Se e’ better per tutti, allora va bene davvero Sun Xiaozhong

Pubblicato: aprile 3, 2010 in My Better City
Tag:, , , , , , , , , , , ,

孙晓忠  原文

Spesso abbiamo la parola “cultura” sulla bocca. Ma precisamente, cos’e’ la cultura? Di sicuro non ce la caviamo con un paio di frasi, centinaia sono le definizioni di cultura date in tutto il mondo, cosi’ come gli studiosi che la analizzano. Cultura per le aziende, discipline culturali per le universita’: abbagliante. Ma l’unico standard che abbiamo per la cultura e’ che ci sono posizioni diversissime, si litiga continuamente. Cio’ significa che una spiegazione di cosa sia “cultura” non c’e’, il concetto di cultura e’ ancora indistinto; parlare di quella urbana e’ dunque ancora piu’ difficile.

Quale tipo di citta’ puo’ dire di avere cultura? La domanda e’ impossibile, piu’ difficile ancora che dire quale di tipo di citta’ non la possegga. La teoria scolorisce, e noi oggi e’ bene che evitiamo un atteggiamento accademico, parliamo quindi di cosa sia cultura nel mondo della vita. Per chiarire tale questione, non possiamo evitare un parallelo, provare a considerare la citta’ come una persona, quindi vedere se e come una persona abbia cultura. Dopo possiamo tornare a vedere il rapporto fra cultura e citta’. Questo paragone e’ possibile perche’ e’ collegato alla citta’, non  discutiamo infatti spesso del “carattere” della citta’ o del suo “spirito”? Vedere la citta’ come una persona significa anche affrontarne la situazione “spirituale” e “caratteriale”. Ancora, come costruire una citta’ e’ una questione simile a come  una persona e’. Le persone hanno tantissimi atteggiamenti, tantissimi modi di vivere, cosi’ la citta’. Nella citta’ ci sono trame di piccole citta’, fra le persone ci sono piccole perle; la citta’ ha metropoli sconfinate, fra le persone ci sono “superuomini” e “superdonne”; il parallelo citta’/persona puo’ reggere.

Ma che tipo di persona ha cultura? Ancora una domanda complessa. E’ l’erudizione di un curriculum studiorum alto? E’ una condotta elegante tipo entrare e uscire dalle sale dei concerti? Sono i capelli lunghi dell’artista d’avanguardia? E’ lo scrittore solitario che se ne sta sui libri? Certo, dal punto di vista materiale e spirituale queste persone, e’ comprensibilissimo, sono “educate”, ma sono troppo lontani rispetto a cio’ che intendo come “avere cultura”, sono troppo in la’. Cio’ che intendo o cio’ che riconosco per “avere cultura”, ha certamente a che fare con i modi di vita, ma non la vita interiore di una persona singola, indipendente; io credo che, magari in modo un po’ estremo, una societa’ non abbia piu’ “possibilita’” e speranze quanto piu’ la sua cultura sia ricca, disuguale e varia. Quindi non penso che un modo di vita ricco, diverso e vario necessariamente rappresenti “avere cultura”. Comprendere la ricchezza della cultura urbana anche non e’ differente, altrimenti avremmo criteri di valutazione diversi si’, ma tutti di uguale valore, e cadremmo in un vacuo relativismo culturale. Cosi’, indubbiamente la cultura e’ indistinta, ma per discuterne ci vuole un criterio. Una buona cultura ha dei criteri di valutazione, non ci si puo’ far guidare da una grande mescolanza indefinita; e se i modi di vita hanno a che fare con la cultura, allora ci saranno anche dei buoni criteri di valutazione per un buon modo di vivere; da un punto di vista individuale si puo’ essere rispettosi dell’ambiente, avere un animo nobile e sensibile, ma cio’ non puo’ divenire un modo di vita di tutti, non ha “possibilita’” di diventare un comportamento e una cultura collettiva. Parlare dei modi di vita, il compito e’ quello di spostare lo sguardo fuori dal singolo, per questo gli antichi ponevano l’accento sulla processualita’ insita nel carattere “cultura” (wenhua); parlare di cultura, l’accento va sulla discussione su quale tipo di vita sia un buon modo di vivere, nel campo della pratica come tale tipo di cultura riesca ad avere una possibilita’ di processualita’ di massa, pubblica, tale che ognuno possa costruire significati nella vita, cio’ che in una terminologia contemporanea sono i valori di base, centrali; bisogna poter disporre di un set di criteri di valutazione per una vita che possa costruire questi significati cosi’ da poter istruire le masse su come vivere.

Penso che la cultura urbana anche non differisca, il nostro motto e’ “ se e’better per tutti, allora va bene davvero”! Se il better di una citta’si fonda su differenze sempre piu’ forti, se la cultura urbana sembra un magnete che attira il ferro delle campagne, allora questa struttura caratterizzata dalla competizione non regge. Per esempio, non si puo’negare che su molti versanti lo sviluppo di Shanghai sia better, ma questo suo better si basa sulla differenza e disuguaglianza rispetto all’interno del paese, anche qui come relazione strutturale. Non possiamo sopportare che la ricchezza di uno derivi dallo sfruttamento di un altro, come non possiamo sopportare l’imperialismo americano sulle colonie del terzo mondo, se lo sviluppo delle citta’ della costa ha come prezzo l’arretratezza di quelle piccole dell’interno del paese e nella poverta’ delle campagne, se la prosperita’ di una citta’deriva da una struttura economica predatoria, allora questo mondo, questo modello di sviluppo basato sull’urbanizzazione ha dei problemi. Il Segretario Generale dell’Assemblea, questa volta, dovra’ dolorosamente decidersi: cambiare il modello di sviluppo delle diverse economie locali del Paese.

Oggi, seguendo le discipline economiche attuali e in voga, il modo di vita e’basato su un attegiamento predatorio o “vittorioso”. Per esempio la questione delle case; non parliamo di palazzinari speculatori, ma solo degli affitti, con padroni di casa di mezza eta’che possiedono oltre due case e spesso li vedi andare in giro col loro mazzo pieno di chiavi di diversi appartamenti, girano attraverso i vicoli, oggi giocano a majang, domani a carte. Con un po’piu’di cultura, cantano le arie dell’opera, ascoltano monologhi teatrali spriritosi. E seguendo l’andamento dei prezzi, si alzano le proprie entrate sulla pelle di chi lavora e sta nel loro affitto. Certo che non critico il giocare a majang oppure ascoltare l’opera come cose che non “hanno cultura”, ma metto invece in evidenza come, seguendo i cambiamenti della cultura dominante della societa’e il cambiamento sociale nella visione del lavoro e del modo di vivere, un tipo di vita fatto sullo sfruttamento degli affitti da parte del popolo minuto non ci consente piu’di parlare di ceti bassi ma ci pone la domanda su quale tipo di generazione futura questa cultura e questa vita, questa relazione fra le persone ci dara’come esito di quel carattere processuale che e’la cultura.

Annunci

I commenti sono chiusi.