ che nella corsa e’ stato calpestato perche’ poteva esserele di ostacolo, potra’ far scivolare il cavallo azzoppandolo. Appena la prolungata e veloce crescita economica subira’ un arresto, verranno all’aperto tutti i grandi pericoli in agguato che la riorganizzazione degli spazi urbani degli ultimi anni ha generato per l’economia; appena il peso della realta’ dara’ finalmente alle persone una spinta a comprendere che il centro dello spazio vitale non e’ soltanto “abitare una casa” e che la vita fin dall’inizio e’ decisa da se’ stessi al di fuori dalle zone residenziali; appena si intensificheranno le turbolenze sociali ed economiche insieme a questa consapevolezza aperta, manifesta, questa citta’ sara’ ancora cosi’ arrendevole come adesso?

Chongming, Dicembre 2006

Trad. Shangu

Quest’opera è stata rilasciata sotto la licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/

Note:

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commenti
  1. […] che segue il saggio, di un’ intervista fatta all’autore quasi dieci anni dopo.  Shanghai, ancora una volta, al centro di questo saggio espone i processi che dai primi anni ’90 […]

  2. […] contiene l’Indice, la Prefazione di Wang Xiaoming, L’ideologia urbana e i costruttori di città di Pun Ngai e Lu […]