Better city better life? (La citta’ rende la vita migliore?) Wang Xiaoming

Pubblicato: marzo 19, 2010 in My Better City
Tag:, , , , , , ,

王晓明,原文

Cio’ che in inglese viene indicato come “city”, in cinese e’ 城市 “cheng shi”. 城 “Cheng”, un muro di cinta ai quattro lati, al centro un grande palazzo dove vive il re, e’ il luogo del potere; 市 “shi”, un pezzo di terra libero dove sono collocate ed esposte merci che vengono da vicino e da lontano, e’ il luogo della compravendita. Con le parole di oggi, la citta’ cos’e’? E’ il luogo dove si concentra il potere e il commercio.

Non e’ solo in Cina che si guarda in questo modo la citta’. La Bibbia fa della citta’ il luogo del peccato, solo i degenerati ci finiscono dentro. Non sembri strano, in ogni epoca fino ad oggi potere e denari hanno attirato molte persone, ma appena queste due cose eccedono e si mescolano, ecco che il “peccato” si moltiplica.  Guardando il quadro “ Sul fiume durante la festa di Qingming”, esclamiamo sicuramente “che prosperita’!”; ma l’altra faccia di questa prosperita’ sta in questo vecchio modo di dire: al mondo vieni per interesse e vai per interesse, e questo andirivieni e’ possibile solo sulle diramazioni o sulla strada ufficiale che porta alla citta’.

Non erano solo gli antichi che cosi’ vedevano la citta’. Sui vocabolari degli studenti di oggi, “citta’” e’ cosi’ definita:  luogo denso di popolazione a sviluppo industriale e commerciale i cui abitanti sono principalmente dediti ad attivita’ non agricole, spesso e’ il centro culturale, economico e politico dei luoghi circostanti”. Anche se vengono elencati molti ambiti, tuttavia basta riflettere un po’ e si comprende come siano ancora due le carattersitiche vere: il commercio e il potere.

Certamente, cio’ che chiamiamo “citta’” non e’ un fenomeno uguale ovunque, vista la varieta’ delle culture, ne’ in ogni tempo, vista la storia del genere umano. Limitiamoci alla contemporaneita’, Cambridge che prende forma con l’universita’ di Harvard (cui dopo si aggiungera’ il M.I.T.) fuori dalla periferia di Boston verso la fine dell’800 e la Cina degli anni ’50 dove nascono tante citta’ industriali sono due cose completamente diverse. Eppure, se si rifacciamo alla definizione di sopra sulla citta’, ci accorgiamo che essa vale a raccogliere anche questi due fenomeni apparentemente lontani fra loro. Guardando cio’ che ci circonda negli ultimi anni, mi sembra che questa definizione abbia addirittura ancora piu’ forza esplicativa.

Per esempio, in Cina ci sono novecento milioni di contadini, eppure tutto  – anche se non buono, tuttavia importante- viene a concentrarsi sempre piu’ in citta’: il potere decisionale politico, i capitali dell’economia, gli apparati culturali, finanche corpi di giovani, acque non torbide, frescura e grandi alberi. Allo stesso modo, l’elezione dei rappresentanti del popolo fatta sulla percentuale della popolazione, solo con quattro villaggi raggiunge la possibilita’ che ha invece la citta’ di avere un rappresentante: regola non equa che inaspettatamente e’ in vigore da diversi decenni. Ho notato in molti luoghi che i funzionari delle comunita’ rurali mettono casa nei distretti metropolitani: fisicamente restano nel villaggio ma hanno ben chiaro che, rispetto al passato, la citta’ e’ sempre piu’ il centro del mondo.

Quanto piu’ la citta’diviene centro tanto piu’il suo interno diviene importante, e non riguardo solo a chi ci vive ma soprattutto alle persone che vivono fuori dalla citta’. Se la vita della citta’ e’sempre peggiore e costringe le persone ad adattarsi a tale situazione, allora questo mondo dominato dalla citta’ e dai suoi “cittadini”, come puo’ essere “better”?

Come e’ possibile che la vita della citta’ diventi davvero migliore? Detto in modo semplice, bisogna rompere quella vecchia definizione data sopra della citta’. Certo che la citta’ ha potere e commercio, ma dovrebbe avere anche altro. Democrazia, non quella che si sbandiera ufficialmente e dunque superficialmente; dovrebbe avere cultura, e non quella che ci metti il marchio sopra e la vendi per un po’di denaro; dovrebbe avere creativita’, non la farsa mainstream, la serialita’ modaiola; dovrebbe avere la forza dell’immaginazione e della riflessione, poter vedere lontano, considerare il mondo e non solo l’ambito metropolitano; dovrebbe avere tranquillita’ e calma, le persone non dovrebbero vivere in una angoscia e durezza sempre maggiori…

E non solo questo “altro”, ma anche un costante ampliamento di queste che si configurano come alterita’ rispetto al tessuto metropolitano contemporaneo. Quando capitale e potere si sentiranno vincolati e non potranno agire per il loro tornaconto, quando la citta’ smettera’ di attirare persone per incarichi ufficiali, cioe’far soldi, allora la citta’ davvero sara’ “better life”. Se cosi’ sara’ e se la citta’ sara’ ancora il centro, allora il genere umano potra’ tranquillamente offrirle il mondo.

In questi ultimi anni ci siamo abituati al motto pubblicitario“better city, better life”. E’ solo una speranza, poiche’ gran parte della realta’ dimostra proprio il contrario: da quando il processo di metropolitanizzazione moderno e’esploso, la vita non e’ affatto diventata “better”. La citta’ e’una seria sfida alla “better life”, se te la vuoi godere questa “better life” devi pagare e sforzarti molto piu’di prima, una lotta continua. Un capo di questa lotta, credo sia comprendere che se in passato la citta’era davvero il mondo del potere e del denaro, da oggi in poi non le sara’piu’ possibile continuare a essere cosi’.

Febbraio 2010, Shanghai.

Annunci

I commenti sono chiusi.