La metropoli e’ solo una“vanity fair”? Wang Xiaoming

Pubblicato: marzo 18, 2010 in My Better City, Shanghai 上海
Tag:, , , , , , , , ,


王晓明 原文

E’ in Cina che si sta diffondendo il piu’ grande processo di urbanizzazione al mondo. Dieci anni fa, nella zona residenziale dell’universita’ dove abitavo, la sera potevo ancora sentire, leggere, le cicale, ma ora tutto intorno c’e un viavai di veicoli, smog, edifici ad uso ufficio, fermate della metropolitana, centri commerciali, alberghi a cinque stelle…. d’un tratto una zona caotica. Sono perplesso: se, come dicono i sostenitori, la maggioranza della popolazione cinese nel prossimo futuro vivra’ nelle citta’, allora questo viavai di veicoli, questi grattacieli saranno la citta’? O vi sara’ una vita metropolitana migliore?

Prima vi dico della zona dove abito. E’ stata pianificata in modo abbastanza soffocante: la distanza fra gli appartamenti e’ poca, le strade sono minute, le scale all’ingresso di ogni unita’ abitativa sono proprio strette, il tetto delle abitazioni e’ basso. Certo che so il motivo di tutto cio’. Il primo dogma dei costruttori e’ quello di vendere il piu’ caro possibile ogni palmo di superficie; distribuire e dividere lo spazio pubblico per ogni persona o famiglia dopotutto non equivale a restringere lo spazio pubblico stesso e costruire cosi’ tante belle case per farci soldi. Proprio questo dogma porta al dispostismo di chi vuole vendere al massimo profitto, che se non puo’ farci dei soldi con quello spazio pubblico (ma in realta’ li puo’ fare comunque, anche se meno di quel che vuole), allora lo restringe, lo accerchia, lo preme. Costruita la casa, i residenti ci si trasferiscono, ed anche i costruttori si trasferiscono, in base al loro dogma continuano a controllare la zona abitativa. Le strade minute di prima, passato qualche anno, diventano la meta’, piene di strisce orizzontali con un numero ecco che si fanno parcheggio per le macchine: perche’ il parcheggio si paga mensilmente. A seguire, anche i pratini ai bordi delle strade vengono tagliati e livellati, se ne fa una distesa di cemento per grandi parcheggi all’aperto a tempo, che ovviamente sono anch’essi a pagamento. Infine, niente piu’ cemento, il guardiano col suo elmetto indica alle macchine di entrare direttamente sul prato, frenare e pagare. Da una decina di anni, e’ cosi’ che la superficie pubblica delle zone abitative si e’ venuta a restringersi. I soldi venuti in cambio di questo restringimento, non si sa dove siano finiti. L’espressione del guardiano col suo elmetto diventa sempre piu’ monotona e professionale: indica dove parcheggiare,scrive il numero di targa, prende i soldi e sbotta: “parcheggiare qui, qui! Aoh! Mica hai ancora pagato!”, sbotto che possiamo cosi’ interpretare: solo se c’e’ una percentuale ci si attiva, solo c’e’ possibilita’ di guadagno si e’ disposti spendere energie. All’entrata delle piccole zone delle comunita’ dei residenti, gia’ da tempo il municipio ha l’abitudine di mettere una targa di bronzo con scritto “zona alberata/zona verde”. Ma invece, i posti verdi della zona sono pieni della fanghiglia disordinata dei penumatici delle automobili, assomigliando cosi’ alla ruggine di quelle targhe all’entrata. Peggio ancora, e’ che le piccole zone delle comunita’ dei residenti non sono piu’ per i pedoni, soprattutto la mattina e la sera, quando le macchine occupano tutti gli spazi con il loro traffico e i pedoni possono solo evitarle, molto piu’ difficile e pesante che camminare lungo via Huaihai, la via del centro sempre affollata; almeno in via Huaihai si e’ pensato a fare il marciapiede! Da queste piccole zone delle comunita’ dei residenti, si possono vedere le problematiche della vita metropolitana, cioe’come possono e devono proporzionarsi le parti economiche e quelle non economiche. Il suolo metropolitano, e’ solo capitale da vendere al piu’ caro prezzo? Lo spazio metropolitano, e’ solo fonte di guadagno? Se non e’ cosi’, allora le parti che non dovrebbero essere in vendita o che non devono esserlo, quali sono? E come si relazionano con quelle che sono fonte di guadagno? Detto in modo ancora piu’ampio, oltre al lavoro, per i cittadini di importante c’e’ solo il consumo? E chi non puo’ consumare? Quando si pianifica la citta’, come si possono soddisfare le esigenze non economiche dei cittadini? Ma qual e’ il vantaggio delle metropoli moderne? Tantissime persone nate e cresciute in citta’ non riescono a lasciarla, tantissimi nati e cresciuti in campagna, devono lasciarla per la citta’: ma perche’? Oltre all’opportunita’ di far soldi e fare carriera come funzionario (che poi, fare il funzionario significa, oggi, esattamente fare soldi) cosa offre la citta’alle persone? Cosa dovrebbe offrire? Un romanziere inglese, W.M.Thackeray, ha scritto un romanzo chiamato “Vanity Fair”. Ma non e’ che la nostra citta’ e’ solo una Vanity Fair?

Nella Shanghai odierna, situazioni come quella dove abito sono comuni. Il dominio dogmatico dei costruttori non si limita pero’ solo alle piccole zone delle comunita’ dei residenti. Appena parli della pianificazione urbana di Shanghai, ci sono solo alcuni “centri”, e tutti sono relativi alla sfera economica; il fiume Suzhou ha smesso di esalare cattivi odori, e’ tornato un po’ pulito, palazzi a forma di bara s’affollano ai lati del fiume, bara dopo bara sempre piu’ vicino alla riva; i ripetuti tantativi di controllare i prezzi delle case da parte del governo vengono inaspettatamente raggirati dai “re del suolo”, cosa che rende increduli; arriva il capodanno, sui giornali si riporta di frotte di cittadini che s’affollano nei centri commerciali: “shopping fino all’alba!”. Passa la festa e le aziende di stato, in monopolio, finanziate con le tasse, alzano i prezzi: “ ora c’e’ l’economia di mercato, le aziende non possono andare in perdita…” e cose simili; in verita’, tutto mi riporta e si collega ai mutamenti dello spazio della zona dove abito e all’espressione monotona e professionale di quei guardiani dei parcheggi. Certo, una citta’ grande come Shanghai non puo’ divenire esclusivo dominio della dogmatica dei costruttori. Per ora e’ cosi’, ma una tale situazione non potra’ durare a lungo. Forse perche’ uno ci nasce e ci e’ legato, ma penso che Shanghai abbia la forza di fare di se stessa quel che una persona farebbe per se. La citta’e’ abitata dagli uomini e se questi non vogliono limitarsi ad essere animali economici, la citta’ non potra’ ancora a lungo fare autoironia su se stessa considerandosi come “fiera della vanita’”. Pero’, se non e’ una fiera della vanita’, allora come e cosa dovrebbe essere? Continuo ancora con l’esempio della mia piccola zona delle comunita’ dei residenti. Intanto un po’ di chiarezza sui conti, i soldi arrivati in cambio del restringimento degli spazi pubblici: come vengono usati, quanti ne restano tutto deve essere pubblico e trasparente. Se vengono usati male bisogna reclamarli; chi se ne appropria inedebitamente deve essere punito. Cio’ che e’ pubblico non e’ affatto un luogo senza padroni, una gran parte di questi sono imprenditori che separatamente hanno preso a comprare, ma come si puo’ affidare agli amministratori delle proprieta’ la pianificazione e la divisione del suolo, l’affitto e la riscossione? Questi ammministratori della proprieta’sono, ed e’ scritto nero su bianco, servitori scelti degli abitanti! Com’e’ che e’ diventato il contrario, proprio come quel serial televisivo Home Alone, con gli amministratori della proprieta’ come terribili servi a disporre dei bambini lasciati da soli in casa.

Forse questi amministratori della proprieta’,offesi, protesteranno cosi’: Dov’e’ che siamo stati arbitrari? Divisione del suolo e del verde e’ tutto approvato dalla Commissione dei proprietari di casa!”; se cosi’ fosse, significa che la Commissione non fa il proprio dovere e che allora tutta la comunita’ dovrebbe poter scegliere, e si’ che avrebbe interesse e capacita’ a trovare i propri rappresentanti. Forse questi amministratori della proprieta’potrebbero sorridere spocchiosamente: “Servire? Barzellette! Fuori dal mondo! Ma quale nero su bianco!” ed arriviamo alla frode e alle intimidazioni. La ragione e’ ben semplice: se il nero su bianco e’ carta straccia, allora la zona abitativa, la comunita’ diventa una giungla; eppure le persone non possono tornare completamente allo stato selvaggio, e’ vero che il verde e’ stato devastato, ma i prati e gli alberi rimasti ancora ci sono e soprattutto sono una realta’ potenziale ben piu’ forte della realta’ stessa. La mia richiesta di fare i conti in modo pubblico, non e’ solo per il verde che e’ stato svenduto, ma e’ per quelle aree verdi che, anche se tutto si fa sempre piu’ caotico, comunque continuano a fiorire in stagione e offrire vita agli abitanti. Certo, fare i conti e’ principalmente legato allla proprieta’ privata, ma le necessita’ degli abitanti non stanno veramente qui. Una zona che si adatti agli abitanti dovrebbe avere l’aria respirabile, rumori lontani, un senso di tranquillita’ e calma; dovrebbe avere spazi aperti, dove i bambini possono giocare liberamente senza la preoccupazione dei genitori per le macchine, cosi’ anche spazi pedonali larghi dove tutti possano passeggiare a piacere e incontrare i propri vicini e magari farci due chiacchiere senza dover saltare di qui e di li perche’ ha le macchine alle calcagna; non dovrebbe esserci necessita’ di grate e inferriate ai piani bassi, si dovrebbe poter stare in balcone ad osservare il verde e le stagioni immersi nel profumo dei fiori; fra i vicini e i condomini relazioni benevole, animali domestici che possano anche stare in mezzo alla strada sonnecchiando…….. questo dover essere, si puo’ espandere ancora, ma sempre si lega a diritti e responsabilita’delle persone, comunque si tratta di cose al minimo non meno importanti dei diritti di proprieta’.
Per questo riportare veramente il verde nella comunita’ abitativa e’ importante, non il guadagno come obiettivo della vita della comunita’, tantomeno i soldi devono essere il primo obiettivo degli amministratori della proprieta’ della zona. Bisogna ampliare i servizi della zona: sale lettura, attrezzature per lo sport, raccolta differenziata della spazzatura; cosi’ anche uno sviluppo e un impulso maggiore per la vita comune: assemblee degli abitanti, elezioni collettive, avvisi pubblici, scambio di consigli e informazioni. Quando queste cose non saranno mera formalita’, quando anche l’abitante con la casa piu’ piccola e condizioni basse sara’ sicuro di essere ascoltato e accettato da tutti, allora avremo una normale fiducia e benevolenza nella comunita’ di zona: cosi’ la zona sara’ veramente la propria casa ( frase ufficiale molto diffusa nelle zone abitative, in particolare “la piccola zona della comunita’ dei residenti e’ la tua casa, ognuno ne e’ responsabile).

Sottolineo una cosa: questi non sono idealismi, molto e’ gia’ realta’. Dove abito, almeno a Ottobre di quest’anno, c’e’profumo di fiori; ogni mattina, sotto un albero li vedo i gatti panciuti accanto alle loro ciotole e da fuori le finestre si vedono persone rassettare e pulire con le loro scope, a volte anche fuori da casa…. insomma, non si tratta di chiacchiere vuote e idee per aria, bensi’ di realta’ radicate, che bisogna sforzarsi ad allargare cosi’ come bisogna restringere quell’altra parte di realta’, quella del guadagno e della privatizzazione. Arrivati qui, le possibilita’ e le speranze della nostra vita, cosi’ come i loro opposti, stanno proprio in mezzo alla realta’ che viviamo, dobbiamo sapere come entrarci, come darle forza. La comunita’ non e’ solo una comunita’ abitativa, fuori c’e’ la strada, cio’ che accade dentro le piccole zone delle comunita’ dei residenti attraversa tutta la citta’. A volte non puoi fare a meno che tornartene, che’ fuori c’e’ troppa polvere, meglio inizare a pulire dal proprio piccolo. Pero’, lo sappiamo bene che sporcizia, disordine, carenze varie, vengono per lo piu’da fuori. Quindi va bene “iniziare dal proprio piccolo” (altra frase ufficiale usata per innalzare l’educazione e la coscienza civica dei cittadini), ma sempre con uno sguardo che vada lontano, oltre il proprio piccolo; quando ci opponiamo nella zona alla dogmatica dei costruttori, dobbiamo avere chiaro che l’ultimo referente e obiettivo e’ la citta’ intera, e’ la versione ampia e allargata di questa dogmatica che bisogna rompere, cioe’ il dominio e la tirannia che hanno sulla vita dei cittadini e sulla pianificazione urbana. Addolorati per la devastazione del verde che avevamo vicino la porta di casa, arrabbiati per il trasferimento forzato o la chiusura di una qualsiasi libreria in via Nanchino, quando vediamo una vicina che pulisce le scale, riempiamo il secchio d’acqua anche noi e diamo una mano, se vediamo, come capitano, soprusi e truffe per strada, non stiamo ad esitare e apriamo bocca…. insomma e’ quando tutti questi sentimenti diventano collettivi e si stimolano a vicenda e quando questo sentimento collettivo unisce e spinge moltissimi cittadini a prendere posizione e farlo in modo autentico, diretto e franco, ecco che il “better” della citta’ – e usiamo la parola inglese del motto dell’Expo- non sembrera’ poi cosi’ lontano.

Febbraio 2010, Shanghai

I commenti sono chiusi.