Pluralizzazione dei canali e fonti di informazione Xin Mei Si Zhi

Pubblicato: aprile 9, 2010 in My Better City
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心每思之  原文

Sono tre le forze che detengono in societa’ il potere del discorso: governo, media e specialisti. In questo tema del forum  trattiamo “le fonti dell’informazione e la pluralizzazione dei canali di comunicazione”, nonostante l’ampiezza e ricchezza del tema che va dalla comunicazione governativa ai media pubblici, all’educazione nelle scuole, all’editoria, le librerie e le biblioteche cittadine etc etc, possiamo pero’ cercare di riassumere  cio’ che si chiama “pluralizzazione” e che rimane all’interno delle tre forze sopra citate. I tre articoli che affrontano da tre prospettive diverse il tema, dividendolo in istruzione, media, editoria, anche se tengono come centrale la questione della “pluralizzazione” , arrivano tutti e tre a trattare di “autonomia” e “indipendenza”.

La citta’ di oggi e’ certamente uno spazio che esplode la comunicazione, l’ambiente e’ saturo di musica, immagini, parole, cio’ che si chiama “informazione” e che ci sovrasta. Ma questa pluralizzazione in realta’ si esprime nella quantita’, se andiamo a vedere la qualita’ dietro i canali di comunicazione e la quantita’ di informazione, se vediamo chi le produce e il modo con cui vengono prodotte, ci imbattiamo allora nella questione dell’autonomia e dell’indipendenza.

Riflettendo ancora meglio, tutti possiamo capire che dire “senza autonomia” e “senza indipendenza” e’ piu’ chiaro che dire “indipendenza” e “autonomia”. Dietro la pluralizzazione dell’informazione dell’editoria, dei media, dell’educazione etc etc vi e’ una forza stabile che e’ quella del capitale e della logica mercantile. Organizzazioni che dovrebbero differire dall’industria e che dovrebbero espandersi al di fuori dello spazio del mercato, non solo non fanno da contrappeso alla societa’ delle merci, non si assumono la responsabilita’ di rafforzare una coscienza resistenziale nella popolazione, ma fanno tutto il contrario, diventano il braccio dell’espansione illimitata del mercato, l’informazione che producono evolve verso una prosperita’ quantitativa delle istituzioni del mercato.
In questo senso, una citta’, un paese che voglia cercare una vera pluralizzazione dell’informazione e dei canali di comunicazione, deve innanzitutto lottare per spazi di indipendenza e autonomia, solo su queste basi infatti si da’ una produzione culturale e fonti di informazione che differiscono dalla logica di mercato, solo cosi’ la quantita’ della pluralizzazione puo’ avere effficacia e valorizzarsi nella societa’.

In questi ultimi anni, la forza della rete ha fatto si’ che sempre piu’ persone comuni abbiano potuto dire la propria, ottenere l’attenzione nella pubblica discussione formando cosi’ quella che si dice opinione pubblica, fuori dall’autorevolezza del discorso di cui abbiamo parlato sopra. La rete e’ pero’ anche un fenomeno che mescola alto e basso, non importa che venga controllata per informazioni false, violente, pornografiche oppure per motivi politici, si e’ che il governo sempre di piu’ e con forza penetra nella gestione e nella censura dell’informazione in rete. In una situazione caratterizzata da crisi economico-politica e da motli problemi sociali, l’evoluzione dei rapporti fra governo e netizens va verso un conflitto degli spazi della rete. Su questo argomento e’ un peccato che i tre articoli a seguire non ne facciano menzione, speriamo lo faccia il dibattito che ne seguira’.

Traduciamo qui solo il primo intervento riguardante l’istruzione. Quello relativo all’editoria (in particolare il rapporto fra editoria e mercato, chiusura delle librerie e urbanizzazione) e quello relativo ai media (in particolare alla stampa, con il caso ricontestualizzato della famosa “censura” dell’intervista a Obama del novembre 2009 subita dall’influente Nanfang Zhoumo, che lascio’ mezza pagina bianca a denunciare la censura salvo metterci il proprio logo e slogan come campagna pubblicitaria e di mercato) rispettivamente li trovate qui e qua

Autonomia e “urbanizzazione” nel contesto della scuola

Xin Mei Si Zhi

A parlare oggi dei problemi dell’istruzione, moltissime persone proveranno una profonda inquietudine e anche una sacrosanta indignazione, infatti per l’istruzione siamo in ultima analisi ancora alla mercantilizzazione, all’industrializzazione e a tutti i suoi pessimi risultati derivati. Il punto di partenza non e’ solo dibattere dell’autonomia dell’istruzione ma anche di tutte le difficolta’ ad essa legate che dobbiamo affrontare.

Per riflettere su cosa sia l’autonomia nell’istruzione, dobbiamo innanzitutto guardare chiaramente quali sono gli elementi dominanti nel mondo dell’istruzione. Nella lunga fase di piu’ di dieci anni dell’istruzione di base, il Gaokao ( qui , fra i pochi link che non sono interessati, in un modo o nell’altro, alla grande truffa dell’istruzione made in italy&china) e’ il termine, quell’esame decisivo che domina la vita, la selezione degli studenti avviene tramite questo esame e i punteggi ottenuti dividono il posto delle scuole, il livello dei docenti, le capacita’ degli studenti. Il punteggio determina il destino, tutti i temi che non hanno a che vedere con il contenuto dell’esame, non importa quanto contribuiscano all’educazione, diventano inutili per studenti, docenti, familiari e amici. Dopo aver passato il ponte sospeso del Gaokao, molte famiglie con gioia finalmente possono andare alla ricerca del luogo che prendera’ le loro tasse universitarie, molte famiglie con agoscia vanno chissa’ dove per trovare i soldi per pagare le tasse universitarie. Dopo l’industrializzazione dell’istruzione, per i cinesi, fare l’universita’ significa consumare o investire, la conoscenza e’ una merce, i professori sono rivenditori di conoscenza, gli studenti divengono gli dei del consumo, il percorso successivo alla laurea decide la norma di questo consumo di massa, tutto cio’ che non ha relazione con il lavoro, semplicemente non deve riguardarli.

In molti anni di diffusione estrema della mercantilizzazione dell’istruzione, il sistema degli esami e’ stato assorbito in realta’ nella catena industriale, ne e’ divenuto un anello. Tutto il sistema dell’istruzione, scuole comprese, non mettono affatto i loro sforzi principali per la riflessione, l’innovazione e l’ampliamento degli spazi di autonomia dell’educazione. Proprio al contrario,  in questa fase in cui esplode il processo di urbanizzazione in Cina, le scuole, fin dalle elementari, seguono questo processo. Negli ultimi dieci anni ogni scuola di ogni luogo e livello ha ricostruito o rinnovato le proprie strutture, ha allargato la priopria superficie, riammodernato le attrezzature scolastiche etc etc. L’organigramma interno della scuola anche viene riformato, lo stipendio viene modificato con ogni mezzo possibile con il risultato di aumentare la competizione e rafforzare le disparita’ fra docenti. Cosi’ anche per i libri di testo, che devono seguire e rappresentare i cambiamenti della societa’. La scuola diventa una citta’ in miniatura, un ri-prodotto della societa’. L’esempio piu’ recente e lampante sono la costruzione in ogni dove di “citta’ universitarie”, l’universita’ non e’ piu’ la scuola fisicamente intesa, ma una citta’, che viene messa in periferia ed estende cosi’ la citta’ vera e propria.
Nell’affrontare questo fenomeno in cui l’urbanizzazione affianca ed e’ affiancata dalla scuola e nel ripensare all’autonomia nell’istruzione, credo che essa non consista solo nella possibilita’ di fare o no la lezione di musica e arte, se vi siano o no attivita’ extrascolastiche complete, se gli studenti vengano o no stimolati e fino a che punto alla creativita’. Dopo il pieno sviluppo dell’urbanizzazione, tutti questi elementi diventano come una etichetta di prezzo che viene messa a stabilire la differenza fra scuola e scuola. Infatti, per i ragazzi la cui famiglia dispone di soldi, l’autonomia non e’ un problema, frequentano le migliori scuole, invitano i migliori docenti, studiano l’arte piu’ raffinata; e se proprio non va bene, si vanno a godere l’autonomia emigrando all’estero per studio. Ma se riflettiamo sull’autonomia dal punto di vista dell’istruzione di massa, allora questa autonomia va rapportata alla gente comune, la cui richiesta e’ poter avere spazi educativi dove esperirla l’ autonomia. L’istruzione obbligatoria precede solo formalmente l’uguaglianza, e’ un’opportunita’ che pero’ non rappresenta una uguaglianza caratterizzata dall’autonomia, dobbiamo quindi approfondire come legare uguaglianza e autonomia.

Cos’e’ dopotutto l’autonomia nell’istruzione? Cosa sarebbe l’autonomia dentro un’idea di uguaglianza? Rispondere e’ difficile, oggi che abbiamo gia’ perso molta autonomia e che difettiamo anche nell’immaginarla. Cito qui uno scritto di un autore di Taiwan, Chen Yingzhen, “Padre”, dove c’e’ una storia relativa all’autonomia dell’istruzione. La Taiwan degli anni ’60-’70 era molto simile alla Cina continentale attuale, con un sistema di competizione caratterizzante la carriera scolastica con classi che sarebbero andate avanti e classi di alunni che non avrebbero continuato gli studi. Vediamo cosa pensa il padre dell’autore, preside della scuola elementare di un piccolo borgo, in merito all’autonomia e all’uguaglianza:” da padre che da piccolo era stato povero e aveva provato profondamente l’amarezza dell’abbandono degli studi, anche senza la forza di poter ribaltare la societa’ col suo sistema basato sulla divisione, chiedeva ai maestri che, sebbene vi fosse la classe che avrebbe proseguito e qualla che avrebbe abbandonato gli studi, chiedeva ai maestri di trattare gli studenti da un punto di vista dell’uguagliaza sia nella teoria sia nella pratica. Chiese, mio padre, agli insegnanti della classe che avrebbe continuato negli studi, di trattare gli altri nello stesso modo, con la stessa cura. Di insegnare l’abaco, la contabilita’ per un futuro impiego, e anche il metodo per usare il dizionario e gli altri strumenti di base affinche’ in futuro questi avessero potuto continuare da soli”. Questa storiella e’ piccolina, ma e’ utile per evitare di essere troppo prolissi. L’istruzione e’ innanzitutto dignita’, sulla base di essa vi e’ l’uguaglianza e solo cosi’ emerge l’autonomia. Gli studenti che non avrebbero continuato sapevano di non essere esclusi.
Negli ultimi anni, l’occupazione  e’ un problema serio nella societa’, il fenomeno dei laureati che vanno a comporre la schiera delle “formiche” negli interstizi o nei margini della metropoli e’ argomento caldo del 2009. Dallo studio che cambia la vita allo studio che sfianca, laureato e subito disoccupato e’ un’espressione che spiega bene il fallimento del mercato. L’istruzione e’ merce di scambio, la scuola diventa mercato, tutto segue la logica del successo, dopo l’uguaglianza da un punto di vista dell’economia politica e l’istruzione dopo la perdita dello spazio di autonomia, il laureato esce dalla scuola e affronta la perdita di autonomia della vita futura. Perche’ non gliel’hanno spiegato e insegnato cosa sia l’uguaglianza e l’autonomia. Oggi l’istruzione deve ripensare la propria personale sconfitta, ripensare l’intero assetto sociale, liberarsi di quella logica che presiede anche all’urbanizzazione, sconfiggere il percorso del successo a tutti i costi, stare insieme alla maggior parte delle persone e non alle elite, non limitarsi solo a insegnare per l’esame e per far soldi, istruire in modo uniforme a guardare verso “occidente” cioe’ alla logica elitaria euro-americana nella societa’, non sfornare generazioni che hanno gia’ in partenza perso la propria autonomia.

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