Non fate i furbi con noi su simboli e semiotiche Mao Jian

Pubblicato: aprile 3, 2010 in My Better City
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毛尖 原文

Nel mio paese, a Ningbo, stanno costruendo una nuova zona, un progetto simile alla zona di Pudong di Shanghai. Poco tempo fa, ho partecipato a un dibattito cittadino organizzato dal governo municipale. Il responsabile del progetto e del paesaggio e’ un famoso progettista di Hong Kong, appena e’ arrivato ha lanciato li’ la questione con parole comuni da strategia iniziale, vale a dire che si e’ messo a chiedere qual e’ la differenza fra le persone di Ningbo di oggi e quelle del passato. Quali sono i simboli di ieri e quali quelli di oggi? Come immaginare i colori della nuova zona?

Forse in questi anni non si osa avere un buona impressione dei progettisti, in particolare c’e’ un delusione profonda per semiologi e comunicatori, e a quella domanda ho risposto impetuosamente al progettista: “La tua domanda e’ inutile. A Parigi serve la sua Torre, a Pechino serve il suo Nido degli uccelli, ma la nuova area di Ningbo non ha nessuna necessita’di simboli, almeno non in questa fase”.

In un gruppo familiare, fra fratelli il grande porta i simboli familiari, il secondo e il terzo possono scegliersi la vita che gli piace, cercarsi il partner che gli piace, insomma vivere la vita che ritengono ideale (Il riferimento e’ a “Famiglia” di Bajin, qui ,per una passeggiata asinologica su Bajin e dintorni qui quo qua). Penso la stessa cosa per la costruzione di una nuova zona urbana,la nuova citta’ e’ fatta per l’abitare delle persone di Ningbo, non solo per quelle di oggi ma anche per quelle del futuro e se dobbiamo ragionare sui simboli, quelli di oggi e quelli del passato, allora la citta’ proibita e’ un simbolo,i Big Boxers (la nuova sede della CCTV a Pechino) anche sono un simbolo: ma questi simboli sono stati progettati per i pechinesi?

La cosa bella e’che Pechino, Shanghai e simili citta’di facciata necessitano di simboli, quindi in questi ultimi anni,anche senza la minima comprensione del contesto cinese, progettisti stranieri hanno ottenuto finanziamenti con estrema facilita’. E’il prezzo delle megalopoli. Puo’allora seguire quel che Bajin ha detto, il primo fratello paga, il secondo e il terzo grazie a cio’possono non adeguarsi. Se gli amministratori e i decisori di grandi, medie e piccole citta’ comprendessero questo punto allora diventerebbe inutile avere nelle nostre zone il centro di Shanghai, il Teatro dell’Opera a forma d’uovo, metropolitane sotterranee laddove non servono, ancora di piu’sarebbe inutile trasformare i “tradizionali” Shikumen shanghaiesi nella zona ricostruita e falsa di Xintiandi, inutile che i moli dei traghetti facciano da nuovo Bund; se la progettazione della citta’ e’ cosi’, lo stesso sara’ per il suo paesaggio. Adesso infatti, la vita imita la progettazione, il design,le citta’ d’acqua del Jiangnan sono state rese come i quadri di Chen Yifei, adornati e fasulli, peccato che la gente di li’ non possa prendere il flautino e andare a suonare sul ponte per la bellezza esotica della progettazione panoramica!

Chi arriva a Ningbo potrebbe dire che ci sono molti ponti, ma io sono cresciuta a fianco di un ponte, non credo quindi che il mio paese abbia troppi ponti. Se i ponti fossero un simbolo di Ningbo, allora bisognerebbe andare nella nuova zona acostruire tanti ponti,cosa che a vedersi da fuori sarebbe profondamente significativa, ma uno che a Ningbo ci vive si chiederebbe a cosa serve:  ora che hai la pancia piena e niente da fare, ti metti a edificare ponti? Non mettetevi a giocherellare a segni, simboli e semiotiche varie con noi, i simboli emergono dalla vita, la progettazione non emerge affatto. Proprio come il Presidente di un paese che viene scelto, e non indicato.

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